Una testimonianza. Semifinale LXXXIV Copa de S. M. el Rey.
Ci mettiamo in cammino per raggiungere il campo di gara dove si terranno i quarti di finale dell’LXXXIV campionato di Spagna di galgo in campo de la Copa de S.M. El Rey. In realtà siamo in Spagna per un altro motivo, dobbiamo valutare e conoscere alcuni galgo nei rifugi che […]

Ci mettiamo in cammino per raggiungere il campo di gara dove si terranno i quarti di finale dell’LXXXIV campionato di Spagna di galgo in campo de la Copa de S.M. El Rey.
In realtà siamo in Spagna per un altro motivo, dobbiamo valutare e conoscere alcuni galgo nei rifugi che presto verranno in Italia. Ma già dal nostro arrivo in albergo, la sera prima, non possiamo che renderci conto che il nostro viaggio sta avvenendo in un momento particolare, siamo a fine gennaio, la temporada di caccia sta per terminare e la finale della Copa del Rey è vicina.
Siamo piuttosto infastiditi e in imbarazzo, l’albergo è pieno di galguero e ovunque sono attaccati cartelli e volantini che ci ricordano l’avvenimento. Perfino sul comodino accanto al mio letto, ironia della sorte, ne trovo uno.
Dopo aver discusso tra noi la cosa, decidiamo di partecipare anche noi. Vogliamo documentare, vogliamo spingerci fin nel cuore del nemico, vogliamo vedere con i nostri occhi di cosa si tratta questa tradizione che ogni anno muove mezza Spagna e che porta alla morte e all’abbandono di migliaia di galgo.
Quando il giorno dopo saliamo in macchina verso le 11, siamo un po’ in ritardo, siamo stati in rifugio più del previsto e dobbiamo sbrigarci. La nostra direzione è il piccolo paese di Nava del Rey. Alla reception dell’hotel ci hanno spiegato che una volta giunti a destinazione troveremo dei cartelli che ci indicheranno la via, in effetti ci sono, il nemico è premuroso, vuole che tutti arrivino a destinazione con facilità. Percorriamo qualche chilometro di strade bianche, intorno a noi praterie e dolci colline a perdita d’occhio, la zona della Castiglia-Leon è così, ovunque spazi interminabili, sopra di noi volano serafici grossi rapaci in cerca di lepri e piccoli roditori, il terreno ideale per le gare in campo aperto di galgo.
Finalmente arriviamo, la giornata è meravigliosa, il freddo è pungente ma il sole ci fa compagnia. Lasciamo la macchina in un grosso campo adibito a parcheggio, ma intorno a noi non vi è traccia di gare, chiediamo a un signore con il suo cagnolino che gentilmente ci indica la via.
Ci inerpichiamo su per una salita e in cima raggiungiamo la nostra meta. Due grossi tendoni si stagliano nel campo, tutto intorno è un brulicare di gente: uomini e donne di ogni età, bambini con i loro cagnolini da compagnia, cavalieri sui loro cavalli in tenuta da lavoro bardati da finimenti pregiatissimi.
Ci guardano tutti. È evidente che siamo stranieri, che siamo diversi, ma il nostro iniziale disagio svanisce presto, siamo lì per uno scopo ben preciso, dunque ci caliamo nella parte, siamo dei semplici turisti del resto, e quindi iniziamo a socializzare e a chiedere incuriositi informazioni.
Osserviamo più attentamente, ci sono galguero a cavallo e a piedi, si stanno preparando, il terreno di gara è quasi pronto, il ghiaccio si è quasi sciolto del tutto, il “corredero” dei quarti di finale è imminente. Sembrano esserci tutti, ma di galgo neanche l’ombra. Poi, ad un tratto, la nostra attenzione cade su un uomo alto con un gilet rosso, cammina un po’ in disparte e porta al guinzaglio una piccola galga dal mantello nero con al collo una martingala rossa e indosso un cappotto blu scuro su cui si staglia bello grosso il logo verde della FEG (Federación Espanola de Galgos) e il suo nome in stampatello maiuscolo PICARA DE MORIX.
Non siamo gli unici ad averla vista, e in pochi minuti il galguero e la sua galga sono circondati da giovani appassionati. Ci avviciniamo anche noi. Chiedo se posso accarezzarla, il galguero felice ed entusiasta mi passa il guinzaglio, mi risponde “Certo fai una foto, stai solo attenta che non scappi”. Afferro il guinzaglio da brava turista e faccio due coccole a Picara. Se solo il galguero sapesse chi siamo, dentro di me si fa strada un ghigno beffardo. Lei sta lì, tranquilla e sottomessa, quella per lei è una routine, chissà in quante foto compare con i suoi fans, lei è una “star” adesso, è una delle favorite come vincitrice (e in effetti sarà lei a vincere quel giorno contro un’altra galghina nera come lei), discende da una campionessa che ha vinto tanto e che ha dato una lunga discendenza di campioni e finalisti. Mi fa una gran tenerezza, sembra quasi orgogliosa accanto al suo padrone, ma poi la immagino tra qualche anno, che fine farà Picara? Probabilmente verrà sostituita da una galga più giovane, nella migliore delle ipotesi diventerà una fattrice, o finirà in una protectora, nella peggiore sarà ceduta a qualcun altro o peggio.
