Vai al contenuto
Archivio Legacy

Inchiesta del South China Morning Post del 2011 sul Canidrome. Da qui partì la campagna “ClosetheCanidrome” …

22 ottobre 2017Articolo originale →

Riportiamo di seguito la traduzione dell’inchiesta del South China Morning Post a firma di Simon Parry, uscito il 5 giugno del 2011, che rivelò che nel Canidrome nel 2010 erano stati uccisi una media di circa 30 cani al mese, uno al giorno. Sempre secondo l’indagine erano stati importati dall’Australia 383 cani, poi tutti […]

Riportiamo di seguito la traduzione  dell’inchiesta del South China Morning Post a firma di Simon Parry,  uscito il 5 giugno del 2011, che rivelò che nel Canidrome nel 2010 erano stati uccisi una media di circa 30 cani al mese, uno al giorno. Sempre secondo l’indagine erano stati importati dall’Australia 383 cani, poi tutti soppressi con un’iniezione letale perché considerati poco competitivi.

Da questo articolo, insieme all’indagine realizzata da GREY2K USA Worldwide è partita la campagna mondiale per la chiusura del Canidrome, che inizia ufficialmente nel marzo 2012.

Di seguito trovate la traduzione dell’articolo del South China Morning Post. 

Il traguardo finale

Pubblicato : Domenica 05 giugno, 2011, 12:00am Aggiornato: Venerdì, 24 Aprile, 2015, 3:21pm A firma Simon Parry

La struttura fatiscente del Canidrome è l’ultima dimora cupa ed inospitale per greyhound da corsa così sfortunati da esser spediti a Macau. Racconta Simon Parry.

Domenica 5 giugno 2011

In una zona malandata di Macao un gruppo di cani da corsa si gode quelle poche boccate di aria inquinata, mentre vengono condotti in gruppi di sei attorno ad un circuito deserto, prima di esser legati in file, visitati da un veterinario e poi rinchiusi di nuovo in piccole gabbie metalliche. Radunati da inservienti dall’aria tetra in un recinto di cemento malandato con mura alte e filo spinato, questi animali eleganti e aggraziati sembrano dei prigionieri nel braccio della morte a cui viene concesso un allettante assaggio di libertà con una passeggiata quotidiana attorno al circuito prove.

La realtà per questi greyhound nell’unico cinodromo legale in Cina, uno stadio fatiscente poco frequentato a pochi isolati dal confine di Macao, è senza dubbio ancora più cupa: quando vengono fatti uscire dalle loro gabbie si mettono a correre letteralmente per salvarsi la pelle. Appena saltano fuori dai box di partenza a velocità incredibile per inseguire una lepre meccanica, le probabilità sono già contro la loro sopravvivenza: finisci tra i primi tre e potrai vivere un altro giorno per correre. Finisci al di fuori del podio anche solo poche volte e l’unico premio che ottieni è un’iniezione letale.

L’unica cosa certa è che entro tre anni dall’arrivo a Macao, ognuno di questi greyhound sarà morto. In salute, illesi, ma semplicemente non abbastanza veloci per vincere, i cani qui muoiono al ritmo di più di uno al giorno. Le possibilità di venire adottati da una famiglia quando le loro carriere di racer finiscono, come accade per i greyhound in altri paesi, sono pari a zero. Tutto quello che li attende dopo l’ultima corsa è la morte, di solito ad un’età non superiore ai 5 anni, meno della metà della loro normale aspettativa di vita.

Il Canidrome di Macao, costruito negli anni ’30, è l’unico in Asia, ma è comunque un angolo dimenticato dell’impero del gioco d’azzardo di Stanley Ho Hung-sun. Anche se si trova solo ad un miglio dalla zona chiassosa dei casinò, il Canidrome sembra una galassia a sé, nascosta tra le case popolari in un quartiere malfamato dell’ex colonia portoghese.

