Veterinari che devono uccidere greyhound…la storia di uno di loro
Proponiamo la traduzione del post “Vet that are expected to kill greyhounds. one vets’ story…..” pubblicato da Greyhound Racing – Don’t Bet On It. Questa è la storia del Dr. Edward Bassingthwaighte della Clinica Veterinaria di Healing, con sede nel nord del NSW. “E ‘ meraviglioso vedere sempre più veterinari che fanno sentire la propria voce contro […]
Proponiamo la traduzione del post “Vet that are expected to kill greyhounds. one vets’ story…..” pubblicato da Greyhound Racing – Don’t Bet On It.
Questa è la storia del Dr. Edward Bassingthwaighte della Clinica Veterinaria di Healing, con sede nel nord del NSW.
“E ‘ meraviglioso vedere sempre più veterinari che fanno sentire la propria voce contro la pratica di uccidere greyhounds giovani e sani scartati dall’industria delle corse.
Uno dei ” lavori “che mi era richiesto fare quando lavoravo a Townsville anni fa, ben prima che iniziassi a lavorare in proprio, era più che difficile. Era straziante. Era triste, e al tempo sembrava al di là del mio controllo. A Townsville, le cliniche veterinarie non facevano pagare nulla per l’eutanasia. E questo faceva parte del mio lavoro, i proprietari della clinica mi richiedevano di farlo come parte dei miei doveri.
Ogni tanto un addestratore portava un greyhound che era o troppo lento, o forse aveva avuto un infortunio per cui non avrebbe potuto correre di nuovo. Arrivavano con addosso abiti vecchi e sporchi, spesso con la barba grigia incolta, con i greyhounds che passeggiavano al loro fianco con occhi fiduciosi.
“Puoi metterlo a dormire?” Questa era la brusca richiesta che veniva sputata sul pavimento, puzzolente come un escremento di cane.
L’infermiera di turno oppure io a quel punto rispondevamo “Ok allora …” con molta riluttanza.
Tutti noi odiavamo dover uccidere questi maestosi, dolci e sensibili esseri. L’addestratore gli sfilava la museruola ed il guinzaglio dopo che noi lo avevamo bloccato, per poi correre via fuori dalla porta. Noi ci guardavamo a vicenda, per sostenerci, portavamo il cane sul retro e lo coccolavamo il più possibile. Preparare tutto richiedeva sempre dieci volte di più di quanto sarebbe stato necessario, e il cane rimaneva seduto lì, a guardarci con i suoi profondi, grandi ed amorevoli occhi. Sentivo che sapevano cosa stava per succedere, e lo accettavano, e ci perdonavano. Mi vengono le lacrime agli occhi mentre scrivo queste parole, pensando a come questi cani siano infinitamente amorevoli; soprattutto da quando nell’ultimo anno ho lavorato così tanto per il loro benessere.
Alla fine ci guardavamo a vicenda – cane, infermiere e veterinario, e sapevamo che non si sarebbe potuto ritardare ulteriormente. Loro mi guardavano mentre infilavo l’ago, irradiando ancora amore mentre stavano morendo. Erano giorni duri. Eravamo tristi entrambi per ore, l’infermiera ed io.
Ogni volta diventava più difficile, fino a quando un giorno ho semplicemente detto, tranquillamente, all’ometto trasandato, sbattuto e logoro con il levriero al suo fianco: “No, mi dispiace, ma non ho intenzione di uccidere un cane sano.”
Era indignato e furioso. «Non vedrà più i miei cani qui, allora!” Mormorò, e sgattaiolò fuori.
Ho avuto problemi con i miei capi per questo. Lui si è lamentato con loro, e loro non erano contenti, ma gli ho risposto con lo stesso tranquillo “No” che ho dato all’addestratore. E l’hanno dovuto accettare, anche se mi hanno fatto pressione per continuare.
Il giorno in cui ho detto “No” a queste inutili uccisioni è stato uno dei più importanti e cruciali della mia vita da veterinario. Rimpiango ancora di non aver trovato la forza dentro di me per farlo molto prima.
Prendete in considerazione di adottare un ex levriero da corsa. Sono i cani più belli, sensibili ed amorevoli.”
Sotto il link all’articolo in lingua originale:
Greyhound Racing – Don’t Bet On It
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