Una storia irlandese
Dal profilo di Finn: “Finn vagava per le campagne irlandesi e viveva libero allo stato selvatico. Ci sono voluti quattro mesi per conquistarsi la sua fiducia. Ogni sera due volontarie, Emma e Fenella, andavano a portargli il cibo nello stesso posto, tutti i giorni alla stessa ora. Poi a poco […]
Dal profilo di Finn: “Finn vagava per le campagne irlandesi e viveva libero allo stato selvatico. Ci sono voluti quattro mesi per conquistarsi la sua fiducia. Ogni sera due volontarie, Emma e Fenella, andavano a portargli il cibo nello stesso posto, tutti i giorni alla stessa ora. Poi a poco a poco hanno creato due appuntamenti quotidiani. Due volte al giorno erano lì ad attenderlo, sempre, ogni giorno, tutti i giorni. E Finn a suo volta arrivava…molte volte era già lì ad aspettarle. Sempre guardingo e molto abile e attento nel non lasciarsi catturare, ma ben contento di rivederle: desideroso di quell’appuntamento quotidiano con figure umane, che da estranee e potenzialmente pericolose, si erano rivelate invece affidabili e amichevoli.
Così quattro mesi, ogni giorno, con il sole o la pioggia, con il bello o il cattivo tempo.
Agli appuntamenti quotidiani talvolta si presentava in compagnia di due gatti randagi, con i quali poi spartiva la ciotola di cibo che gli veniva offerta. Concedeva a due amici di strada la possibilità di spartirsi il cibo in totale armonia e promiscuità.
E’ stato un lavoro molto ma molto lungo, quello del recupero di Finn, che ha richiesto ad Emma e Fenella tanta pazienza, tenacia, abilità e anche coraggio. Sono state intatte ripetutamente minacciate dalla comunità nomade. Ma non hanno desistito un istante.
Non si sono fermate di fronte alla minacce, né tanto meno al tempo che passava, alla pioggia, al freddo, alle lunghe ore di attesa, ai tentativi falliti, a nulla…E grazie ad Emma e Fenella un giorno si è verificato quello che sognavano dal primo istante: Finn si è avvicinato e lasciato toccare mentre mangiava le crocche.
Altri giorni sono poi trascorsi ripetendo quel rituale, fino a quando è accaduto quello che ha segnato la svolta.
Un giorno Finn si è avvicinato ad Emma fino al punto di annusarla, di sedersi accanto a lei e di lasciarsi poi toccare. La volontaria non dimenticherà mai quel giorno, l’emozione di quel momento…mai. Quel momento è stato l’istante in cui Finn ha deciso che poteva fidarsi, che stare con quella donna e seguirla non era poi male, anzi!”
Una storia irlandese. Non si offenda nessuno, non è una considerazione polemica quella che segue. Se fosse accaduta in Spagna magari ci sarebbero tonnellate di post e commenti sugli eroi che salvano i cani. Invece è accaduta in un posto in cui i cani muoiono in silenzio e vengono salvati in silenzio. Un silenzio che non ha a che vedere solo con il carattere: si sa, noi latini siamo più propensi ai volumi alti. Ma in Irlanda il silenzio è anche una regola imposta da chi sfrutta questi cani e li uccide: l’industria e tutto quello che c’è attorno, compresi i traveller, gli zingari irlandesi.
Abbiamo raccontato questa storia non per commuovere, ma per lasciare memoria di un lavoro quotidiano, molto difficile e poco conosciuto. Un lavoro fatto non da eroi ma da persone come tante altre, che hanno grande compassione, tenacia e amore, ma anche principi solidi. Persone che non hanno mai rinunciato alla loro indipendenza in cambio dei soldi sporchi dell’industria. Persone che siamo orgogliosi abbiano scelto noi per dargli una mano, per quel che possiamo.
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