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Le corse per niente amatoriali dell’Enci e la pista di Maserada sul Piave

Un ingenuo che pensasse che una pista per le corse dei levrieri sia un ameno luogo di ritrovo per far fare una sgambatina ai cani o un’allegra scampagnata, farebbe bene a leggere il Regolamento per le prove di lavoro delle razze levriere, emanato dall’Enci e in vigore dal primo gennaio […]

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Un ingenuo che pensasse che una pista per le corse dei levrieri sia un ameno luogo di ritrovo per far fare una sgambatina ai cani o un’allegra scampagnata, farebbe bene a leggere il Regolamento per le prove di lavoro delle razze levriere, emanato dall’Enci e in vigore dal primo gennaio di quest’anno. Questo documento  contiene alcuni passaggi molto illuminanti,  che sgomberano il campo da equivoci e illusioni, mostrando anche quanto l’idea di costruire una pista per levrieri a Maserada del Piave sia pericolosa per i cani e forse non solo.

Per prima cosa, notiamo che la parola “amatoriali”, presente nel regolamento precedente,  è scomparsa.

Il regolamento del 2017 recitava: 1.1. Il regolamento ha lo scopo di uniformare e regolamentare lo svolgimento delle corse amatoriali e del coursing dei levrieri in Italia” e proseguiva “2. DEFINIZIONE DI “CORSE AMATORIALI DI LEVRIERI”(…)
2.1 Possono beneficiare della denominazione “Corse Amatoriali dei Levrieri” (…)”.

Nel nuovo regolamento troviamo scritto che “1.1. Il regolamento ha lo scopo di uniformare e regolamentare lo svolgimento dei racing nazionali e dei coursing nazionali per levrieri, (…). E “2. DEFINIZIONE DI “RACING PER LEVRIERI“, (…)
2.1 Possono beneficiare della denominazione “Racing per Levrieri” (…)”. [grassetto nostro]

La scomparsa del termine è la fine dell’equivoco: come è specificato più avanti “Per racing e coursing internazionali e nazionali si intendono quelle riconosciute dall’FCI e/o dall’ENCI. Comprendono prove agonistiche a carattere internazionale e/o nazionale. “  [grassetto nostro]

Le cosiddette prove di lavoro comprendono dunque corse agonistiche e per niente amatoriali, come per esempio la gara internazionale già programmata a Maserada, da ben prima che la concessione venisse approvata, per il 16 ottobre 2022.

Proseguiamo: poco più avanti leggiamo che “Il proprietario/conduttore di un cane non è responsabile nel caso il suo cane ferisca un altro cane durante la corsa.” Ma come è possibile, dal momento che per la legge il proprietario di un cane è responsabile civilmente e penalmente?  Nei paesi in cui esistono le corse con scommesse questo è possibile, ma in Italia?

Quanto al modo in cui si svolgono le corse non ci sono sostanziali differenze rispetto al racing con scommesse: pettorine, gabbie di partenza, museruola.

Le gabbie di partenza devono essere posizionate in modo che i cani abbiano di fronte a sé un rettilineo di almeno 40 metri. In questo modo i cani arriveranno alla prima curva in piena accelerazione, come nelle corse con scommesse, con tutti i rischi connessi per la loro salute e incolumità. Il che non è un problema da poco, perché è documentato che le curve, e in particolare la prima, sono il momento in cui avvengono più incidenti. I cani possono scontrarsi e possono perdere la traiettoria, o tutte e due le cose, con conseguenze generalmente gravi se non fatali.

Che le corse siano pericolose è dichiarato nello stesso regolamento: “Il veterinario è nominato dall’organizzazione. Deve essere presente per tenere sotto continuo controllo le condizioni generali dei soggetti e pronto ad intervenire durante tutta la manifestazione, con un equipaggiamento che gli permetta il trattamento in loco delle urgenze dovute a ferite, fratture, collasso cardiocircolatorio.”

Naturalmente, bisogna rendere questi rischi per gli animali accettabili e dunque troviamo scritto che

“Il principio della protezione degli animali deve sempre essere rispettato e deve guidare i comportamenti dei funzionari e dei partecipanti alle prove, impegnati ad assumere misure preventive, volte a limitare i rischi di infortunio impliciti nell’esercizio di ogni disciplina sportiva.”

Notiamo a questo proposito due cose. In primo luogo la consapevolezza che le corse sono pericolose in sé, in secondo luogo che l’argomentazione che renderebbe questo accettabile è che ogni sport ha dei rischi. Questo concetto è lo stesso che usano i trainer nelle corse con scommesse per giustificare la presenza di incidenti, peraltro molto frequenti. Peccato che a correre i rischi per uno sport organizzato dagli esseri umani non siano gli esseri umani, ma i cani. Per gli esseri umani il rischio è zero. Poi i trainer e i loro seguaci, perché in realtà ci sono molti a cui piacciono le corse, dicono anche che c’è rischio anche a farli correre in un prato. Argomento palesemente ridicolo: tutto contiene in sé qualche forma di rischio, ma non tutto ha la stessa probabilità di rischio.

A questo proposito ci chiediamo se la Giunta comunale di Maserada sia consapevole di questi aspetti, dal momento che nella convenzione è scritto che
“Il Comune ha la facoltà di risolvere la presente convenzione in caso di grave e reiterato inadempimento rispetto agli obblighi in essa previsti. in particolare, quando: l’attività svolta all’interno dell’impianto sia tale da pregiudicare I’incolumità e lo stato di salute degli animali; vengano fatte ripetute e gravi inosservanze delle norme legislative e regolamentari e delle indicazioni dell’Amministrazione Comunale. anche in materia di sicurezza dell’impianto e di prevenzione infortuni”.

Evenienze statisticamente pressoché certe. E sempre per restare nel tema, come si concilia con la sicurezza il fatto che le reti di recinzione devono essere rialzate dal momento che l’area è destinata a ripopolamento delle lepri? Cosa accadrà se qualche bel leprotto entrerà nella pista mentre ci sono i levrieri?