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Irlanda – ‘RTÉ One’ manda in onda un servizio inchiesta sul greyhound racing in prima serata!

Il 9 marzo la rete televisiva RTE ONE, che è il canale televisivo più seguito in Irlanda, ha dedicato un servizio inchiesta sul greyhound racing in Irlanda, evidenziandone la crudeltà intrinseca, il dissesto economico di un’industria ormai desueta che stenta a sopravvivere, le accuse di truffa, la crudeltà shoccante verso gli […]

Il 9 marzo la rete televisiva RTE ONE, che è il canale televisivo più seguito in Irlanda, ha dedicato un servizio inchiesta sul greyhound racing in Irlanda, evidenziandone la crudeltà intrinseca, il dissesto economico di un’industria ormai desueta che stenta a sopravvivere, le accuse di truffa, la crudeltà shoccante verso gli animali,  il doping dei cani, l’uso di prede vive per l’addestramento dei greyhound (blooding), l’uccisione di migliaia di levrieri ogni anno ( “freddati, con le orecchie mozzate, brutalizzati, annegati“).

Il servizio inchiesta è stato realizzato dalle giornaliste Sharon Ní Bheoláin e Isabel Perceval.

E’ un fatto molto importante che il canale televisivo più seguito in Irlanda abbia dedicato un servizio inchiesta sul greyhound racing, mandandolo in onda all’interno del programma ‘PRIME TIME’, che va appunto in onda nella fascia oraria con il maggior numero di telespettatori.

Segnale che le cose, sia pure lentamente e faticosamente, stanno cambiando.

Ecco a voi il servizio. Sotto trovate la traduzione in italiano.


Ulteriore link:  http://www.rte.ie/player/it/show/prime-time-extras

Traduzione in italiano del SERVIZIO “Irish Greyhound Racing: Gone to the Dogs” – Prime Time – RTÉ One – 9 marzo 2017 

L’industria del greyhound racing sta attraversando un momento difficile, colpita dalle accuse di doping diffuso e costretta a vendere uno dei suoi cinodromi più grandi da cui otterrà ben 16 milioni di euro esentasse, ma almeno per quest’anno riuscirà a sopravvivere.

Come in tutte le cose anche nel racing c’è chi lo vede come un’espressione di eleganza e potenza canina e chi come un’industria che dopa e maltratta gli animali. “Stiamo attraversando un periodo negativo, per me è l’industria che sbaglia”(cit. Dolores Ruth).

Di fronte al calo dei visitatori e dei numerosi decessi la domanda è: come può sopravvivere l’industria? L’ente corse si trova diviso tra il promuovere un’industria in crisi e il dover rispondere alle accuse di doping.

Se continuano a dopare i cani da corsa non ci sarà più possibilità di scommettere liberamente sul vincitore (perché vincerà sempre il cane drogato)”.

Quando gli scommettitori piazzano una puntata come si sentono sapendo degli episodi di maltrattamento e crudeltà sugli animali?

Sharon Ni Bheolain: “Come amante dei cani e da sempre interessata al benessere animale ho voluto scavare a fondo nella nostra industria del greyhound racing”. In passato l’industria del racing è sempre stata fiorente, ma negli ultimi decenni ha subito un declino in tutto il mondo, soprattutto in Irlanda dove l’afflusso nei cinodromi e il giro d’affari sono calati di più del 50% in meno di dieci anni. Ma nonostante tutto ci sono ancora dei sostenitori fedeli al racing che accusano l’IGB di questa crisi: “L’IGB ha sperperato i nostri soldi e distrutto la nostra industria e vogliamo riprenderceli”. “I fondi destinati all’IGB non sono stati spesi in modo saggio”. Per Dolores Ruth allenare i cani è più di un mestiere, è una passione. I suoi cani hanno vinto un sacco di premi e non sono mai risultati positivi ai test anti doping.

Dolore Ruth: “C’è una profonda crisi nel settore per diversi motivi: 1) i numerosi decessi di cani 2) l’uso di sostanze proibite e dobbiamo cercare di uscirne. C’è bisogno di pene più severe per i trasgressori.” Alcuni addestratori hanno avuto diverse volte i loro cani risultati positivi ai test anti droga. “Ci vorrebbe la squalifica a vita soprattutto per chi reitera il reato e c’è bisogno di più trasparenza e apertura su ciò che accade”.

Anni di politica lassista sul problema doping è una cosa, ma non essere in grado di individuarlo perché i laboratori di analisi dei campioni non sono all’altezza è un altro. La relazione sul doping e il controllo medico commissionata dalla stessa IGB e diretta dall’esperto veterinario Tim Morris, pubblicata a luglio 2016, è molto critica in merito.