Una cacofonia inquietante di ululati riverbera in tutto il distretto mentre gli 800 cani, che trascorrono la maggior parte delle loro brevi vite in gabbie accatastate grandi appena per consentire di girarsi e senza mai lasciare il Canidrome, tirano al guinzaglio appena vengono condotti in pista per allenarsi e per la pesatura pre-gara.

Nel corso di ogni serata di gare, il lunedì, giovedì, venerdì e sabato, si svolgono 18 corse, con sei cani ciascuna, viste dagli spalti da un misero pubblico di uomini soprattutto anziani, che pagano un biglietto di 10 patacas e puntano le loro scommesse ai botteghini situati nel seminterrato dello stadio. La maggior parte degli scommettitori che puntano sulle corse lo fanno in una manciata di centri scommesse situati in tutta Macao, dove le corse notturne vengono trasmesse in diretta.

Non viene quasi più nessuno qui” ammette stanco un inserviente. “Preferiscono piazzare le loro scommesse su internet o di fronte alla tv”.

Come prevedibile è tutta una questione di scommesse. Lo scorso anno le corse coi greyhound a Macao hanno prodotto più di 300 milioni di dollari di Hong Kong di guadagni lordi derivanti dal gioco d’azzardo, contro i 60 milioni di quattro anni prima. E si tratta solo dell’1% delle ben più ingenti somme incassate dai casinò della città.

Ci sono state delle speculazioni sul fatto che Ho Hung-sun continuerebbe a tenere aperto il cinodromo almeno in parte per ragioni sentimentali, come posto stravagante nella storia coloniale di Macao, e che dopo la sua morte la sua società lo farà chiudere. Nel frattempo sono i greyhound, importati dall’Australia ad un ritmo di circa 30 al mese, a pagare il prezzo più alto.

Il Dott. Choi U Fai, che dirige la Protezione Animali di Macao e supervisiona l’importazione e la soppressione di ogni cane del Canidrome, definisce “terribili” le condizioni di vita dei greyhound.

Vengono soppressi circa 30 cani al mese“ dice Choi, che redige le relazioni per il governo che mostrano come il numero di cani soppressi sia passato da 322 nel 2009 a 383 lo scorso anno. Nel solo mese di marzo, 45 cani hanno ricevuto un’iniezione letale prima di esser portati all’inceneritore pubblico.

Quando vengono importati, i cani hanno dai due ai tre anni. Il periodo più lungo di permanenza nel cinodromo è di tre anni.” Dice Choi. “Solo pochi vengono fatti addormentare per sempre perché feriti. Per la maggior parte è solo perchè non riescono a vincere”.

I greyhound importati sono acquistati ad aste a Macao e possono costare fino a 50.000 HK$ l’uno. Il Canidrome prende una commissione sull’importazione e la compravendita di ogni cane, fornendo un grosso incentivo a mantenere vivo questo giro d’affari ad alto tasso di mortalità per i greyhound. Ai proprietari non è consentito portare i cani al di fuori del Canidrome e devono pagare mensilmente per la sistemazione nelle gabbie e l’addestramento.

Se restano lì (anche a fine carriera), il proprietario deve pagare per vitto, alloggio e addestramento” dice Choi. “Quindi i proprietari preferiscono sopprimere i cani per non continuare a pagare. Preferiscono comprare un nuovo cane”.

E’ questo il problema ed è così ovunque. Ma in altri paesi esistono programmi di adozione per cani ex-racer, dove vengono trovate famiglie interessate ad adottarli come pet. Non possiamo farlo a Macao. Il centro di dog-racing non consente di dare in adozione i cani a Macao. Macao è piuttosto piccola e non vogliono avere alcuna lamentela di cani che provocano danni o problemi. Ma non fanno obiezioni sul fatto di mandarli da un’altra parte ed è quello che stiamo cercando di fare”.