Sembrano quasi affabili e cordiali questi galguero, se ne stanno lì tutti tronfi e orgogliosi dei loro cani, si danno pacche sulle spalle, coinvolgono figli e nipoti in questa usanza brutale che loro chiamano sport. Intorno a loro un’organizzazione perfetta, c’è perfino un baracchino che vende ingrandimenti dei momenti della gara, chi del resto non vorrebbe in salotto una bella stampa di un galgo all’inseguimento della lepre.
E’ il momento, ci siamo, inizia la gara. I primi ad entrare in una sorta di rituale processione sono i cavalieri, non possiamo fare a meno di notare i cavalli marchiati a mano con i vari simboli dei galguero. Seguono altri gruppi a piedi, ogni cane ha il suo team al seguito. Ecco aggiungersi le due galghe, Picara de Morix e Zahara de Loli si affronteranno in campo aperto. Il manipolo prosegue, vanno lontano, molto lontano. Ci dicono che per godere appieno della corsa dovremmo avere un binocolo, ma del resto noi siamo casuali turisti, non immaginano neanche lontanamente che a noi, in fondo, di vedere due galgo che corrono come pazzi dietro a una povera lepre proprio non frega nulla.
Adesso le due galghe sono condotte da un unico uomo, le tiene insieme…sono in cerca della lepre, la stanno avvistando, non appena Picara e Zahara l’avranno intercettata e si saranno eccitate lui le aizzerà all’inseguimento. E dopo circa 10 minuti questo avviene. Le due galghe partono all’impazzata, vediamo due piccoli punti neri correre dietro a un puntino più piccolo. Dietro a loro i galguero a cavallo faticano a stargli dietro, devono inseguirle, la gara non è solo chi arriva prima alla lepre, ci sono tutta una serie di punteggi, come si muovono i cani, come cambiano direzione, ecc.
La corsa deve durare poco più di un minuto, altrimenti sarà nulla o avrà vinto la lepre. Sono anche magnanimi e giusti questi galguero, prevedono anche la vittoria della lepre.
In questo minuto che a noi sembra durare un’eternità, improvvisamente sentiamo alle nostre spalle un grido: “la roja ha matado a la liebre”… adesso ho un groppo in gola, ho voglia di piangere… fine delle corse, Picara ha scartato la sua avversaria e ha raggiunto la sua preda.
Si esaurisce tutto in poco tempo, la gente si sparpaglia, i cavalieri rientrano. Vediamo tornare al campo base la piccola Zahara dietro al suo galguero, la galga sconfitta cammina dietro al suo padrone, sembra delusa, affranta e insoddisfatta, magari correrà altre gare in futuro, chissà…
Picara è felice invece, anche oggi il suo padrone può essere orgoglioso di lei, ha fatto quello che doveva fare e ora per lei ci sono altre foto e gloria, chiediamo se lei è la vincitrice: “Claro que si” ci risponde il galguero.
Ce ne andiamo, a noi non interessa festeggiare, dobbiamo proseguire il nostro viaggio, il nostro viaggio tra i dimenticati e i perdenti.
Scritto da Valentina Giusti
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Picara de Morix de Castilla la Mancha
Picara de Morix de Castilla la Mancha questo è il mio nome,
anche se il Dueño* mi chiama solo Picara.
Sono nata in terra di Spagna il 23 maggio 2019, era primavera mi hanno detto.
Io ricordo poco, ero piccola ed il caldo torrido è arrivato in fretta.
Era l’estate mi hanno sempre detto.
Sono nata insieme ad altri galgo, alcuni sono stati con me per un po’ altri non so,
non li ho più visti, il Dueño non ci ha mai detto niente di loro.
Sono cresciuta in fretta,
e il Dueño mi ha spiegato subito come funziona la vita qui: si corre dietro alla lepre,
così poi il Dueño è contento e ride forte con i suoi amici.
Io faccio sempre tutto quello che mi ordina lui:
bisogna fare così, altrimenti ti può succedere come alle lepri,
che corrono veloci, molto veloci,
ma che vengono fermate ed uccise come è giusto che sia.
Quindi io ascolto sempre il mio Dueño, sempre.
Questa mattina siamo andati in un posto dove posso correre veloce.
Il Dueño dice che sono brava ed io corro forte dietro alla lepre.
Siamo arrivati in un terreno,
c’era il sole ed un vento freddo, molto freddo,
tante persone che ridevano con il mio Dueño.
Sentivo dire il mio nome, sono proprio brava.
e corro veloce diceva il Dueño.
C’erano anche dei cavalli e degli altri cani al guinzaglio.
Già, cani. Ma loro non saranno sicuramente bravi come me,
di questo sono certa,
perché i loro Dueño non li facevano correre dietro alle lepri ma li tenevano solo vicino.
Che strana questa cosa, non capisco come mai i loro Dueños li trattano così.
Chissà, già, chissà.
Oggi c’è una gara dicevano.
Che roba è questa gara, io non lo so bene.