I laboratori di analisi non sono adeguati per questo tipo di esami. L’IGB non è stato chiaro su quali informazioni volesse dai test perché non è ben informato neppure lui sulla questione. Il sistema usato per il prelievo dei campioni di urina dei cani per i test anti doping è ridicolo, di routine e troppo generico. Non c’è alcuna prova di un approccio basato sull’intelligence.

L’IGB è più trasparente nel fare nomi e cognomi dei responsabili, ma ha iniziato a pubblicare i risultati positivi dei test anti doping solo nell’ottobre 2015. I primi 15 mesi di risultati pubblicati forniscono un quadro preoccupante: sono state trovate tracce di 15 diverse sostanze proibite in 70 campioni analizzati.

Il Prof. Michael Barry (dipartimento di farmacologia): “La mia prima reazione è stata di sorpresa e quasi di shock perché abbiamo trovato tracce di una vasta gamma di prodotti farmaceutici, dai barbiturici che rallentano il sistema nervoso, ai tranquillanti e ovviamente anche anestetici locali e analgesici che sarebbero anche giustificabili, ma anche stimolanti come l’efedrina e persino il metilfenidato che viene usato per curare la ADHD (disturbo da deficit di attenzione, iperattività) nell’uomo”.

Nella dichiarazione rilasciata dall’Irish Bookmaker Association si parla diplomaticamente di “debolezze storiche nell’integrità del prodotto”, ma sono pochi i bookmaker che credono ancora ciecamente nell’onestà del greyhound racing. “Il progresso è in corso”.

Dai tempi in cui il campione dei 100 metri Ben Johnson vinse l’oro alle olimpiadi di Seoul del 1988, per esser poi squalificato dopo soli due giorni per doping, sono passati quasi 30 anni e lo stanozolol viene ancora usato, anche in ambito canino. “Lo stanozolol è uno steroide anabolizzante, derivato del diidrotestosterone, che aumenta la massa muscolare, riducendo la massa grassa e aumentando l’afflusso di sangue.”

Nell’aprile 2014 il greyhound Kereight King, allenato dall’irlandese Pat Curtin, arriva primo al derby, ma viene eliminato perché risultato positivo allo stanozolol. Non è la prima volta che un cane di Curtin risulta positivo ai test anti doping, ma un mese prima ha firmato un contratto di sponsorizzazione con l’IGB, donando decine di migliaia di euro in montepremi. Kereight King infatti correrà altre due volte nei mesi successivi, come se niente fosse.

Nel maggio 2015 Great Kelly partecipa alla stessa gara, vincendola, risultando positiva allo stanozolol e alla chetamina. Il suo addestratore, chiamato a risponderne davanti alla Commissione Disciplinare, risponderà che le sostanze dopanti sarebbero state somministrate al cane prima che lui lo avesse in custodia. Le dichiarazioni non sono state dimostrate per cui viene squalificato per 6 mesi. Sono stati fatti degli studi sugli effetti degli steroidi anabolizzanti da cui è emerso che “la breve esposizione agli steroidi anabolizzanti può avere effetti a lungo termine, anche permanenti, nel miglioramento delle prestazioni atletiche”.

Ma che cosa dire dei laboratori dell’IGB? I greyhound irlandesi risultati positivi ai test anti doping in Gran Bretagna sono risultati negativi ai test fatti su suolo irlandese nei laboratori dell’IGB.

Nella sua relazione il Prof. Morris afferma che gli agenti dopanti importanti come lo stanozolol non possono essere scoperti nei laboratori dell’IGB in quanto le loro attrezzatture e tecnologia non sono grado di individuare minime quantità di sostanze già metabolizzate da tempo.

L’IGB dichiara che questo problema sta per essere risolto in quanto i laboratori verranno dotati di nuovi macchinari, costati ben 400.000 €, operativi a partire da questo mese.

Non è mai successo che un proprietario o un addestratore di greyhound irlandese sanzionato in Regno Unito per uso di sostanze vietate sia stato perseguito anche in Irlanda. L’IGB nega l’uso e l’abuso di stanozolol ad ogni evento da loro organizzato.

Pat Herbert: “Negli ultimi tre anni, ci sono stati solo 11 casi risultati positivi allo stanozolol, e 9 di questi risalivano a cani dello stesso addestratore”. Non serve andare a cercare molto lontano per trovare sostanze proibite, basta guardare su internet dove si trovano migliaia di siti che le vendono.

Sharon Ni Bheolain : “Abbiamo acquistato online 4 prodotti tutti illegali qui in Irlanda, arrivati per posta qui alla stazione televisiva. Il primo si chiama Bucheral o “polvere d’angelo” che contiene un ormone della crescita equino che stimola gli steroidi naturali del corpo come il testosterone e l’estrogeno. Abbiamo trovato tracce di steroidi anche in questo antidolorifico che viene pubblicizzato sul sito proprio per il fatto di non apparire nei test di laboratorio”.

