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Archivio Legacy

Kida-Affinita’ elettive.

5 novembre 2018Articolo originale →

È difficile parlare di Kida senza parlare di me. Così come, ormai, è impossibile parlare di me senza Kida. Fin da piccola, condividere la mia vita con un cane è sempre stato uno dei miei sogni più grandi. Parecchi animali sono stati ospiti a casa nostra, ho trascorso […]

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È difficile parlare di Kida senza parlare di me. Così come, ormai, è impossibile parlare di me senza Kida.

Fin da piccola, condividere la mia vita con un cane è sempre stato uno dei miei sogni più grandi. Parecchi animali sono stati ospiti a casa nostra, ho trascorso molti anni in canile come volontaria, ma ci è voluta tanta pazienza prima che i miei genitori si convincessero…

Seguendo contatti e coincidenze, come se tutto quello che mi accadeva intorno stesse indicando la direzione da seguire, sono arrivata a Pet Levrieri e a Kida (in rifugio chiamata Misty). Tutto di lei mi è rimasto impresso fin dal primo istante, nella mente e nel cuore, per una ragione che ancora oggi non so trovare. E, anche se prendersi una responsabilità così grande era una decisione che pesava, non ho dubitato un secondo che lei sarebbe stata la mia scelta. Quando Stefania e Massimo sono venuti a casa nostra per la visita pre-adozione, io ero tesa come una corda di violino: ogni parte di me pregava che andasse tutto bene, che non ci fosse nulla fuori posto, che fossi veramente all’altezza di qualcosa di così bello.

Ed ecco, finalmente: “Misty – Prenotata G.M.”. I successivi mesi di attesa sono stati i più lunghi ed emozionanti di sempre.

Sembra strano, ma ricordo veramente poco del giorno del suo arrivo. Ero così stordita dall’ansia, dalle aspettative, dall’emozione, che i ricordi si sono confusi in un groviglio di immagini sparse. Tra i levrieri che si avvicinavano titubanti alle loro famiglie, è spuntata lei: coda alta, spelacchiata e scodinzolante, naso che si stortava a destra e a sinistra, sguardo incerto ma incuriosito. Niente mi aveva preparata all’emozione di averla vicina a me. Siamo corsi alla macchina quasi subito, ansiosi di portarla a casa e di farle gustare tutto quello che avevamo preparato per lei. Durante il viaggio, non riuscivo a staccare gli occhi da quel corpicino smagrito e pieno di cicatrici accucciato nel bagagliaio, incantata nel vederla lì insieme a noi.

Kida ha dormito per due giorni interi, snobbando ogni stimolo. I giorni seguenti sono stati una lotta continua, ben diversi da come li avevo immaginati: non voleva salire le scale, pretendeva di dormire sul letto, non mangiava assolutamente le crocchette, doveva decidere a tutti i costi che direzione seguire in passeggiata. A suo malgrado, ha dovuto fare i conti con una testa dura quanto la sua.

Conoscersi e capirsi non è stato semplice: io pensavo ai “miei” cani del canile che non avevo potuto portare a casa e mi dovevo confrontare con un’estranea arrivata a cambiare la mia vita e le mie abitudini; lei era alla scoperta di un mondo nuovo, alla disperata ricerca di qualcuno a cui dare fiducia ma spaventata all’idea di lasciarsi andare. Non mi vergogno ad ammettere che all’inizio non riuscivamo a capirci e a venirci incontro. Avevamo aspettative divergenti. Sembra assurdo, ma io, che avevo aspettato quel cambiamento per tanto tempo, vedevo la mia vita diversa da come l’avevo sognata…

Poi abbiamo capito di essere uguali. Stesso carattere solitario, indipendente, permaloso e un po’ “so tutto io”, stessi modi da principessa in pubblico e da tamarra in privato. Abbiamo cominciato a volerci bene per quello che siamo, a prenderci in giro, ad affrontare le piccole cose insieme, a lasciarci andare quando siamo solo noi due e nessuno ci vede. Ci siamo rese conto di esserci trovate, tra mille coincidenze, due anime affini in corpi diversi.

Kida è sbocciata giorno per giorno, lentamente, senza fretta. Prendermi cura di lei mi ha insegnato a prendermi cura di me. Ho riscoperto le passeggiate nel bosco, le coccole discrete, gli sguardi d’intesa, il parlarsi senza bisogno di parole. Lei ha imparato ad addormentarsi sotto le mie carezze, a credere nel mio “va tutto bene”, a giocare se la invito, a non avere paura dei temporali se siamo vicine. Grazie a lei ho messo da parte i piani e le aspettative: non desideravo la sua discrezione, la sua testardaggine, la sua indipendenza… ma l’ho accettata, l’ho compresa e, in fondo, avevo bisogno proprio di lei.

Quando la vedo correre libera e felice nel bosco, con le zampe e la coda sporche di fango, la lingua al vento e gli occhi illuminati che mi cercano, sento di essere completa. E mi piace sempre pensare che il meglio debba ancora venire.

Giulia

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