“L’industria dei greyhound” – Il report del Dogs Trust evidenzia come l’autoregolamentazione non funziona
Il Dogs Trust ha investigato e segretamente filmato un certo numero di kennel di trainer, a sostegno della tesi secondo cui l’autoregolazione da parte dell’industria delle corse non sta funzionando e che ispezioni indipendenti all’interno dei kennel sono necessarie già da molto tempo. Dog trust ha fatto visita a 9 […]
Il Dogs Trust ha investigato e segretamente filmato un certo numero di kennel di trainer, a sostegno della tesi secondo cui l’autoregolazione da parte dell’industria delle corse non sta funzionando e che ispezioni indipendenti all’interno dei kennel sono necessarie già da molto tempo.
Dog trust ha fatto visita a 9 trainer, nei kennel dove alloggiano i loro greyhound, e sta utilizzando questa inchiesta per mettere in luce le pessime condizioni di cui sono stati testimoni.
Almeno in tre di questi kennel, le condizioni di vita dei greyhound violerebbero severamente, secondo gli investigatori, sia lo standard minimo previsto dal GBGB (regola 212) sia l’Animal Boarding Establishment Act del 1963 del CIEH (L’Istituto per la Salute Ambientale, ndr).
Vi riportiamo di seguito la traduzione di alcune parti del Report “The Greyhound Industry” che riporta gli esiti dell’indagine.
INTRODUZIONE
Le normative sulla tutela degli animali nelle corse coi greyhound (2010) furono introdotte in seguito all’enorme pressione mediatica da parte di associazioni, politici, media e popolazione per far si che l’industria delle corse rimediasse ai propri errori e migliorasse il benessere dei cani coinvolti. Tuttavia all’epoca Dogs Trust e altre diffidarono del fatto che queste regolamentazioni sarebbero state sufficienti per affrontare tematiche di tutela soprattutto perchè le norme si concentravano sull’auto regolamentazione dell’industria delle corse su un solo aspetto: la pista.
Dopo 5 anni, siamo convinti che il GBGB e l’Independent Tracks non stiano realizzando i miglioramenti che crediamo sia necessario apportare per tutelare tutti i greyhound.
La legislazione secondaria introdotta nel 2010 si concentrava solo sulla sicurezza e tutela dei cani in pista (dove i greyhound trascorrono meno del 10% del loro tempo), ma non ci sono disposizioni che li proteggano durante la somministrazione dei pasti, il trasporto, l’allevamento o il ritiro dalle corse. Nel sommario della consultazione il Governo afferma che la Legge sul benessere animale è rispettata, fornendo sufficiente tutela in questi ambiti. Ma ci sono ancora molte attività di questa industria che si svolgono a porte chiuse e, senza ispezioni regolari ed indipendenti, è difficile per le forze dell’ordine far applicare le leggi più adeguate.
Invece il Governo Irlandese ha introdotto nel 2011 la normativa sulla tutela dei Greyhound che trattava nello specifico la detenzione, il commercio, il trasporto, l’allevamento, l’addestramento, l’uso nelle corse e nella caccia alla lepre, andando ben oltre la normativa britannica nel proteggere appositamente i Greyhound nel corso di tutta la vita.
Il compito di far rispettare questa legislazione è a carico dell’Irish Greyhound Board (IGB) che è un organismo parastatale e dell’Irish Coursing Club (ICC).
Attualmente l’ambito di competenza delle norme riguarda solo il benessere dei greyhound ma è necessario estenderla anche ai settori dell’addestramento e dell’allevamento.
Se questa lacuna non verrà colmata in questi ambiti sconosciuti, in cui i Greyhound trascorrono la maggior parte del tempo, si continueranno ad evadere i controlli.
Essendo il 5° sport più popolare della Gran Bretagna, con un’industria che frutta un giro d’affari di scommesse per circa 1,3 miliardi di sterline, con 237 milioni di vincite lorde per i bookmakers e un guadagno netto per l’industria di 119 milioni di sterline, sembra inconcepibile che i greyhound da corsa siano tenuti in simili condizioni.
