L’esportazione dei greyhound irlandesi, il programma di sviluppo dell’IGB e la necessità di nuove strategie per difendere i greyhound irlandesi
Contrariamente alle speranze di alcuni, secondo noi irrealistiche e fantasiose, circa un miglioramento della condizione dei greyhound in Irlanda, la verità si sta mostrando nella sua durezza. La verità è che l’industria e in particolare l’IGB, l’ente corse semistatale che la gestisce, non ha alcuna intenzione di assistere passivamente al […]
Contrariamente alle speranze di alcuni, secondo noi irrealistiche e fantasiose, circa un miglioramento della condizione dei greyhound in Irlanda, la verità si sta mostrando nella sua durezza.
La verità è che l’industria e in particolare l’IGB, l’ente corse semistatale che la gestisce, non ha alcuna intenzione di assistere passivamente al calo dei profitti, tantomeno ha intenzione di promuovere alcuna politica seria di benessere per i greyhound.
Due fatti di questi giorni lo provano e sono profondamente collegati, anche se non sembrerà così ai superficiali.
Il primo fatto è l’annuncio di una serie di investimenti aggiuntivi per un totale di 1.500.000 euro, destinati a sostenere e sviluppare tutti i settori chiave, come l’allevamento, l’addestramento, la gestione delle piste e l’educazione, per esempio.
Il secondo fatto è l’esportazione di almeno 9 greyhound a Macao, dove è situata quella che molti considerano la peggiore pista del mondo, una pista da cui quasi nessun greyhound esce vivo.
La risposta dell’IGB a chi chiede spiegazioni è che si tratta di iniziative private; una risposta che farebbe ridere se non fosse che è una condanna a morte per i cani.
L’industria delle corse in Irlanda, così come in altri paesi, si autoregola, cioè l’IGB fa le regole a se stesso; cosa potrebbe impedire a questi signori di proibire l’esportazione dei greyhound in paesi in cui non esiste alcuna regola minima di “benessere” per i cani, che sono destinati a morire senza nessuna speranza?
La verità è che all’IGB, cioè all’industria, non importa niente dei cani: il problema è di ottenere profitto a qualunque costo. Attraverso investimenti, aumento dell’esportazione, diffusione delle scommesse attraverso internet in paesi lontani, come il Pakistan, altro luogo in cui finiscono la loro misera vita non pochi greyhound irlandesi.
Di fronte a questo quadro desolante urge uno scatto di orgoglio da parte di tutti quelli che amano sinceramente i greyhound, nel mondo e in Irlanda. Il problema è globale perché l’Irlanda si candida ad essere, se già non lo è, il principale esportatore di greyhound nel mondo. Ma è anche irlandese e coinvolge tutti gli irlandesi che hanno a cuore questi cani.
I fatti mostrano che non è sufficiente promuovere i greyhound come pet, e che non è realistico confidare nella capacità dell’industria di garantire un minimo benessere ai greyhound.
I fatti mostrano che è necessario un approccio diverso, che è necessario promuovere più consapevolezza sulla reale situazione dei greyhound in Irlanda e sulla reale natura dell’industria e dell’IGB.
Certamente è una strada difficile, ma l’unica realistica, e già oggi si può cominciare pretendendo che l’IGB e il governo irlandese, che finanzia l’ente corse, blocchino ogni esportazione di greyhound verso i paesi in cui questi non sono riconosciuti come pet, e come tali tutelati.
Se non lo faranno, come noi crediamo sarà, bisognerà trarre le opportune conseguenze.
Nella foto, i greyhound irlandesi a Macao. Cortesia di GREY2K USA Worldwide
Massimo Greco