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Il greyhound racing necessita di un cambiamento culturale per affrontare e risolvere il problema della crudeltà sugli animali

25 novembre 2015Articolo originale →

Il greyhound racing necessita di un cambiamento culturale per affrontare e risolvere il problema della crudeltà sugli animali C’è bisogno di cultura cinofila laddove i cani non ricevono sistematicamente le cure dovute Di Brian O’Connor Lunedì 9 novembre 2015 Seguendo con interesse gli sport australiani al momento, mi sono imbattuto […]

Il greyhound racing necessita di un cambiamento culturale per affrontare e risolvere il problema della crudeltà sugli animali

C’è bisogno di cultura cinofila laddove i cani non ricevono sistematicamente le cure dovute Di Brian O’Connor Lunedì 9 novembre 2015

Seguendo con interesse gli sport australiani al momento, mi sono imbattuto in un articolo con un titolo d’impatto: “Il greyhound racing – un anacronismo spaventoso che ha i minuti contati” . Non si trattava certo di un articolo scritto da un blogger qualunque, ma di un editoriale pubblicato su uno dei quotidiani più venduti in Australia.

É apparso alla fine di un programma TV sui greyhound addestrati con esche vive: la pratica di dar loro animali vivi da sbranare per incoraggiarli poi a correre più veloce dietro ad una lepre meccanica.

Il filmato è al tempo stesso disgustoso e sorprendente. I patiti di generazioni di allevamenti sostengono che nei greyhound è istintivo rincorrere la preda meccanica: sappiamo che anche in Irlanda ci sono idioti che amano condire di inutile crudeltà i pasti dei cani che allevano. Fortunatamente sono una minoranza.

L’editoriale riportava della dichiarazione fatta da una Commissione del New South Wales sulla notizia che in Australia ogni anno più di 13.000 greyhound giovani ed in salute sono uccisi dall’industria del racing, un argomento di tutela animale così importante da far finire in secondo piano anche l’uso delle esche vive e che, come sostengono molti, è il risultato inevitabile della sovra-produzione di cani destinati all’industria dell’intrattenimento che frutta milioni e dà lavoro a migliaia di persone.

La sottile linea etica tra il benessere animale, l’intrattenimento e l’industria delle corse è un quesito perenne che viene fuori ogni volta che si impiegano animali negli sport in tutto il mondo. Ma la questione della sovra-produzione è un argomento che riguarda solo il greyhound racing.

Un cavallo produce un solo puledro ogni anno; un cane può generare una nidiata di cuccioli ogni due mesi. Costa poco mantenere un cane fino a quando si può stabilire se sarà un buon corridore, per cui più se ne fanno nascere, più probabilità ci sono di avere futuri campioni.

Tuttavia non c’è bisogno di andare fino in Australia per trovare prove inquietanti di ciò che può accadere agli animali che non corrono abbastanza veloci. In Irlanda  i rapporti di tribunale sui casi di crudeltà verso gli animali non sono insoliti, e quelli coinvolti in prima linea sostengono che rappresentano solo la punta di un orrendo iceberg, che ‘galleggia’ incontrollato su uno sfondo di costi ridotti al minimo dovuti ad una non rara riluttanza a pagare per un animale che non rende (lett. che non paga per sè).

Nel 2013, secondo il rapporto Indecon dell’anno scorso, in Irlanda sono stati registrati 15.576 greyhound, leggermente meno rispetto all’Australia. Nel 2006, all’apice del boom, qui in Irlanda ne furono registrati ben 23.618. Non possono correre tutti velocemente, ed i più lenti, o quelli maturi, non vengono tutti adottati. Per cui che fine fanno?

Qualcuno vi dirà che molti animali non vengono neppure registrati. Di quelli registrati, alcuni sono venduti ed esportati, ed altri indesiderati vengono dati in adozione. Altri ancora sono sottoposti ad eutanasia “in modo appropriato e professionale”. Ma chi si occupa di tutela animale parla ancora di migliaia di cani “scomparsi” ogni anno, con tutte le connotazioni sinistre implicite in questa parola.

