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Il South China Morning Post denuncia nel 2011 gli orrori del Canidrome: muoiono 30 cani al mese, uno ogni giorno.

17 novembre 2017Articolo originale →

Riportiamo di seguito la traduzione dell’articolo del South China Morning Post, uscito il 5 giugno del 2011, in concomitanza con l’articolo inchiesta The finishing line che rivelò che nel Canidrome nel 2010 erano stati uccisi una media di circa 30 cani al mese, uno al giorno. Sempre secondo l’indagine erano stati importati dall’Australia […]

Riportiamo di seguito la traduzione dell’articolo del South China Morning Post, uscito il 5 giugno del 2011, in concomitanza con l’articolo inchiesta The finishing line che rivelò che nel Canidrome nel 2010 erano stati uccisi una media di circa 30 cani al mese, uno al giorno. Sempre secondo l’indagine erano stati importati dall’Australia 383 cani, poi tutti soppressi con un’iniezione letale perché considerati poco competitivi.

Da questa inchiesta del South China Morning Post e dall’indagine realizzata da GREY2K USA Worldwide nello stesso anno parte la campagna mondiale per la chiusura del Canidrome, che inizia ufficialmente nel marzo 2012.

Di seguito trovate la traduzione dell’articolo del South China Morning Post. 

Julia Gillard (1° ministro australiano) esortata a fermare la vendita di greyhound a Macau

Pubblicato il 5 giugno 2011

Una coalizione di associazioni animaliste in Cina ha chiesto al primo ministro australiano di fermare l’esportazione di greyhound verso il cinodromo di Macao dove, appena smettono di vincere le gare, cani sani vengono soppressi ad una media di più di uno al giorno.

Oggi un’indagine del South China Morning Post che lo scorso anno a 383 cani da corsa importati dall’Australia e detenuti nel Canidrome di Stanley Ho Hung-sun è stata somministrata un’iniezione letale. In marzo sono stati soppressi 45 cani, quasi tutti erano sani e di età non superiore a 5 anni.

I greyhound vengono importati all’età di 2/3 anni, pagando fino a HK$ 50.000 l’uno, e detenuti nel Canidrome per gareggiare 4 volte a settimana in un giro d’affari che produce milioni di dollari all’anno in reddito derivante dalle scommesse. Tagliare il traguardo fuori dal podio consecutivamente per cinque corse equivale ad una sentenza di morte per un greyhound. Per rimpiazzarli vengono importati cani più giovani ad una media di 30 al mese.

Dopo il ritiro dalle corse non c’è alcuna possibilità di una “seconda vita” altrove perché il cinodromo non autorizza alcuna adozione e a causa della quarantena preventiva “antirabbica” è più complicato ri-esportarli ad Hong Kong.

La Animals Asia Foundation, sostenuta da Humane Society International, la Society for the Prevention of Cruelty to Animals di Hong Kong, ed altre 23 associazioni di tutela animale in Cina hanno scritto al Primo Ministro australiano Julia Gillard per chiedere la sospensione immediata delle esportazioni di greyhound a Macao.

La lettera è firmata da gruppi con sede a Pechino, Chengdu, Xian, Dalian, Shandong e Guangzhou, anch’essi preoccupati dai progetti di apertura di nuovi cinodromi in tutto il continente.

Dave Neale, presidente di Asia Foundation, ha detto: “Una volta che questi greyhound arrivano a Macao non godono di alcuna tutela legale contro maltrattamenti e uccisioni. Vengono tenuti in pessime condizioni e poi uccisi appena termina la loro carriera di racer”.

L’amministratore della Protezione Animali (SPCA) di Hong Kong Sandy Macalister ha dichiarato: “Crediamo che in caso di esportazione di animali vivi destinati a qualunque scopo le procedure e i risultati dovrebbero essere soggetti ad un controllo costante. Non si può giustificare in alcun modo la compromissione del benessere psicofisico di un animale per intrattenere un pubblico”.

Separatamente un’altra associazione internazionale di tutela dei greyhound chiamata Greyhound Crusaders ha scritto a Stanley Ho ed ai responsabili del cinodromo per chiederne la chiusura per “questioni di moralità”.

Questi cani magnifici che erano venerati dagli antichi egizi oggi vengono sfruttati e maltrattati oltre ogni immaginazione” ha detto la coordinatrice dell’associazione con sede nel Regno Unito, Helen Stevens. “Chi scommette su questi cani, anche se in buona fede, si sporca le mani del loro sangue. Abbiamo suggerito che il Canidrome adotti un approccio nuovo: corse “virtuali” coi greyhound, senza l’uso di animali veri”.

Il dott. Choi U Fai, che dirige il dipartimento di tutela animale di Macao e controlla le importazioni e le soppressioni dei greyhound ha chiesto al governo di Hong Kong di facilitare i controlli antirabbica per consentire l’esportazione dei cani ritirati dalle gare, così che possano essere dati in adozione.

I funzionari del Canidrome non hanno risposto alle nostre richieste di commentare l’argomento.

Articolo originale: gillard-urged-halt-greyhound-sales-macau @riproduzione riservata