Quanto tempo?
Quanto tempo? Quando ero piccolo io e la mia famiglia passavamo le vacanze estive in campagna. Ricordo che qualche volta andavo in una cascina lì vicino dove un contadino aveva un piccolo mattatoio privato. Non credo di averlo mai detto ai miei, probabilmente lo nascondevo perché ogni tanto ci scappava […]
Quanto tempo? Quando ero piccolo io e la mia famiglia passavamo le vacanze estive in campagna. Ricordo che qualche volta andavo in una cascina lì vicino dove un contadino aveva un piccolo mattatoio privato. Non credo di averlo mai detto ai miei, probabilmente lo nascondevo perché ogni tanto ci scappava un giro in trattore, vietatissimo, vero motivo della visita. Ricordo che guardavo questi animali tranquilli e con la faccia buffa che venivano accompagnati dentro questo stanzone piastrellato e che dopo un rumore sordo di un aggeggio appoggiato alla loro testa si accasciavano al suolo. Ricordo il sangue che sgorgava come un fiume in piena dalle vene tagliate nel collo, lavato poi dal pavimento con getti d’acqua. Ricordo che dopo che avevano finito non restavano segni di ciò che era appena accaduto. Ricordo che sebbene avessi 10-12 anni quelle scene non mi facevano un grande effetto. Le persone che macellavano quegli animali erano brave persone, io avevo chiesto se le mucche sentivano male quando le uccidevano e mi avevano detto che non sentivano niente. Mi avevano spiegato che quegli animali che macellavano per trasformarli in cibo, in fondo, se noi non li avessimo mangiati, non sarebbero mai neanche esistiti. Non mi sono mai chiesto cosa pensasse la mucca un attimo prima che la sua vita finisse, se avesse paura, se capiva cosa stava succedendo, se sarebbe mancata ad un vitello, se dicesse addio alla sua vita, se soffriva in qualche modo. Nemmeno quando ho rivisto quelle stesse scene con gli occhi di un ventenne durante l’università. E ancora per parecchi anni dopo quando quegli animali me li facevo mettere nel piatto per mangiarli. Ci ho messo quasi venticinque anni per capire cosa accadeva in quella stanza. E ho dovuto incontrare un cane, un greyhound, che mi ha mostrato come lo sfruttamento animale provochi una sofferenza indicibile indipendentemente dalla specie alla quale quella sofferenza viene inflitta. Questi cani seguono lo stesso destino, in ogni paese dove esiste il greyhound racing, di qualsiasi animale da reddito. A fine ciclo vengono eliminati, o allontanati per qualsiasi altro scopo. Quel cane mi ha fatto capire che non può essere una giustificazione il fatto che ucciderlo serve a qualcosa di utile o di redditizio. Qualcosa ha cominciato a lavorare dentro alla mia testa e a poco a poco ho cominciato a vedere le cose con occhi diversi. Mi sono fatto le domande che non mi ero fatto 25 anni prima. Quel cane mi ha insegnato l’Empatia. Così piano piano ho realizzato che non potevo più mangiare carne, perché dopo 25 anni ho capito cosa accadeva in quella stanza piastrellata. Non so quanti anni ci vorranno per abbandonare definitivamente latte, uova e altri derivati animali, e se mai ci riuscirò. Ma di certo, affrontando quelle cose da solo e trovando delle spiegazioni ragionevoli alle poche domande che da bambino stupido mi facevo, per quasi tutta la mia vita seguente non mi sono mai chiesto se fosse giusto o sbagliato. Ieri in Danimarca è stato ucciso Marius, un giovane cucciolo di giraffa, ammazzato con un colpo di pistola in testa, sezionato per essere dato in pasto ai leoni dello zoo in cui viveva, con la motivazione che il suo materiale genetico non era utile allo zoo perché già presente in altri esemplari. A vedere questa esecuzione c’erano dei bambini, in un luogo in cui erano stati portati per vedere degli strani animali dai loro genitori. Hanno assistito a quel macabro spettacolo con i loro tutori, e perciò difficilmente gli sarà sembrato assurdo se loro gli permettevano di guardare. Quanto tempo ci vorrà e chi sarà in grado di fargli capire che quello che hanno visto ieri è sbagliato e che bisogna lottare perché non accada? Di Filippo Soresi Bordini Link:https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10202339567282377&set=a.1179841588032.27980.1587941710&type=1&theater © Riproduzione riservata