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“Prima che io muoia”. Vita di una galga in Argentina…Da leggere e far conoscere

21 ottobre 2016Articolo originale →

Argentina, 17 ottobre, dalla pagina facebook degli amici e attivisti coraggiosi di Proyecto Galgo Argentina Prima che io muoia. Mi presento sono “La Merca”, la roba, così mi ha battezzato il mio attuale padrone, dico attuale perche’ sono passata per due mani prima di arrivare a lui. All’inizio quando sono arrivata […]


Argentina, 17 ottobre, dalla pagina facebook degli amici e attivisti coraggiosi di Proyecto Galgo Argentina

Prima che io muoia.

Mi presento sono “La Merca”, la roba, così mi ha battezzato il mio attuale padrone, dico attuale perche’ sono passata per due mani prima di arrivare a lui.

All’inizio quando sono arrivata in casa sua pensavo mi chiamasse così per amore, qui in zona era anche il suo soprannome.

Una catena corta che mi legava ad un albero, una pozza di acqua piovana per bere, un pollo putrido come alimento, e ogni tanto calci, insulti, colpi di pala in bocca e sulla schiena mi hanno fatto rendere conto che mi sbagliavo.

Mi chiamo’ Merca, Roba, perche’ era un nome facile da ricordare per lui e la sua gente e sembrava fosse di moda, molti umani si chiamavano cosi’ nel quartiere.

Il mio primo padrone pago’ molti soldi per avermi. Uscita da una scuderia di purosangue cosi’ ci chiamavano, noi ammassatti nelle gabbie con la museruola. La scuderia si chiamava Los Gemelos, una sorte di inizio dell’olocausto che ci aspettava la’ fuori.

Dovevo correre ed essere campiona, avevano venduto “W POLO” per comprarmi! E cosi’ fu: vengo dalla provincia di Buenos Aires e sono arrivata a vincere a Marco Juarez nella provincia di Cordoba in quello che si chiama “El Palermo de Los Galgos ” (il piu’ famoso cinodromo argentino NDT). Il mio primo padrone? Felice. Con due sole gare vinte si compro’ un Suv Amarock della VW Flor de chata 4×4 lo chiamavano loro.

Nel giro di 4 gare queste cose strane che mi iniettavano iniziarono a fare effetto ma non mi davano piu’ velocita’ ma al contrario mi rendevano come malata a causa di tutto quello che mi avevano fatto prendere : Arsenico, Stricnina, Cocaina, Rosa Veloce, Maicito e siero per pulirmi di tutto dopo ogni gara. Botte: i primi che ricevetti furono colpi, gia’ con una zampa rotta un veterinario amico dell’illegalita’ disse al mio padrone: “Lasciatela nei campi servira’ di piu’ nella caccia”. Seppi subito che significava morire di fame. Continuarono le botte e gli insulti perche’ con tre zampe non potevo combinare molto. Fu cosi’ che un giorno mi vendettero come madre-fattrice per farmi uscire cuccioli figli di campione. Mi fecero partorire finche’ un tumore disse che non potevo piu’ avere piccoli. Curarmi? No, per niente al mondo. Oggi ho 4 anni mi chiamo Serva e vivo vagando nelle strade di Deheza un paese in cui mi trovo perche’ qui abita il mio ultimo sfruttatore. Con un tumore ho dato alla luce i miei ultimi 8 cuccioli, quattro morirono, quattro finirono in mano a uno di quegli uomini senza cuore che se li e’ caricati in una cassa dicendo: “Questi quattro figli di… li vado a iniettare fino a che non diventano buoni per correre “ Non mi giudicare non potevo impedirgli di togliermeli. In una delle tante mazzate ricevute il mio ultimo padrone mi ha fratturato la mandibola e ricorda che ho tre zampe , la quarta, quella rotta, e’ il divertimento dei piccoli vermi che mi fanno il solletico. Tra pochi giorni o poche settimane o di fame o di sete o per l’indifferenza delle persone o per il mio tumore moriro’ nell’anonimato piu’ assoluto. Solo voglio chiedervi questo per i figli dei miei figli e per i galgos che verranno: che la mia storia aiuti i Legislatori Argentini a votare per la vita.

TUTTI NOI LEVRIERI, eccetto quelli salvati, siamo sfruttati da quando nasciamo e muoriamo giovani, il nostro cuore e il nostro corpo non sopportano tutto cio’ che ci iniettano.

Molti muoiono in pista come un amico chiamato ENZO che morì in pista e fu buttato in un fiume. Soprattutto ci tengo a chiedervi di scendere in piazza contro i deputati del “Fronte per la Vittoria” Diana Conti e Lautaro Gervasoni che sono schierati contro la proibizione delle corse coi levrieri:

Dr.ssa Conti, IO SONO FEMMINA, sono stata vittima di abuso, picchiata e violentata. Pero’ evidentemente ho 4 zampe (tre) e questo e’ abbastanza per non considerarmi una femmina vittima dell’abuso per mano di menti perverse? Non dimentichi Dr.ssa che discendiamo entrambi dal Mono che era un animale come me. Mi scusi che mi sono dilungata, ma era necessario che le raccontassi la mia storia prima di morire.

Fonte: https://www.facebook.com/Proyecto.Galgo.Argentina/photos/

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