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Archivio Legacy

Il greyhound racing, l’adozione e il filo della vita

1 novembre 2013Articolo originale →

Un mito antico narra del filo della vita, gestito dalle Moire: Cloto, Lachesi e Atropo, rispettivamente “io filo”, “destino” e “inevitabile”. Questo mito indica che non è l’uomo ad essere padrone della vita. Però spesso l’uomo pensa che non sia così e si arroga il diritto di generare, filare e […]

Un mito antico narra del filo della vita, gestito dalle Moire: Cloto, Lachesi e Atropo, rispettivamente “io filo”, “destino” e “inevitabile”. Questo mito indica che non è l’uomo ad essere padrone della vita.

Però spesso l’uomo pensa che non sia così e si arroga il diritto di generare, filare e tagliare il filo della vita altrui. Così è per questa industria, che produce i greyhound in provetta e ne dispone come fossero fili da tagliare a suo piacimento. Un’industria che per questi cani significa un destino inevitabile fatto di una vita misera e di una morte anche più misera.

Eppure i progenitori dei questi cani esistevano già ai tempi in cui gli uomini si affidavano al mito per spiegare il mistero del corso della vita. Chi adotta un greyhound non compie solo un atto di amore, ma rimette le cose al suo posto. Queste creature non scamperanno al destino e all’inevitabile, ma avranno una vita degna e il destino che le attende sarà quello stabilito da Lachesi e Atropo, non dal trainer o dall’uomo assetato di denaro di turno.

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