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L’industria non cambierà, può solo chiudere. Con il nostro aiuto

Era il 2008, mese di agosto, quando due greyhound orrendamente mutilati vennero rinvenuti nel fiume Foyle, in Irlanda del Nord, lo stesso fiume in cui il 24 giugno di quest’anno è stato ritrovato il corpo di un greyhound con le orecchie mozzate. Sono passati sette anni, ma la musica in […]

Era il 2008, mese di agosto, quando due greyhound orrendamente mutilati vennero rinvenuti nel fiume Foyle, in Irlanda del Nord, lo stesso fiume in cui il 24 giugno di quest’anno è stato ritrovato il corpo di un greyhound con le orecchie mozzate.

Sono passati sette anni, ma la musica in Irlanda non è cambiata, malgrado quanti, nell’industria e tra quelli che collaborano con l’industria, parlano di grandi progressi del welfare per i greyhound ed elogiano la presunta capacità di autoregolamentazione dell’IGB, l’ente corse semistatale.

La verità è invece sotto gli occhi di tutti, basta solo osservarla senza  paraocchi e senza malafede: la condizione dei greyhound irlandesi in generale non è migliorata per nulla, e l’industria non può e non vuole fare nulla per migliorarla.

Non può e non vuole, perché per l’industria l’overbreeding, cioè la nascita di un numero di cani superiore al fabbisogno, la riduzione dei costi, l’aumento dei ricavi sono ragione di vita. I greyhound, per l’industria, sono come gli schiavi nell’antica Roma. E come gli schiavi erano cose, così i greyhound sono beni agricoli, su cui l’industria ha potere incontrollato di vita e di morte.

Peraltro, se qualcuno pensa che i greyhound uccisi e mutilati siano l’eccezione può riflettere su un semplice dato: nel corso degli ultimi anni, la media dei greyhound irlandesi scomparsi nel nulla oscilla tra 10.000 e 15.000 ogni anno. Che fine hanno fatto questi cani, dal momento che il numero medio di quelli che vengono soppressi nei canili si aggira intorno a 500 ogni anno?

Dove sono finiti i corpi di queste decine di migliaia di cani? Quanti di loro sono finiti nei fiumi, in mare o sottoterra in fosse comuni?

Può l’IGB spiegare in maniera seria e veritiera dove sono finiti questi cani e chi è stato responsabile della loro scomparsa? Può l’IGB escludere che molti di loro siano finiti sotto terra o chissà dove? Può l’IGB spiegarci, se non sono finiti sottoterra o in mare, dove sono finiti? Infine, può l’IGB spiegarci cosa ha fatto per salvarli?

La risposta è ovvia, l’IGB non ha fatto nulla, assolutamente nulla, se non vendere ai gonzi la favola che con il DNA si possono tracciare i responsabili delle crudeltà. Dov’è il DNA dei cani che semplicemente scompaiono nel nulla e quante persone sono state condannate per crudeltà verso i greyhound? Per avere il DNA bisogna avere i corpi. Quella del DNA è una delle tante favole per darsi un’aria rispettabile.

E se cambiano la latitudine e la longitudine, non cambia la sostanza: in questi giorni vicino a Durham, in UK è stata ritrovata in avanzato stato di decomposizione una greyhound con microchip dell’industria. E che dire degli scandali per maltrattamenti dei greyhound da parte dell’industria in Australia?  E ci fermiamo qui, ma ce ne sarebbe ancora: USA, Vietnam, Macao…

Cambiano le coordinate geografiche ma la musica di morte che suona l’industria delle corse è sempre la stessa.

Quello che sta cambiando è invece il fatto che l’opinione pubblica sta acquistando consapevolezza della situazione e disapprova sempre di più l’industria, grazie a quanti danno voce ai greyhound e mostrano la verità nella sua crudezza.

Questa è la strada, ed è ora che la voce dei greyhound si faccia sentire più forte anche in Irlanda, il paese in cui forse il silenzio è maggiore, grazie alla connivenza tra il governo e l’IGB e al silenzio della zona grigia, quella di chi evita accuratamente di schierarsi in pubblico contro l’ente corse, oppure collabora con esso.

E a quanti pensano che le cose non possono cambiare, ricordiamo che nessuno avrebbe mai potuto pensare, anche solo cinque anni fa, che in Irlanda sarebbe stato legale il matrimonio gay. Se le persone si impegnano le cose cambiano, e cambieranno anche per i greyhound irlandesi. La domanda non è dunque “se cambierà mai la situazione dei greyhound irlandesi”, ma “cosa posso fare io per farla cambiare”. Per sempre.

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