Merci, non animali d’affezione
I 20 greyhound comprati in Irlanda e destinati a essere ab-usati in Spagna sono partiti. Fanno la stessa strada dei loro fratelli che trovano una nuova vita nel nostro paese, almeno fino a un certo punto. Ma la destinazione e il destino dono diversi, non troveranno l’amore di una casa […]
I 20 greyhound comprati in Irlanda e destinati a essere ab-usati in Spagna sono partiti. Fanno la stessa strada dei loro fratelli che trovano una nuova vita nel nostro paese, almeno fino a un certo punto. Ma la destinazione e il destino dono diversi, non troveranno l’amore di una casa ad attenderli, ma una vita misera di sfruttamento e probabilmente una fine ancora peggiore. Quali possibilità hanno di salvarsi in un posto come la Spagna, in cui ogni anno almeno 50.000 galgo vengono fatti fuori e in modo barbaro? Quasi nessuna. A niente sono servite le proteste e le lettere, a niente l’indignazione degli amici degli animali. Perché niente hanno fatto quelli che avrebbero potuto impedirlo, cioè i responsabili del greyhound racing e il governo irlandese. Dove è il welfare del signor Barry Coleman, responsabile di un welfare che esiste solo a parole? Quale è stato il peso di quelli che affermano di avere un dialogo con l’IGB e che ci raccontano che questo ha portato grandi successi? Al di là delle chiacchiere, ancora una volta è emerso un fatto semplice, cioè che per l’IGB e per il governo irlandese i greyhound sono soltanto merci. Non esseri viventi, non animali d’affezione, solo merci, da vendere e usare come fossero cose. Quel che conta è fare soldi. Cosa importa che vita faranno e quale sarà il loro destino? Nulla, e d’altra parte così è anche per moltissimi greyhound che rimangono a “vivere” in Irlanda o Gran Bretagna. Solo la fine del greyhound racing può salvare i greyhound in maniera definitiva. Ci vorranno un cambio di mentalità o il calo delle scommesse, o forse tutte e due le cose insieme. Quello che chiaramente è inutile è il dialogo con chi li manda a morire. © Riproduzione riservata