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Archivio Legacy

L’abbiamo chiamato Rainbow.

11 ottobre 2015Articolo originale →

“Oggi abbiamo ricevuto una chiamata per un cucciolo galgo, che era stato investito da una macchina in autostrada. La persona che ha chiamato ha detto che stava rannicchiato sul ciglio della carreggiata, immobile, con una gamba rotta. Il chiamante non l’aveva visto di persona, ma glielo aveva detto un’altra […]

    “Oggi abbiamo ricevuto una chiamata per un cucciolo galgo, che era stato investito da una macchina in autostrada. La persona che ha chiamato ha detto che stava rannicchiato sul ciglio della carreggiata, immobile, con una gamba rotta. Il chiamante non l’aveva visto di persona,  ma glielo aveva detto un’altra persona che era passata in auto e l’aveva visto. Siamo subito partiti per cercarlo, ma non l’ abbiamo trovato. Abbiamo imboccato la strada di servizio che  costeggia l’autostrada e abbiamo fatto   avanti e indietro più volte, ma niente. Alla fine, abbiamo deciso di prendere l’autostrada per cercare da un’altra prospettiva e, dopo pochi chilometri, abbiamo individuato il sangue sulla corsia, molto sangue, ma nessun cane. Abbiamo guidato di nuovo lungo la strada di servizio, ci siamo fermati all’altezza del punto dove avevamo visto il sangue, e siamo passati attraverso la macchia che costeggia l’autostrada, per raggiungere il sito dove  pensavamo che l’incidente fosse accaduto. Quello che abbiamo trovato è stato raccapricciante. Striature di sangue inspiegabili che suggerivano che più di un animale era stato investito, o che uno stesso animale era stato investito più volte. Nessun corpo. Il primo impatto deve essere accaduto in corsia di sorpasso, e c’erano segni di trascinamento e tracce di sangue verso il bordo della corsia. Pochi metri più in là, sempre nella corsia di sorpasso, sono emersi segni di un altro impatto e di trascinamento  fino al bordo della carreggiata: pezzi di pelle, fibre, strie di sangue a zig- zag lungo il bordo della strada, per metri e metri, fino a scomparire. Nessun corpo. Abbiamo pensato che il personale di servizio dell’autostrada avesse già rimosso il cadavere ed eravamo  in procinto di andarcene, quando abbiamo  controllato alcuni cespugli un po ‘più lontano, per l’ultima volta. E lì lo abbiamo trovato, orribilmente ferito, rotto, spogliato. Era  morto da poco. Caduto lì, o gettato in un cespuglio, come spazzatura. L’abbiamo chiamato Rainbow, Arcobaleno. Era solo uno fra tutti loro.  ce ne sono tanti altri là fuori, che nascono e se ne vanno, senza che nessuno provi dei sentimenti nei loro confronti o che  si prenda la responsabilità della loro vita o della loro morte! Sono  tanti,  i responsabili della sua morte. Il galguero che lo ha abbandonato al suo destino, condannandolo a morte. Tutti quelli che l’hanno visto vagare, ancora illeso o già ferito. Quelli che l’hanno visto ferito alle prime ore del mattino e si sono presi il loro tempo prima di avvertirci, dopo che erano passate  ore. Tutti quelli che l’hanno visto ferito e non hanno fatto nulla. La persona che l’ha investito per prima e l’ha lascito lì,  nella sofferenza e forse l’ha anche trascinato sull’asfalto. Tutti quelli che l’hanno visto, contorto in preda alla sofferenza. La seconda  persona che l’ha colpito e l’ha trascinato sull’asfalto, lasciandolo sanguinante, senza pelle, in preda al terrore e all’agonia. Tutti quelli che non hanno fatto nulla per aiutarlo. L’ho visto solo quando ormai era troppo tardi, e non riesco ad allontanare l’immagine di quel povero, piccolo scricciolo, fuori dalla mia  mente. Di quel cucciolo che giace giace rannicchiato, spaventato e disperato, sul ciglio della strada. Non voglio immaginare il dolore e la paura che deve aver sentito, le ore passate senza che nessuno abbia mosso un dito per lui. Non riesco a scrollarmi di dosso il senso di colpa che provo, per non essere stata in grado di aiutarlo, e mi chiedo: che tipo di persona è quella che riesce a investire  un altro essere vivente, lasciarlo lì ad agonizzare in questo modo  e continuare a vivere in pace. Buon inizio della stagione di caccia,  Spagna 2015. Simonetta Da: http://scoobymedina.blogspot.it/ link all’articolo originale

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