Choi ha contattato il Canidrome e il governo di Hong Kong per vedere se i greyhound ritirati dalle corse potevano esser esportati attraverso lo stretto di Pearl River, per dar loro una nuova vita come pet, o come donatori di sangue per cani di altre razze. Si tratta di una pratica comune in paesi dove questo sport è popolare, come gli Stati Uniti, l’Australia e l’Irlanda.

Il Dott. Kurt Verkest, direttore della catena di ambulatori veterinari di Hong Kong, che ha discusso la proposta con Choi dice: “I greyhound sono impiegati in tutto il mondo come donatori di sangue. Possiedono alcune caratteristiche peculiari: sono cani di taglia grande, sono di indole pacata e hanno un’alta percentuale di globuli rossi, che li rende molto utili come donatori di sangue. Un cane normalmente ha una percentuale di globuli rossi che va dal 35 al 50%, ma nei greyhound varia dal 50 al 65%. Diventano anche animali da compagnia in modo sorprendentemente facile” dice Verkest.

Tutti quelli che conosco che hanno adottato un greyhound lo hanno amato e ne sono rimasti entusiasti. A differenza dell’opinione comune, non hanno bisogno di molto esercizio. Amano stare sul divano e fare una vita sedentaria perché passano la maggior parte della loro vita in piccole gabbie senza potersi muovere. Perciò le loro esigenze motorie non sono maggiori né minori di quelle di degli altri cani.”

Esportare i greyhound ad Hong Kong o sul continente potrebbe salvarne almeno alcuni dal destino che li attende quando termina la loro carriera di racer: un’iniezione letale da 200 $HK in una “killing room” del Canidrome seguita dallo smaltimento del corpo in un inceneritore pubblico, ma ci sono degli ostacoli.

I principali, a parte come mandare i cani ad Hong Kong, sono le restrizioni per la quarantena. Poiché Macao non è classificata come paese esente da casi rabbia, ogni cane inviato ad Hong Kong deve trascorrere 4 mesi in quarantena, ad un costo di circa 100 HK$ al giorno. Choi sostiene che potrebbe esser fatta un’eccezione per i greyhound, che vengono importati direttamente dall’Australia dove vengono vaccinati nel corso della loro vita di racer e, una volta giunti a Macao, non escono mai fuori dal Canidrome.

Non ci sono assolutamente rischi che i greyhound entrino in contatto con altri cani” dice. “Penso che il governo di Hong Kong dovrebbe garantire loro un’esenzione dall’obbligo di quarantena o consentire che trascorrano questo periodo in cliniche veterinarie, dove possono essere usati per le trasfusioni. Vogliamo che rivedano questa disposizione”.

Finora gli appelli di Choi sono caduti nel vuoto. “Ne ho parlato con la società di racing e non hanno rifiutato. Non vogliono che i cani vengano dati in adozione a Macao, ma non hanno fatto obiezioni all’idea di mandarli ad Hong Kong o sul continente”.

Tuttavia non esiste una pratica secondo cui i proprietari possono vendere i cani quando smettono di correre. La direzione dovrebbe applicare un apposito protocollo prima che un cane possa lasciare il Canidrome. “A Macao esportiamo con successo in Australia cavalli da corsa ormai in pensione dal 2008. Ne mandiamo circa 5 o 6 all’anno. Molti di più finiscono in Cina. Se è possibile farlo con i cavalli perché non lo è con i cani?

Le richieste al Canidrome restano senza risposta, ma un portavoce del Ministero dell’Agricoltura, Pesca e Tutela Ambientale di Hong Kong chiarisce la sua posizione: “Hong Kong non ha avuto casi di rabbia da più di vent’anni. Il mantenimento di questo status dipende dai controlli rigorosi sull’importazione di animali e da adeguate misure di prevenzione ed individuazione precoce dei casi sospetti di rabbia. Il Ministero dell’Agricoltura, Pesca e Tutela Ambientale non ha intenzione di ridurre queste restrizioni, mettendo Hong Kong a rischio. Si stima che la rabbia uccida 55.000 persone all’anno ed il Ministero vuole assicurarsi che i cittadini di Hong Kong siano protetti da questa malattia mortale”.

