The Guardian: “Le associazioni animaliste chiedono la fine del greyhound racing dopo i mille decessi in un anno”
Il quotidiano britannico a diffusione nazionale The Guardian ha dedicato domenica 16 giugno un articolo alla questione della crudeltà del greyhound racing, che procura la sofferenza e la morte di migliaia di cani in UK ogni anno. I cani corrono su piste pericolose per la loro conformazione, per questo si infortunano frequentemente […]

Il quotidiano britannico a diffusione nazionale The Guardian ha dedicato domenica 16 giugno un articolo alla questione della crudeltà del greyhound racing, che procura la sofferenza e la morte di migliaia di cani in UK ogni anno. I cani corrono su piste pericolose per la loro conformazione, per questo si infortunano frequentemente e una parte significativa di loro viene soppressa a bordo pista a seguito di un infortuno, perché sarebbe non remunerativo curarli.
Nel 2018 più di mille greyhound sono morti o sono stati soppressi, una volta scartati dal circuito delle corse perchè non più adeguatamente prestanti. Molti altri cani scartati, “ritirati” come li definisce l’industria delle corse, rimangono confinati nei box dei trainer, oppure vengono sfruttati per la riproduzione, come donatori di sangue o semplicemente restano invano in attesa di un’adozione. Inoltre a centinaia vengono venduti o dati via per la riproduzione, per gareggiare all’estero o in cinodromi indipendenti, o sfruttati per la ricerca e la dissezione.
Grazie all’incessante opera di informazione e denuncia di Greyt Exploitations e di Lacs, portando dati e fatti significativi e argomentazioni stringenti, la stampa nazionale sia sempre più dedicando attenzione alla questione della crudeltà intrinseca del greyhound racing.

Di seguito al traduzione dell’articolo.
Le associazioni animaliste chiedono la fine del greyhound racing dopo i mille decessi in un anno
Gli oppositori di questo sport dicono che non possa essere riformato a causa delle piste troppo pericolose e dei problemi nel dare in adozione i cani ritirati dalle corse.
Secondo i dati dell’industria, lo scorso anno sono morti o sono stati soppressi quasi 1000 greyhound da corsa, e questo ha indotto le associazioni animaliste a sollecitare nuovamente la richiesta di porre fine a questo sport nel Regno Unito.
I dati, pubblicati dal Greyhound Board of Great Britain (GBGB), fanno parte di un’iniziativa concertata al miglioramento degli standard di benessere animale, ma le associazioni di volontariato affermano che l’industria non possa essere riformata a causa delle piste ovali “progettate in modo pericoloso”, responsabili della maggior parte degli incidenti, e per l’incapacità di affidare in modo adeguato i cani una volta ritirati dalle corse.
Nel 2018 sono stati “addormentati” centinaia di cani per varie ragioni, tra cui i costi elevati per le cure mediche a cui avrebbero dovuto sottoporsi in seguito ad un infortunio, e per l’assenza di una “valida opzione alternativa alle corse”, mentre per altri non è stata trovata una famiglia adottiva adatta.
Il GBGB ha riconosciuto il fatto che queste siano “morti evitabili e non necessarie” ed ha promesso di eliminarle dallo sport.
Lo scorso anno sono stati soppressi a bordo pista “in modo dignitoso” quasi 250 greyhound, alcuni sono deceduti per “morte improvvisa”, mentre altri 190 sono stati soppressi successivamente perché ritenuti “inadatti all’adozione”.
I dati dicono anche che quasi un quarto sono stati affidati a famiglie oppure sono rimasti ai proprietari/addestratori, e il 60% è stato affidato alle cure di associazioni e rifugi.
Trudy Baker, coordinatrice di Greyt Exploitations, ha dichiarato che centinaia di cani sono rimasti nel circuito commerciale dopo il loro ritiro dalle gare, e gli impegni assunti dall’ente corse nel garantire standard di benessere più alti non terrebbero conto della “sofferenza e morte di migliaia di cani”.
“La verità è che centinaia di cani indicati come “ritirati” dal GBGB restano ancora nell’ambiente commerciale, confinati nei box dei trainer che non hanno rispettato le specifiche concordate con il British Standard Institute, oppure vengono sfruttati per la riproduzione, come donatori di sangue o semplicemente restano invano in attesa di un’adozione” ha detto. “Inoltre a centinaia vengono venduti o dati via per la riproduzione, per gareggiare all’estero o in cinodromi indipendenti, o sfruttati per la ricerca e la dissezione”. Ha aggiunto: “nessun inefficace impegno “di facciata” sul benessere animale che potrà far fronte alla sofferenza e alla morte di migliaia di cani costretti a correre su piste progettate in modo pericoloso”.
Chris Luffingham, della League Against Cruel Sports, ha detto che il greyhound racing è per sua stessa natura pericoloso, sottolineando come sia responsabile ogni anno della morte e infortuni di migliaia di cani nel Regno Unito.
“L’industria del greyhound racing dimostra sistematicamente di non essere all’altezza delle sue promesse di mettere finalmente il benessere dei cani al primo posto” ha detto.
“Quello di cui questi greyhound hanno davvero bisogno non sono certo altre promesse da parte dell’industria, ma l’eliminazione progressiva di questo sport e la certezza di una buona adozione presso famiglie dove potranno vivere a lungo e in salute”.
Mark Bird, amministratore delegato del GBGB, ha dichiarato che l’industria è determinata a “eliminare tutti gli infortuni evitabili e i decessi non necessari”. “Per farlo, tuttavia, c’è bisogno non solo dell’impegno da parte di tutti, ma anche della disponibilità di finanziamenti adeguati e a lungo termine così da poter far prosperare il benessere animale” ha aggiunto.
Il Ministro della Tutela Animale, David Rutley, ha detto: “La trasparenza è la chiave per comprendere come possiamo migliorare gli standard di benessere animale…Vogliamo che sempre più greyhound trovino una nuova casa e si godano il resto della vita in salute quando abbandonano questo sport”.
Negli ultimi anni c’è stato un drastico declino nel numero di cinodromi attivi, con molte strutture che hanno chiuso i battenti per sempre, come Wimbledon e Towcester per citare i più famosi, e l’affluenza di visitatori è ridotta ai minimi storici.
Articolo originale
https://www.theguardian.com/sport/2019/jun/16/charities-call-for-end-to-greyhound-racing-after-1000-deaths-in-a-year
©Petlevrieri