Il veterinario dott. Pete Wedderburn lancia l’allarme: “Come veterinario posso comprare farmaci solo da fornitori autorizzati, non sui siti web perché verrei multato e radiato dall’ordine, quindi noi veterinari sappiamo di non poterlo fare, ma un privato può farlo perché non viene controllato”. “Basterebbe conoscere qualcuno dall’interno che sappia per quali droghe vengono effettuati i testi anti doping e dopare ad hoc il proprio cane, avendo la certezza di restare impuniti, e questa eventualità preoccupa davvero molto”.

L’esportazione dei greyhound irlandesi nel Regno Unito è diventato un grosso business, l’Irlanda fornisce l’80% dei greyhound che corrono nei cinodromi in Gran Bretagna.

I cani dopati sono diventati un grosso problema per le autorità inglesi di regolamentazione.

Da gennaio 2017 sono in atto controlli obbligatori ossia test anti doping automatici.

Richard King, responsabile pubbliche relazioni “Greyhound Rescue Association Ireland”: “Questi test servono di aiuto alle autorità inglesi per controllare il problema, servono due settimane prima di avere i risultati di ogni test e in quel lasso di tempo i cani non possono correre.

Il GBGB mette in guardia da anni i compratori inglesi interessati ad acquistare greyhound irlandesi. Infatti ultimamente sono stati fatti controlli anche sulle compravendite di cani. Raccogliere i risultati negativi dopo anni di regolamentazione tollerante e indulgente e di doping diffuso sono una sfida, ma lo è anche la gestione dei migliaia di cani ex racer.

Marion Fitzgibbon, presidente e fondatrice del rifugio indipendente e antiracing di Limerick Animal Welfare, racconta: “Sono pochi i soldi destinati al benessere e tutela animale che viene lasciata nelle mani delle piccole associazioni onlus sparse in Irlanda che cercano di salvare il maggior numero di cani possibili, ma combattiamo una battaglia persa in partenza.” Sempre più cani vengono semplicemente eliminati. “Stimiamo che almeno 9-10.000 cani l’anno vengano soppressi nei modi più disparati, fucilati, con le orecchie e le code mozzate o bruciate con l’acido, affogati, maltrattati etc.”.

Il famoso reportage dell’emittente australiana Four Corners ha fatto conoscere al mondo intero la pratica dell’uso di prede vive nell’addestramento dei greyhound: nel filmato si vede un maialino che viene legato ad un binario al posto della lepre meccanica da far inseguire ai cani e finisce sbranato vivo. Dall’indagine che ne conseguì vennero incriminate 40 persone coinvolte. Il responsabile di questi maltrattamenti ha lasciato l’Australia ed è tornato in Irlanda per lavorare con alcuni dei maggiori addestratori e, nonostante la sentenza di colpevolezza ricevuta in patria e il divieto di partecipare alle corse che avrebbe dovuto estendersi a tutti i paesi dove il greyhound racing è legale, dopo poche settimane è stato addirittura premiato ad una gara in Irlanda, e fotografato accanto al Presidente dell’IGB, Phil Meaney.

Pat Herbert: “L’IGB condanna da sempre l’uso di prede vive che non viene praticato da nessuno”. Il mese scorso l’IGB ha rifiutato la richiesta di autorizzazione d’uso della licenza di addestratore presentata da questa persona. Se l’industria del racing fosse supportata da coloro che ci lavorano le critiche sarebbero meno accese, ma l’industria è sostenuta pesantemente dai contribuenti per quasi 100 milioni di euro dal 2010.

Tony Foley, lettore alla Facoltà di Economia: “C’è stato un calo significativo nel numero di spettatori, di cani coinvolti e di gare organizzate, e per far fronte a questa crisi il governo ha dovuto aumentare le sovvenzioni statali”. Lo scorso ottobre il Ministero dell’Agricoltura Michael Creed ha giustificato questo aumento di spese sulla base di 10.000 posti di lavoro in più. “Questi dati sono stati pubblicati nel 2010, ma si riferiscono al 2009 e ad oggi dovrebbero essere circa 10.000”.

Gli addetti ai lavori dell’industria sono ben coscienti della situazione di crisi generale, del calo dei premi in denaro, del fatto che alcune strutture vengano sacrificate e vendute per far quadrare i bilanci in rosso dell’ente corse, come Harold Cross. Colin Walsh, direttore operazioni commerciali IGB: “Il nostro fatturato è in forte passivo. Portare avanti quest’industria rappresenta una grossa sfida e una grande resposabilità”.

Nonostante il sostegno di numerosi politici (alcuni sono anche proprietari dei cani che gareggiano) il quesito resta: l’industria continuerà la sua discesa o riuscirà a resistere perché ormai radicata nella cultura rurale del paese?

Il servizio televisivo: https://www.facebook.com/banbloodsports/videos/1240231916092364/?autoplay_reason=all_page_organic_allowed&video_container_type=0&video_creator_product_type=2&app_id=2392950137&live_video_guests=0