Perché alcuni silenzi?
Ci sono associazioni in Italia, come il GACI, che si occupano di greyhound da molto tempo, e lo fanno collaborando con l’IGB, che è l’ente corse che gestisce l’industria delle corse in Irlanda, e dialogando quindi con l’industria stessa che è responsabile di quello che loro stessi chiamano sulla loro […]
Ci sono associazioni in Italia, come il GACI, che si occupano di greyhound da molto tempo, e lo fanno collaborando con l’IGB, che è l’ente corse che gestisce l’industria delle corse in Irlanda, e dialogando quindi con l’industria stessa che è responsabile di quello che loro stessi chiamano sulla loro pagina web l’olocausto dei greyhound. Per esempio, una parte dei trasporti del GACI è pagata direttamente dall’IGB, cioè dall’ente corse irlandese, al trasportatore.
Abbiamo già più volte commentato negativamente questa scelta, ma c’è una cosa che vogliamo rimarcare, e cioè alcuni silenzi circa la situazione quotidiana dei greyhound in Irlanda, la mancanza di notizie circa quanto accade giornalmente e circa le precise responsabilità dei un’industria che è gestita dall’IGB.
Secondo noi non basta dire che i greyhound soffrono, ma è necessario denunciare chi li fa soffrire, con tanto di nomi e cognomi: a farli soffrire sono i trainer e l’industria gestita dall’IGB, ente semipubblico in grave crisi economica, e non è un problema di mentalità ma di business: il problema sono le corse in quanto tali. Servono a fare soldi, punto e basta. Se un cane viene scartato non è per mentalità, ma per precisi interessi economici del sistema.
Quando un trainer cambia mentalità? Quando non ammazza i cani o quando non li fa più correre? E anche ammettendo che qualcuno possa cambiare mentalità, perché non portare alla luce i comportamenti e le azioni dei trainer, la maggior parte, che invece continuano a maltrattare i greyhound? Ci sono trainer buoni? Si facciano i loro nomi. Ci sono trainer cattivi? Si facciano anche i loro. E quelli che gestiscono tutto, i dirigenti dell’IGB, sono buoni o cattivi? Chi gestisce i cinodromi e le scommesse è buono o cattivo?
Ci sono grandi rescue, come per esempio Tia Greyhound Rescue in Inghilterra, che, pur dichiarando apertamente di non essere antiracing sulla loro homepage, hanno una sezione del sito che si chiama il muro della vergogna, sezione in cui denunciano con tanto di tatuaggio del cane le situazioni di abuso e maltrattamento di cui vengono a conoscenza. E dal tatuaggio è possibile conoscere chi lo ha posseduto e allenato.
Perché non dire, per esempio, che l’industria ha fallito clamorosamente nei suoi tentativi di darsi regole per garantire un minimo di benessere ai cani? Sul web ci sono continuamente notizie di cani ritrovati senza le orecchie, in modo che non si sappia chi li ha abbandonati. I greyhound in Irlanda sono beni agricoli non per mentalità, ma per convenienza: se fossero riconosciuti come pet l’industria dovrebbe trattarli come tali e dunque chiuderebbe. Pianificare le cucciolate usando l’inseminazione artificiale, scartare i cuccioli inadatti, privare i cani del gioco, tenerli sempre o quasi in gabbia, ucciderli quando si fanno male, farli correre anche se è pericoloso, sopprimerli quando sono diventati inutili: come potrebbe essere compatibile questo con il riconoscimento come pet?
Ma anche sul piano della mentalità, moltissimi irlandesi non sanno cosa accade ai greyhound, come è possibile? Grazie al fatto che l’IGB nasconde la verità. Il silenzio è uno strumento dell’industria per evitare che le persone sappiano. Molti in realtà semplicemente non sanno e dunque non si pongono il problema dei maltrattamenti. Per loro i greyhound sono atleti. Se conoscessero come stanno le cose, probabilmente comincerebbero a riconoscere cosa è veramente il mondo delle corse: una macchina crudele per fare soldi sulla pelle dei cani.
Pensare di convincere un sistema del genere a suicidarsi è realistico? Non è la mentalità di chi sfrutta i cani che deve essere cambiata, ma l’industria deve essere messa nella condizione di chiudere attraverso un lavoro costante e puntuale di informazione che la renda insopportabile per gli stessi irlandesi.
Inoltre, oggi la situazione sta cambiando in quello che è il principale cliente dell’industria irlandese, l’industria delle corse in Gran Bretagna: cinodromi chiudono e cresce la forza delle organizzazioni che fanno denuncia e informazione. Appoggiare queste associazioni significa indirettamente aiutare i greyhound irlandesi, perché il loro successo toglierà ossigeno a chi li sfrutta. Perché allora non parlare delle loro azioni, delle loro campagne, dei loro risultati, perché non sostenerle in tutti i modi possibili?
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