Quando abbiamo smesso di andare ai cinodromi a veder le corse?
Vi consigliamo la lettura di questo interessante articolo “When-did-we-stop-going-to-the-dog”, comparso sul Morning Star sabato 7 marzo. Quando abbiamo smesso di andare ai cinodromi a veder le corse? JAMES J, sostiene che mentre le presenze alle corse sono diminuite, il settore delle scommesse è in crescita. Nonostante la corsa dei levrieri […]
Vi consigliamo la lettura di questo interessante articolo “When-did-we-stop-going-to-the-dog”, comparso sul Morning Star sabato 7 marzo.
Quando abbiamo smesso di andare ai cinodromi a veder le corse?
JAMES J, sostiene che mentre le presenze alle corse sono diminuite, il settore delle scommesse è in crescita.
Nonostante la corsa dei levrieri sia considerata tradizionalmente in Gran Bretagna una forma di intrattenimento poco costosa, negli ultimi 50 anni ha subito un costante declino.
Da un picco di 34 milioni di spettatori paganti nel 1946, ora ci aggiriamo intorno ai 2 milioni. Molti tra noi certamente non si dispereranno per questo calo di popolarità.
Questo è uno sport determinato in gran parte dalla capacità di fare profitto, dove i cani sono spesso considerati delle semplici merci, correndo letteralmente per la loro vita e venendo considerati inutili se non sono di successo.
Le prove sugli abusi, sul doping e sulle corse truccate e la scomparsa di migliaia di cani alla fine della loro carriera, sono sempre più evidenti e sotto gli occhi di tutti.
Per una nazione che si ritiene amante degli animali, tutto questo dovrebbe diminuire il fascino di questo sport.
Potremmo anche contestare i ricordi felici di fan sfegatati di cani resi famosi dalle gare trasmesse in tv da SportsNight della BBC rese famose.
Non è passato molto tempo da quando le famiglie Mick The Miller, Scurlough Champ e Ballyregan Bob hanno vinto per 32 volte consecutive.
Ma mentre i dati di affluenza suggeriscono un declino, parlare di scomparsa è alquanto esagerato.
Un introito di 2,5 miliardi di sterline su 70.000 corse l’anno garantisce 7000 posti di lavoro ed in controtendenza alla chiusura delle piste, c’è stata l’apertura di una nuova pista da 1,8 milioni di sterline appositamente costruita all’interno dell’ippodromo Towcester Racecourse, avvenuta a dicembre 2014.
Le piste e gli spettatori stanno scomparendo, ma il settore delle corse non è mai stato più popolare come gioco per le scommesse.
Un programma della BBC ha suggerito che i proventi degli allibratori legati alle scommesse sulle corse si aggirano intorno ai 237 milioni di sterline nel 2013. Il governo ne guadagna circa 55 milioni di sterline ogni anno in termini fiscali.
Per i bookmaker è un settore molto proficuo, le grandi società di corsa senza finanziamenti da parte delle banche non esisterebbero. Una volta era tutto molto diverso.
La prima pista da corsa aperta in Gran Bretagna si trovava a Blue Ville, Manchester nel 1926, e n poche settimane attirò una media di 11.000 visitatori. Londra White City e almeno altri 16 stadi aprirono solo un anno dopo, e 4,5 milioni di spettatori visitarono gli stadi entro il 1927. La popolarità degli stadi continuò fino agli anni della guerra e un picco fu raggiunto per presenze, insieme a molti altri sport, negli anni dopo il 1945. Alla fine del 1940 c’erano almeno 77 piste da corsa autorizzate di cui 15 a Londra.
Oggi si contano 35 cinodromi, di cui 9 non autorizzati. Dopo la chiusura di Walthamstow nel 2008, Wimbledon è l’unica pista nella capitale, ma sono in atto delle operazioni per far chiudere l’attività e farla diventare la nuova casa di AFC Wimbledon.
Verso la fine degli anni ’90 le prove di overbreeding (di surplus di cuccioli) e di abuso cominciarono ad emergere e tali maltrattamenti hanno fatto decisamente clamore.
Nei casi più famigerati migliaia di cani sono stati trovati sepolti in tombe improvvisate a Seaham nel 2006 e nel maggio 2008, il Sunday Times rivelò che la maggior parte degli allevatori di greyhound vendevano i cuccioli che si erano rivelati inadatti o lenti all’ Università di Liverpool per la ricerca e la vivisezione.
L’aurea rosea di cui godeva il settore delle corse stava divenendo sempre più offuscata.
Pur riconoscendo che alcuni proprietari, tra cui appassionati di corse di levrieri quali MP Ian Lavery, si tengono i loro cani come animali domestici della famiglia o li cedono alle organizzazioni per il loro reinserimento nella società, il provvedimento di misure per il wefare di molti cani continua ad essere inadeguato e rimane fermamente in primo piano.
Circa 8000 cani da corsa vengono ritirati dalle corse per infortunio ogni anno prima del raggiungimento del loro 4 anno d’età. Sebbene il Greyhound Board of Great Britain non rilascia dati sul destino dei cani dopo le corse, il gruppo parlamentare che si occupa del benessere degli animali ha stimato che almeno 4.700 cani “scompaiono senza lasciare traccia”.
Greyhound Action ha stimato che ogni stadio in Gran Bretagna è responsabile, in media, della strage di oltre 500 levrieri l’anno.
Mentre gli stadi continuano a lavorare in queste primitive condizioni, in gran parte auto-regolamentate e in condizioni non trasparenti, senza un significativo miglioramento riconoscibile nel welfare dei gryehound, il greyhound racing i loro sostenitori bookmakers continueranno a incontrare l’opposizione delle organizzazione che si occupano del benessere degli animali.
Come la vecchia usanza di fumare nei cinema o le fotografie di donne seminude nei cosidetti giornali, le corse con i levrieri assomigliano sempre di più ad un retaggio di un passato lontano, e indegno del nostro appoggio.
Articolo originale: When-did-we-stop-going-to-the-dog
Link all’articolo sull’apertura della nuova pista per le corse dei grey a Towcester Racecourse: /new-racecourse-dog-track-set-to-open-in-time-for-christmas
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