Beh, poco importa. Io ascolto cosa mi ordina il Dueño e lo seguo senza dire niente,
senza muovere la coda, senza distrarmi un solo secondo.
Immobile, come è giusto che sia: me l’ha detto il Dueño e il Dueño sa sempre tutto.
Queste sono le regole e le regole vanno rispettate, se no può finire male, molto male.
Il Dueño mi ha portato lontano, insieme ad un altro galgo come me,
una femmina, come me.
Nera, come me.
Non so molto di lei perché il Dueño dice che non devo parlare con lei .
Lei è un po’ come le lepri, non è mia amica,
io sono l’unica per il mio Dueño.
Ed io ascolto sempre il mio Dueño. Sempre.
Così siamo state in silenzio,
abbiamo camminato vicino, siamo andate in un campo.
Anche lei non muoveva la coda e seguiva il suo Dueño.
Deve essere brava anche lei con il suo Dueño,
perché è così che si fa, non ci piove.
Così eravamo in due a seguire i nostri Dueños.
Poi,
ad un certo punto tutto è diventato silenzioso,
tutti erano attenti
gli uomini a cavallo, soprattutto.
Credo sia questa la gara, ma non ne sono sicura, non chiedo mai: “segui le regole e basta”, è così che si deve fare.
Ad un tratto, ecco! l’ho vista! Ho visto la lepre!!
Era là in fondo, lontano. ma non troppo lontano per me quando corro.
Era quella lepre veloce che il mio Dueño mi ordina di inseguire e fermare! Eccola!
Finalmente!
Mi sono sentita sganciare e allora, ho iniziato a correre, a correre forte,
sempre più forte. Anche l’altra galga ha iniziato a correre.
Devo arrivare prima io a fermarla (la lepre), ha urlato il Dueño prima che fossi lasciata andare
e io non deludo mai il mio Dueño. No, non si può e non si deve farlo mai e poi mai:
è un’altra regola.
Il mio Dueño va ascoltato e io devo fare sempre quello che mi dice.
Ho il cuore in gola, il fiato corto.
Le zampe corrono ed il terreno arido e la terra dura mi fanno male ai piedi.
A volte mi capita di correre talmente forte che non le sento nemmeno più le mie zampe,
ma poi, quando mi fermo. le ritrovo, e mi fanno male.
Ma questo non è importante,
l’importante è che la lepre venga fermata.
si perché io fermo sempre la lepre,
come ho fatto oggi.
Come oggi, che ho vinto, hanno detto.
Il mio Dueño deve essere felice e fiero di me,
e ridere tanto forte con i suoi amici.
Si è questo che deve succedere,
il mio Dueño deve essere felice.
Non so bene cosa voglia dire essere felici,
io non l’ho mai provata questa parola, questa cosa.
Ma un giorno, forse lo farò.
Sì, lo farò.
Oggi ho fermato la lepre,
come sempre.
Il mio Dueño rideva forte,
e mi ha portato dai suoi amici e
io l’ho seguito camminando accanto a lui,
senza muovere la coda, s’intende, senza guardare nessuno,
immobile.
Io seguo sempre il mio Dueño.
e lui è felice
quando prendo la lepre.
Ride forte con i suoi amici,
è felice dicono
è felice dice.
Sono curiosa e chissà se un giorno sarò anche io felice come loro.
Chissà.
[n.d.r.: Picara de Morix de Castilla la Mancha questo è il suo nome,
era una galga che non conosceva ancora il suo destino.
era una galga che non sapeva come sarebbero andate le cose.
Aveva vinto.
Aveva vinto per il suo Dueño,
aveva fermato ed ucciso la lepre.
Aveva vinto la semifinale.
Ma Picara de Morix de Castilla la Mancha, ancora non sapeva che la finale non sarebbe andata così.
Ancora non sapeva che, nonostante tutto, non sarebbe arrivata prima nella gara successiva,
nella gara più importante, nella gara finale.
Picara de Morix de Castilla la Mancha non sapeva che avrebbe vinto Rubio de Triki.
Già, un maschio,
un maschio dal manto dorato.
che ha fermato la lepre, come ha ordinato il suo Dueño.
e che ora è un campione.
Che ora è IL campione di Spagna.
Gli applausi sono tutti per lui,
le risate dei Dueños anche.
E per Picara… non ci sono risate.
Per Picara c’è solo un punto interrogativo.
c’è solo un Dueño che non ride.
e che non è felice.
Picara non ha vinto.
Picara non è più la favorita per il suo Dueño.
Picara non sappiamo che futuro avrà
e se ne avrà uno.
Perché in terra di Spagna funziona così:
si corre, dietro alla lepre.
e se si perde,
e se non si fa felice il Dueño, il futuro non è ci è dato di saperlo.
Picara de Morix de Castilla la Mancha, questo era il suo nome.
un nome che diventerà invisibile.
Come tanti galgo come lei.
nati
cresciuti
sfruttati
maltrattati
abbandonati
uccisi
in terra di Spagna.]
* Dueño : Padrone / Proprietario
scritto da Serena Peverelli




















