Storia della Pet Therapy
L’uso terapeutico e profilattico degli animali familiari può essere fatto risalire già al tempo della preistoria, infatti, nelle medicine dei popoli primitivi, gli animali hanno spesso avuto un importante ruolo terapeutico. Il primo tentativo di terapia assistita da animali fu nel IX secolo a Gheel, in Belgio, dove degli animali furono introdotti per […]
L’uso terapeutico e profilattico degli animali familiari può essere fatto risalire già al tempo della preistoria, infatti, nelle medicine dei popoli primitivi, gli animali hanno spesso avuto un importante ruolo terapeutico.
Il primo tentativo di terapia assistita da animali fu nel IX secolo a Gheel, in Belgio, dove degli animali furono introdotti per curare dei soggetti disabili. Nel 1792 lo psicologo infantile William Tuke cominciò a curare i propri pazienti, malati mentali, con gli animali, pensando che essi potessero essere fonte di stabilità ed equilibrio psichico e costituire un valido supporto per il recupero dell’autocontrollo. Nel 1859 Florence Nightingale notò che dei piccoli animali potevano essere impiegati come compagni per i malati cronici. Nel 1867 in Germania fu fondato il Bethel Hospital, nel quale animali di varie specie furono utilizzati come parte integrante del trattamento per il recupero di soggetti epilettici.
Nel 1919 il Ministero degli Interni degli Stati Uniti d’America suggerì l’introduzione dei cani come supporto ai pazienti che presentavano gravi forme di depressione e schizofrenia in seguito alla Prima Guerra Mondiale. Nel 1942 la Croce Rossa americana incoraggiò i soldati che avevano riportato lesioni fisiche e turbe emotive a causa della Seconda Guerra Mondiale a lavorare con i maiali, il pollame, i cavalli, ma anche con rane e tartarughe.
Ma il vero pioniere della pet therapy fu il neuropsichiatra infantile Boris Levinson che nel 1953 capì come l’animale poteva essere utilizzato come “oggetto transizionale” nelle sue sedute, e constatò che prendersi cura di un animale può calmare l’ansia, può trasmettere calore affettivo, e aiutare a superare lo stress e la depressione Infatti, in quell’anno prese in cura un bambino autistico su cui svariate terapie non avevano ottenuto risultati. La prima volta che lo ricevette in studio con i suoi familiari, c’era casualmente anche il suo cocker Jingle, che, appena vide il bambino, gli si avvicinò e cominciò a leccarlo; il bambino non s’infastidì per quel gesto d’affetto, anzi iniziò ad accarezzarlo: era la prima volta che il bambino instaurava una relazione con un altro soggetto estraneo. Nelle sedute successive il dottore s’intromise sempre più nel gioco tra il cane ed il bambino fino a riuscire ad instaurare un buon rapporto col proprio paziente.
Fu così che nel 1961 nacque ufficialmente la terapia con gli animali come tecnica d’intervento terapeutico, in cui l’animale diventa “co-terapeuta nel processo di guarigione”, rivestendo il ruolo di “mediatore emozionale e catalizzatore dei processi socio-relazionali”.
Nel 1981, viene fondata negli Stati Uniti la Delta Society, che si occupa di studiare gli effetti terapeutici legati alla compagnia degli animali.
Oggi la pet therapy, che solo recentemente ha ottenuto il giusto riconoscimento, trova ampia applicazione in svariati settori socio-assistenziali, tra i quali: case di riposo, ospedali, comunità di recupero.