Anche mettere i cani in quarantena in cliniche veterinarie è fuori questione, dice il portavoce. “Crediamo che non siano premesse adeguate per la corretta quarantena degli animali autorizzare spesso l’accesso ad animali malati alle cliniche veterinarie. La maggior parte delle cliniche non dispone delle strutture necessarie per la permanenza a lungo termine dei cani. Il Ministero si preoccupa per il benessere di ogni cane detenuto per lunghi periodi di tempo in una clinica veterinaria”. L’associazione animalista People for the Ethical Treatment of Animals (Peta) non è contenta di quello che accade a Macao ed è contraria per principio agli sport con animali.

L’industria del greyhound racing, come molti dei cani sfruttati in questo cosiddetto sport crudele, è in crisi”. Dice Rebecca Chui della Peta. “In tutto il mondo, un numero sempre maggiore di persone informate sulla realtà dei fatti non vuole più sostenere un’industria che tratta i greyhound come spazzatura. Negli ultimi anni negli Stati Uniti 27 cinodromi hanno chiuso i battenti per sempre a causa del calo di pubblico, e le corse coi cani sono diventate illegali in ben 34 Stati”.

A Barbados, Haiti e in Indonesia sono stati chiusi i cinodromi, ed a Guam è stato affidato un cane ex racer a chiunque ne facesse richiesta, dopo che il cinodromo locale ha chiuso a causa dei profitti in calo”. Una campagna della Peta nel 2009 ha aiutato a bloccare il progetto di costruzione di un cinodromo nelle Filippine.

I greyhound sono cani gentili che non chiedono altro che coccole sul divano e di far parte di una famiglia” dice Chui. “I cani sfruttati nelle corse non conoscono altro che sofferenza, il loro mondo è ridotto ad una piccola gabbia e ad una vita di prigionia. La crudeltà inizia anche prima che il cane metta piede in pista. Ogni anno innumerevoli greyhound che gli allevatori credono siano troppo lenti per vincere una corsa vengono uccisi. Cani a cui viene sparato in testa, o presi a bastonate, o semplicemente abbandonati a sé stessi, gettati come spazzatura.

“I cani giudicati abbastanza veloci per correre generalmente trascorrono le loro brevi vite in gabbia, indossando sempre la museruola, senza conoscere mai una parola d’affetto o un gesto gentile, tanto meno le coccole o la compagnia che meritano”.

Per il momento almeno, non si intravede ancora la fine al massacro dei greyhound di Macao. Il tasso di mortalità suggerisce che altri due greyhound verranno condotti nella “killing room” nell’arco di tempo tra le corse di ieri sera e le prossime gare di domani.

Le loro misere vite sono denunciate nei tabulati visibili sulla scrivania di Choi. Le statistiche redatte accuratamente rivelano come i corpi di greyhound giovani e sani continuino a lasciare il Canidrome diretti agli inceneritori pubblici. 21 cani a gennaio, 25 a febbraio, 45 a marzo, 21 ad aprile. Le cifre corrispondono quasi esattamente ai numeri relativi all’importazione di greyhound più giovani.

Le corse coi cani non sono uno sport. Si tratta solo di gioco d’azzardo” dice Choi. “E’ orribile che non ci sia una seconda opportunità di vita per questi cani, una volta terminate le loro carriere di racer. Vengono semplicemente addormentati per sempre, ed è tutto molto triste”.

“Se l’industria si espande, verranno allevati sempre più cani. Ma se il racing finisse, questi poveri animali non verrebbero più allevati. Non dovrebbero girare il mondo solo per correre e poi morire”.

http://www.scmp.com/article/969700/finishing-line

The finishing line @Petlevrieri