Testimonianza del viaggio a Scooby Medina
Vi invitiamo a leggere questa testimonianza, autentica e lucida, sul volontariato in rifugio e sull’importanza di andare oltre alle adozioni. Che sono importanti e utili, ma devono essere supportati da un impegno civile anti corse e anticaccia, finalizzato a ottenere cambiamenti culturali, leggi e pene certe e severe. […]
Vi invitiamo a leggere questa testimonianza, autentica e lucida, sul volontariato in rifugio e sull’importanza di andare oltre alle adozioni. Che sono importanti e utili, ma devono essere supportati da un impegno civile anti corse e anticaccia, finalizzato a ottenere cambiamenti culturali, leggi e pene certe e severe. Per la nostra squadra formata da Gau Martinengo, Maria Angela Bertolesi, Hilary Dessì e Monica Parenti sono stati giorni di lavoro intenso, dedicati alla valutazione dei profili dei cani che arriveranno a settembre. Naturalmente, senza dimenticare i nostri galghetti che arriveranno il 12 maggio, pieni di entusiasmo e con la valigia pronta per andare a conoscere le loro famiglie adottive in Italia. Di loro sappiamo che sono molto fortunati, ma la realtà del rifugio, purtroppo è ben diversa. I galgo che riescono ad arrivare a Scooby, giungono in un luogo sicuro, dove non rischiano di venire umiliati e maltrattati dall’essere umano. Ma il rifugio non può essere la loro casa per sempre. Scooby rappresenta la tettoia sotto cui ci si ripara quando inizia a piovere, tuttavia è solo un ricovero provvisorio e precario, in cui non ci si bagna, ma si soffre il freddo e il caldo e non si assapora l’amore che può dare una famiglia. I volontari fanno quello che possono e anche di più, ma sono pochissimi e i cani da accudire, invece, sono centinaia. I galgo stanno in attesa che torni il sole, di trovare un posto sicuro, definitivo, dove non debbano lottare per arrivare alle risorse o condividere forzatamente gli spazi. Per i più deboli, per i più anziani, è una vita durissima, ma non solo per loro. Anche molti giovani maschi restano a marcire per anni, perchè i cani di taglia piccola e le femmine sono più richiesti. Il nostro lavoro nei paddock del rifugio è impegnativo e delicato, perchè nei pochi giorni a disposizione, i cani vanno conosciuti e osservati attentamente, a uno a uno, nei diversi ambienti e testati anche in esterno e in passeggiata. Di ognuno facciamo un servizio fotografico e ne filmiamo il comportamento nelle diverse situazioni, affinchè si possa stilare un profilo attendibile per una sicura e felice adozione in Italia. Vivere il rifugio per noi è un esperienza intensa, che arricchisce, ma che lascia anche dell’amaro in bocca, un mix di emozioni contrastanti. I galgo che ti abbracciano e ti fanno infinite feste sono meravigliosi, ma non possono darti gioia, perchè ti rendi conto che la loro sete di contatto con gli umani nasce dalla sofferenza e dal bisogno estremo di un amore e un’ attenzione che non hanno mai avuto. Nulla come andare in rifugio ci può far capire come bisogna andare oltre alle adozioni, che non saranno mai possibili per tutti i cani, che l’unica soluzione è lottare e impegnarsi per metetre fuori legge caccia e corse, i due mali che sono all’ origine di ogni sofferenza e sfruttamento dei levrieri. Monica Parenti, Hilary Dessi, Gau Martinengo ‘Il salvataggio e l’opera di adozione dei levrieri e SUPPORTATI da un IMPEGNO CIVILE ANTICORSE E ANTICACCIA, finalizzato ad ottenere cambiamenti culturali, leggi e pene certe e severe. Altrimenti finiscono per contribuire (anche involontariamente) a mantenere in vita questo sistema, che sfrutta, maltratta e uccide ogni anno centinaia di migliaia di levrieri nelle corse e nella caccia.

































