Il Greyhound Board of Great Britaing ha messo a disposizione 1,2 milioni di sterline per gli addestratori professionisti (ogni 4 anni), mentre i loro collaboratori stipendiati dovrebbero ispezionare ogni struttura almeno 2 volte l’anno, più un ulteriore controllo veterinario. E’ chiaro che questo non è abbastanza. Un approccio volontario finora non ha funzionato. Se vogliamo davvero proteggere e migliorare il benessere dei Greyhound, le normative devono essere estese ed opportunamente rafforzate. La nostra inchiesta rivela il perchè.
Adrian Burder CEO
SINTESI
Dogs Trust ha realizzato un’indagine approfondita durata 3 mesi sulle condizioni degli allevamenti di greyhound nel Regno Unito.
La nostra inchiesta rivela la necessità chiara di presentare un piano di controllo indipendente ed una legislazione atta a regolare le condizioni di vita dei Greyhound nei canili e fuori dalla pista. Abbiamo incontrato 9 allevatori di greyhound da corsa nelle loro strutture.
Questa relazione serve per evidenziare le condizioni peggiori che abbiamo riscontrato.
L’indagine prevedeva di ottenere video ed informazioni sullo stato dei ricoveri/alloggi dei Greyhound fuori dalle piste, le condizioni, le dimensioni comparandole con le leggi vigenti (The Animal Boarding Establishments Act del 1963, e the Welfare of Racing Greyhound Regulations del 2010), oltre a registrare il modo in cui ogni cane è tenuto nel box, annotare le attività fisiche quotidiane, il numero di persone addette ai cani per ogni box e le tecniche di addestramento.
Tra gli addestratori ispezionati, tre tenevano i Greyhound in condizioni davvero pessime, con la necessità di ulteriori indagini urgenti. I rimanenti richiedevano tutti alcuni miglioramenti.
E’ importante notare che gli standard di riferimento con cui sono stati valutati sono le stesse regole della GBGB e del Boarding Establishments Act, che consideriamo ormai sorpassate in quanto trattano solo di standard di benessere basilari minimi.
Vedrete dagli esempi presi in esame che mentre la qualità generale di alcuni allevamenti era passabile, per altri era davvero misera.
Tuttavia non ci preoccupa solo la struttura dei box, ma si dovrebbero considerare di più anche la formazione del personale, la socializzazione e l’arricchimento ambientale per cani ospitati per lunghi periodi di tempo.
Questa relazione non è stata concepita per denunciare e condannare singoli individui, molti dei quali operano spesso in perdita economica. Ma piuttosto per evidenziare le pessime condizioni degli allevamenti, in un settore che frutta guadagni di oltre 237 milioni di sterline per i bookmakers (Deloitte Report Economic Impact of British Greyhound Racing Industry 2014).
La stessa inchiesta sottolinea anche che nel complesso sembra che gli addestratori abbiano una perdita annua di circa 3 milioni di sterline dalle operazioni coi Greyhound, quindi sono contribuenti netti al finanziamento del settore.
Considerando poi che l’età media di un addestratore riconosciuto dalla GBGB è di 59 anni, vicina al pensionamento, potrebbe rappresentare un piccolo incentivo ad investire in miglioramenti delle strutture. E’ chiaro che per portare molti allevamenti ad un livello qualitativo standard, è necessario investire molto denaro e fissare delle linee guida attraverso una normativa chiara.
Gli allevamenti e i ricoveri hanno normative e regolamentazioni che li tutelano da controlli indipendenti; non vediamo ragione per cui i canili per Greyhound debbano continuare ad evadere i controlli di legge. C’è la necessità chiara di presentare un piano di controllo indipendente ed una legislazione atta a regolare le condizioni di vita dei Greyhound nei canili e fuori dalla pista.
CONCLUSIONI PRINCIPALI DELL’INCHIESTA
I problemi sul benessere dei greyhound nei canili
– Le condizioni in almeno tre delle strutture di addestramento hanno pesantemente violato sia la norma 212 della GBGB sullo standard minimo che la guida del CIEH (chartered institution of enviromental health) contenuta nell’ Animal Boarding Establishments Act del 1963.
– Le condizioni riscontrate in molte altre strutture violerebbero alcuni standard minimi del GBGB e dell’Animal Boarding Establishments Act del 1963.
Possibili violazioni riscontrate:
– I box in pessime condizioni igieniche erano immersi nell’urina e negli escrementi che sembravano non esser stati puliti da giorni.
