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Archivio Legacy

La gestione degli spazi e delle distanze. Perché è importante.

30 novembre 2013Articolo originale →

Adottare un cane è un grande gesto di amore che, se affrontato con consapevolezza e responsabilità, può diventare una delle più belle esperienze che la vita possa riservarci. A patto, però, di avere le giuste coordinate di incontro. Questo significa fare grande attenzione ad aspetti importanti come la conoscenza della […]

Adottare un cane è un grande gesto di amore che, se affrontato con consapevolezza e responsabilità, può diventare una delle più belle esperienze che la vita possa riservarci. A patto, però, di avere le giuste coordinate di incontro.

Questo significa fare grande attenzione ad aspetti importanti come la conoscenza della loro comunicazione o dei parametri necessari alla tutela del loro benessere, ma significa anche conoscere altrettanto bene gli aspetti fondamentali che determinano il senso di appartenenza al suo nuovo nucleo familiare.

Un cane che vive in casa ed ha libero accesso a tutti gli ambienti, che può scegliere sempre dove riposare e dove stare, che si interpone fra i membri del gruppo quando questi si salutano, che decide quando cominciano e quando si chiudono le interazioni, che gestisce in autonomia il proprio pasto o i suoi giochi preferiti, che ha tutti gli occhi del gruppo costantemente puntati su di lui, sarà una cane che sentirà un grande senso di affiliazione ma che ricaverà degli indizi di posizionamento sociale di rango elevato, che possono fare emergere delle problematiche gestionali.

Se, invece, il cane vive fuori in giardino, non può mai entrare in casa, e tutti si rivolgono a lui solo per farlo correre dietro a una pallina, il suo livello di affiliazione sarà bassissimo. Il ruolo che si ricaverà all’interno del gruppo sarà di poco spessore e il suo rango sarà quello di emarginato.

Queste due opzioni contrapposte hanno in comune il fatto di non essere determinate volontariamente dal gruppo, ma di essere il risultato di una serie di sottovalutazioni di tanti “micro messaggi”.

Infatti, se da una parte possiamo considerare obsoleti concetti come “capobranco” o “dominante”, perché sono frutto della sottovalutazione della complessità cognitiva del cane, dall’altra diventa necessario comprendere che il vostro levriero, appena entrerà all’interno del nuovo nucleo familiare, cercherà di capire chi è, chi gestisce il gruppo, e cosa ci si aspetta da lui.

Da qui l’importanza da una parte di fare particolare attenzione agli indizi di posizionamento sociale sopra citati, per fare capire al nostro cane che può affidare a noi il ruolo di coordinatori e, dall’altra, l’importanza di avere un valore attivo nella costruzione del suo ruolo.

Dare al cane un ruolo familiare compatibile è un elemento che gioca a favore dell’integrazione e va ricercato soprattutto durante il periodo adolescenziale. I ruoli che potremo affidargli sono tanti.

Sarà contento di potere diventare l’accompagnatore nei nostri giri, l’aiutante domestico, colui che ci porta le chiavi di casa, il guinzaglio o le buste della spesa di ritorno a casa. A questo scopo diventa fondamentale fornirgli delle competenze attraverso il gioco.

Parallelamente, la corretta gestione di tutti gli indizi di posizionamento (gestione delle risorse, delle iniziative, degli spazi, delle attenzioni e delle relazioni) ci permetterà di fare capire al cane che siamo noi a coordinare e gestire il gruppo e che non tocca a lui occuparsene.

In questo senso dovremo indirizzare il nostro cane a riposare su una copertina lontano da porte, finestre o luoghi di passaggio, premiandolo ogni volta che sarà calmo.

Sarà importante che non abbia sempre i suoi giochi a disposizione, ma che capisca che siamo noi a gestirli.

Diventerà di fondamentale importanza decidere noi dove e quando si andrà in passeggiata o quando cominceranno e finiranno i momenti di gioco insieme, imparando a osservarlo e ad anticipare i suoi bisogni.

Possiamo anche affermare che l’educazione alimentare rappresenta un momento importantissimo nel quale l’animale si fa un’idea ancora più chiara del gruppo in riferimento ai ruoli, alla leadership e alla coesione.

Questo forse è uno dei rituali più importanti per l’equilibrio psichico del cane e per la sua integrazione all’interno del gruppo familiare.

Numerosi, però, sono gli errori che si commettono nell’ambito di questo momento della quotidianità vissuta con il cane.  Ad esempio, è bene non allungare cibo dalla tavola, in particolar modo se il cane lo richiede in modo esplicito.

Quando sarà il suo momento della pappa (se possibile lontano dai nostri pasti), dovremo fare attenzione a posizionare la ciotola a terra solo dopo che il cane dimostrerà uno stato di calma (andrà ignorato se tenderà ad abbaiare in segno di richiesta o se salterà addosso al proprietario per afferrare il cibo).

A quel punto la persona procederà ad un abbassamento progressivo, senza utilizzare in modo eccessivo la voce, ma concentrandosi prevalentemente sulla comunicazione non verbale. L’ideale sarebbe che il cane imparasse ad attendere un segnale di permesso seguito da un allontanamento dalla ciotola da parte del proprietario che gli consenta di accedervi con maggiore tranquillità.

È bene tenere presente, inoltre, che non è corretto lasciare la ciotola con il cibo a disposizione del cane. Questo rischierebbe di dare un errato posizionamento sociale all’animale. Molti proprietari pensano poi che lasciare la pappa a disposizione diminuisca l’inappetenza del loro animale, ma il risultato, invece, è spesso l’opposto. Avere sempre libero accesso al cibo crea disinteresse e ne diminuisce il valore, esattamente come se noi avessimo sempre il nostro piatto preferito a disposizione: dopo qualche tempo, ne saremmo nauseati.

Attraverso la gestione del rito alimentare, non solo andiamo a ribadire al cane che è il proprietario a permettere l’accesso alla ciotola e non lui a imporcelo, ma lavoriamo anche sull’autocontrollo e l’attesa, aspetti fondamentali per l’integrazione del nostro levriero.

Odette Abramovich, medico veterinario esperto della relazione uomo-animale (zooantropologia), Educatore e Istruttore Cinofilo SIUA