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La LACS: “L’industria delle corse in UK tenta di nascondere più di 1000 morti all’anno”.

La Lega (britannica) Contro Gli Sport Crudeli (League Against Cruel Sports) non ha tardato a fare sentire la sua condanna netta e aperta del greyhound racing alla luce dei dati rivelati oggi per la prima volta dall’industria delle corse inglese, la GBGB, che rivelano un numero alto di morti ed infortuni […]

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La Lega (britannica) Contro Gli Sport Crudeli (League Against Cruel Sports) non ha tardato a fare sentire la sua condanna netta e aperta del greyhound racing alla luce dei dati rivelati oggi per la prima volta dall’industria delle corse inglese, la GBGB, che rivelano un numero alto di morti ed infortuni in pista per l’anno 2017 (dati che non rivelano nemmeno la storia completa perché non includono i cani che vengono scartati ancor prima di raggiungere i circuiti),

La LACS commenta: “Questi dati nascondono verità sconvolgenti. Cosa ha provocato queste morti improvvise? Era davvero impossibile salvare i cani che sono stati soppressi a bordo pista? Per quelli le cui cure mediche per salvarli erano troppo costose, a quanto ammontavano i costi? Crediamo che questi dati nascondano una vita di sofferenza ed una morte deplorevole per molti di questi cani, nati solo per gareggiare. È tempo che il greyhound racing venga relegato tra gli sport cruenti che non sono più accettabili”.

E conclude dicendo che l’industria andrebbe gradualmente smantellata, con l’obiettivo finale di un ban totale.

“The League is calling for a phasing out of the industry, aiming for an eventual ban on greyhound racing altogether – and in light of these figures, that day can’t come soon enough”.

Di seguito la traduzione del comunicato ufficiale della LACS.

Pubblicato: 14 marzo 2018
aggiornato: 16 marzo 2018

Secondo i nuovi dati pubblicati dall’industria del greyhound racing, ogni anno più di 1000 greyhound da corsa muoiono o vengono uccisi. Questi dati rivelano anche che i cani da corsa subiscono quasi 5000 infortuni all’anno, in media come se un cane su tre si infortunasse oppure come se lo stesso cane subisse più di un incidente.

Chris Luffingham, Responsabile delle Campagne della League Against Cruel Sports, ha dichiarato:

“Gli amanti degli animali di tutto il paese si stanno chiedendo se la vita di un cane sia un prezzo troppo alto da pagare per uno sport ideato solo ed esclusivamente per offrire alle persone qualcosa su cui scommettere. Può questa industria giustificare 1000 decessi, un quarto dei quali avvenuto a bordo pista? No, non può”.

“Dalle parole usate si evince che l’industria del greyhound racing crede che più di 1000 cani uccisi ogni anno sia un numero accettabile. Affermano di mostrare “cautela e attenzioni” verso i greyhound, per cui è davvero preoccupante intuire cosa loro intendano per negligenza”.

I dati parlano di 1103 decessi all’anno:
– 257 cani soppressi a bordo pista per “ragioni altruistiche”
– 355 cani soppressi perché le cure erano troppo costose, o perché la prognosi era infausta, o perché non è stata trovata una famiglia adottiva;
– 270 cani soppressi perché giudicati “inadatti all’adozione”;
– 55 cani deceduti per “morte improvvisa”.

Chris Luffingham ha aggiunto: “Questi dati nascondono verità sconvolgenti. Cosa ha provocato queste morti improvvise? Era davvero impossibile salvare i cani che sono stati soppressi a bordo pista? Per quelli le cui cure mediche per salvarli erano troppo costose, a quanto ammontavano i costi? Crediamo che questi dati nascondano una vita di sofferenza ed una morte deplorevole per molti di questi cani, nati solo per gareggiare. È tempo che il greyhound racing venga relegato tra gli sport cruenti che non sono più accettabili”.

Un esempio è il caso di Reverse Backways1 che è stato soppresso a bordo pista lo scorso anno. Alla fine si è scoperto che venne ucciso perché non era “un buon candidato come racer” e che il veterinario coinvolto avrebbe detto che “non era sicuro di aver fornito alcuna ragione per sopprimere il greyhound”, e che “i proprietari spesso non danno spiegazioni e lui non sempre le chiede”.

Trudy Baker dell’associazione animalista Greyt Exploitations, ha descritto quell’orrore suggerendo che i dati pubblicati potrebbero sottostimare il problema.

“I dati sugli infortuni e i ritiri dalle gare non hanno alcun valore a meno che non siano verificati in modo indipendente dal pubblico. L’industria ha il dovere morale di rendere conto ed essere trasparente in merito al destino di ogni cane giudicato un “peso economico”. I greyhound sono creature senzienti, non fiche da gioco usa e getta”.

Infortuni

I dati mostrano anche le statistiche sugli infortuni che, tuttavia, sono presentati in forma percentuale rispetto al totale delle gare disputate. In termini reali lo scorso anno ci sono stati circa 5000 incidenti, coinvolgendo circa 14.000 cani dell’industria.

Chris Luffingham ha aggiunto: “Questi dati, di cui l’industria va apparentemente orgogliosa, mostrano come un cane su tre si sia infortunato, o come gli stessi cani abbiano subito molteplici infortuni. Questi incidenti non sono un rischio imprescindibile, ma piuttosto la conseguenza inevitabile di un’industria basata sulla sofferenza dei cani”.

Articolo originale:

https://www.league.org.uk/News/greyhound-racing-industry-spin-tries-to-hide-1000-dead-dogs

Traduzione @Pet levrieri

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