Finanziamento pubblico L’industria dei greyhound ha attraversato un periodo difficile negli ultimi anni, anche se l’Irish Greyhound Board (IGB organo parastatale) ha ricevuto dal Governo un extra pari a 1,2 milioni di euro, come previsto dall’ultimo bilancio, portando i finanziamenti pubblici a ben 14,8 milioni di euro. E’ un settore vulnerabile ai titoli di giornale negativi che si riferiscono alle infrazioni di una minoranza. A volte però sembra riuscire a malapena a cavarsela da solo.

Il Greyhound racing è uno sport minore. Ma la vasta maggioranza di noi sa riconoscere un atto di crudeltà sugli animali quando vi assiste. Ogni sport ed il relativo business costruito sullo sfruttamento di animali per intrattenere il pubblico ha l’obbligo primario di prendersi cura di questi animali, ed è una cosa da prendere sul serio. Altrimenti il pubblico, per lo più indifferente, potrebbe animarsi parecchio.

Potreste pensare che l’interesse personale intrinseco in tutto ciò è ovvio, eppure le tante relazioni sui numeri significativi di cani mancanti o scomparsi sono in netto contrasto con le dichiarazioni ufficiali sulla tutela e benessere degli animali.

Molti vi diranno che le dichiarazioni virtuose sulle adozioni dei greyhound la cui carriera nel mondo delle corse è giunta al capolinea sono solo un contentino per soddisfare gli animalisti locali. I numeri dei cani coinvolti sono troppo grandi perché queste iniziative siano fattibili.

Norme adeguate E non c’è da vergognarsi nel riconoscerlo. Questi sono animali allevati per un preciso scopo di sfruttamento industriale. Ma le vere industrie hanno norme e standard appropriati/giusti. Il sentimentalismo può essere un lusso, ma ciò non esclude il trattare gli animali con il rispetto e la professionalità che meritano. In realtà dovrebbe essere il principio basilare più importante di ogni industria che impiega animali, se vuole mantenere una certa credibilità. I cani di razza sono microchippati e rintracciabili per tutto il corso delle loro vite. Non scompaiono nel nulla. Il fatto che spesso vengano soppressi per eutanasia non è particolarmente piacevole, ma viene svolto per lo più in maniera adeguata e professionale in ambienti controllati. Persino il bestiame può essere rintracciato nell’arco di tutta la sua esistenza. Sarebbe scandaloso se ciò non fosse possibile.

Ma queste regole non sono ancora state applicate ai greyhound, cosa preoccupante in un settore la cui crescita nella produzione è stata incoraggiata a livelli sempre maggiori. Soltanto adesso la microchippatura dei greyhound sta diventando una consuetudine.

La realtà è che i greyhound sono considerati animali da reddito/sfruttamento industriale, e nessun tipo di antropomorfismo può cambiare quest’idea. La cosa più importante da fare sarebbe diffondere una cultura in cui i cani ricevano sistematicamente le cure obbligatorie che meritano. E’ a malapena auspicabile, ma se gli animali non possono essere mantenuti appropriatamente è meglio farli abbattere da professionisti piuttosto che lasciarli morire tra maltrattamenti e crudeltà. Per evitarlo bisogna insistere su una cultura cinofila in cui la paura delle conseguenze prevale sulla tentazione di trovare scappatoie economiche, e sviluppare una cultura simile costa.

Purtroppo capiteranno sempre incidenti spiacevoli finché ci saranno persone avide, ignoranti e crudeli. Loro non scompariranno mai. Così come non dovrebbero farlo le loro vittime.

Qui c’è un interesse personale evidente per l’industria dei greyhound: se essa non inizia a privilegiare il benessere animale, il potenziale pubblico che vuole attirare a sé potrebbe decidere che un semplice editoriale australiano abbia ragione.

Fonte: irishtimes.com/sport/other-sports/greyhound-racing-needs-culture-change-to-address-dog-cruelty

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