– Nessun segno di disinfezione o presenza di materiali per la pulizia nei locali, nè prove che i box fossero stati puliti e disinfettati di recente, a causa di spessi strati di polvere e ragnatele.
– I box apparivano trascurati per la presenza di parti di metallo e legno affilate con cui i cani potevano ferirsi.
– Danni significativi provocati dall’acqua sui tetti marci, alcuni dei quali erano caduti, rappresentando un serio pericolo per i cani.
– I box erano bui e umidi senza un’illuminazione adeguata.
– Le zone adibite alla preparazione del cibo erano estremamente sporche, e con le sostanze chimiche poste al di sopra dei contenitori di mangiare.
– Nei locali non c’era alcun equipaggiamento antincendio.
Altri problemi sul benessere dei Greyhound
– Molti addestratori denunciano numerosi incidenti capitati ai greyhound dentro ai box.
– Alcuni addestratori hanno ammesso di ridurre al minimo il ricorso ai veterinari, medicando da soli i cani.
– Alcuni addestratori hanno denunciato le pessime condizioni di trasporto dei greyhound che viaggiano dall’Irlanda al Regno Unito per esser venduti.
– Alcuni addestratori davano da mangiare ai cani solo una volta al giorno per via del calendario di corse nel Bookmakers Afternoon Greyhound Races (BAGS).
– Inoltre alcuni ricevevano pressioni per comprare cani poco quotati dall’irlanda per soddisfare la richiesta del bags. – Numerosi addestratori sembravano non avere un adeguato sistema di riscaldamento.
Dall’inchiesta è emerso che
“I kennel erano molto sporchi, i giacigli erano costituiti da giornali strappati che puzzavano fortemente di urina. L’incuria era evidente e c’erano segni di masticazione sulle porte e sui muri.
I pavimenti della maggior parte dei kennel erano impregnati di urina e c’erano escrementi a terra, la pulizia non veniva fatta da giorni.
Era anche evidente che le parti esterne non erano state pulite da diverse settimane.
I kennel erano bui e apparivano malsani; l’unica luce proveniva dai corridoi che si trovavano alle estremità di due blocchi, in due kennel su tre. Non si vedevano mezzi di riscaldamento né la possibilità di avere acqua calda.
Il trainer 1 indagato ha fatto sorgere preoccupazioni per lo stato dei box e l’affermazione che i cani feriti non vengono controllati da un veterinario. Il trainer n° 1 mette così tutti i cani a serio rischio e quindi si dovrebbe indagare ulteriormente su di lui.
Il trainer 2 ha fatto sorgere molti dubbi soprattutto per lo stato dei box e per il fatto che facesse tutto quanto da solo. L’addestratore n° 2 era chiaramente incapace di farcela senza alcuna assistenza, mettendo così tutti i cani in pericolo. Questa struttura richiederebbe indagini ulteriori.
Nella struttura del trainer 3 la maggioranza dei cani erano in buona salute, tuttavia sono sorte perplessità sulla potenziale contaminazione tra cani e umani a causa della scarsa igiene. Inoltre il sistema antincendio è sembrato inadeguato.
L’addestratore n. 4 conosceva ogni cane per nome ed era in grado di fornire dettagli sulle loro carriere sportive e sulla loro storia medica. Aveva un rapporto di lavoro molto stretto con il suo team veterinario ed ogni 6 settimane faceva fare fisioterapia ai cani. Ci teneva a sottolineare che avrebbe non solo rifiutato cani offerti in cattive condizioni di salute, ma avrebbe anche reso noto il nome del venditore nell’ambiente in caso avessero cercato di vendere ad altri cani maltrattati. Ha espresso preoccupazione sul fatto che la maggioranza degli allevatori e venditori irlandesi non abbiano per niente a cuore gli interessi dei cani.
L’addestratore n. 5 conosceva ogni cane per nome e sapeva fornire dettagli approfonditi sulle loro carriere sportive e sulla loro storia medica. Come l’addestratore n° 4, il n° 5 ha ribadito che la maggiorparte degli allevatori irlandesi è interessato solo al guadagno e non a fornire cani ben allevati. L’addestratore afferma di trattare solo con uno o due allevatori irlandesi con cui ha instaurato un rapporto di lavoro saldo.
Potete leggere l’intero report qui. greyhound 2015
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