La storia di Laika, la prima cagnetta nello spazio, nelle parole di Dino Buzzati. Da Marchesini Etologia
“Addio dunque, gentile cagnolino che non scodinzoli più, che non avrai più una cuccia, temo, né il prato, né la palla, né il padrone. Tu morrai in crudele solitudine senza saper d’essere un eroe della storia, un simbolo del progresso, un pioniere degli spazi. Ancora una volta l’uomo ha approfittato […]
“Addio dunque, gentile cagnolino che non scodinzoli più, che non avrai più una cuccia, temo, né il prato, né la palla, né il padrone. Tu morrai in crudele solitudine senza saper d’essere un eroe della storia, un simbolo del progresso, un pioniere degli spazi. Ancora una volta l’uomo ha approfittato della tua innocenza, ha abusato di te per sentirsi ancora più grande e darsi un mucchio di arie.” Con questa frase si conclude l’articolo che Dino Buzzati scrisse sul Corriere dell’Informazione il 16 novembre 1957, pochi giorni dopo il compimento di questo inutile e crudele esperimento compiuto su Laika, la prima cagnolina mandata nello spazio dall’Unione Sovietica. Fu scelta per la sua giovane età, circa 3 anni, e le sue piccole dimensioni. Su di lei vennero effettuati dei test davvero terrificanti per prepararla alla spedizione, meglio definibile come vera e propria condanna a morte. Anche questa volta l’uomo ha abusato della vita di una innocente creatura per soddisfare il proprio ego. La fiducia illimitata del cane è in netta contrapposizione al bieco cinismo ed egoismo dell’uomo. L’obiettivo dell’Unione Sovietica, nel 1957, era quello di mandare in orbita un nuovo satellite in occasione del quarantesimo anniversario della Rivoluzione d’ottobre e ovviamente battere sul tempo gli americani per la seconda volta. Gli americani, si sa, usavano sistematicamente gli scimpanzé in test assurdi. “Le scimmie si comportano sempre male, provano a toccare tutto quello che possono – avrà poi modo di dire Vladimir Ponomarenko, allora capo dell’accademia spaziale – invece il cane è amico dell’uomo, ed è facile da addestrare”…..parole DAVVERO AGGHIACCIANTI!!! La missione, fin dall’inizio, non prevedeva il ritorno in vita dell’esserino a bordo. Non c’erano gli scudi termici per il rientro, ma nemmeno le attrezzature per far sopravvivere alcunché nello spazio per più di poche ore. Il governo sovietico diffuse prima la notizia dell’esistenza di un paracadute, poi di aver previsto a bordo della capsula del cibo avvelenato per far morire “dolcemente” l’animale. L’uomo senza scrupoli e senza cuore ha utilizzato o meglio ucciso la piccola Laika, dimostrando la sua smania di superiorità in un società nella quale invece, dovrebbe assolutamente esistere il rispetto per la diversità e l’alterità animale. Il desiderio di supremazia dell’uomo ha ucciso un cane, il miglior amico dell’uomo….ha ucciso chi sarebbe disposto a sacrificare la propria vita per salvare la nostra… Di seguito l’articolo integrale tratto da Marchesini Etologia.
La storia di Laika, la prima cagnetta nello spazio, nelle parole di Dino Buzzati