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Il greyhound racing in Argentina – Reportage di Grey2k Usa Worldwide maggio 2013

15 novembre 2016Articolo originale →

Riportiamo la traduzione dell’articolo GREY2K USA Board Member Reports on Greyhound Racing in Argentina, uscito Mercoledì 1° maggio 2013. Un membro del consiglio di GREY2K USA racconta il greyhound racing in Argentina Negli ultimi anni il membro del consiglio di GREY2K USA Charmaine Settle ha indagato sul greyhound racing in diverse parti […]

Riportiamo la traduzione dell’articolo GREY2K USA Board Member Reports on Greyhound Racing in Argentina, uscito Mercoledì 1° maggio 2013. 

Un membro del consiglio di GREY2K USA racconta il greyhound racing in Argentina

Negli ultimi anni il membro del consiglio di GREY2K USA Charmaine Settle ha indagato sul greyhound racing in diverse parti del mondo, tra cui Vietnam, Macau, Nuova Zelanda e Australia. A febbraio ha esaminato il fenomeno del dog racing in Argentina. Di seguito troverete alcuni estratti dalla sua relazione. Potete vedere anche alcune foto che ha scattato quando era là.

L’indagine di Charmaine inizia in sintesi fornendoci un contesto in cui si svolgono queste corse organizzate: . “Il 17 febbraio ho affittato un’auto e un autista che mi portasse dal mio hotel a Buenos Aires alla città di Navarro, in campagna. Il Navarro Galgo Club organizzava una corsa, su una strada sterrata isolata, difficile da trovare se non ne conoscevi già l’ubicazione esatta. Si trattava di una gara amatoriale, organizzata nel mezzo di un campo, con piccola una pista fatta in casa. Abbiamo saputo che queste corse informali coi galgo avevano luogo tutto l’anno di domenica pomeriggio in aperta campagna, cambiando ogni settimana posto e coinvolgendo galgo club differenti”.

Charmaine poi descrive lo scenario generale che circondava la corsa: “Dopo aver pagato il biglietto, ci siamo immersi nell’evento che sembrava quasi un barbecue tra vicini di casa in un’assolata domenica pomeriggio, con famigliari e amici e ovviamente i galgo. Le persone erano amichevoli con me e mio marito, mentre passeggiavamo per i campi, anche se nessuna parlava inglese. La maggior parte delle persone aveva portato un certo numero di cani da far competere su una pista in rettilineo allestita nel mezzo del campo. L’impressione generale era che questi cani fossero un semplice passatempo per la maggior parte dei proprietari, un modo facile per guadagnare denaro extra nei weekend. La superficie del campo sembrava sorprendentemente buona, con il terreno soffice che veniva bagnato con l’acqua dopo ogni corsa. Lì attorno circa 300 spettatori di ogni età assistevano alla gara che era programmata tra mezzogiorno e le 3 del pomeriggio, con i cani più giovani che gareggiavano per primi”.

Poi la relazione di Charmaine documenta le corse vere e proprie: “In ogni corsa gareggiavano fino a 12 cani. La pista aveva una semaforo rosso/verde situato sul lato del campo ed una telecamera al traguardo. Non c’era alcun sistema automatico della preda, e i cani inseguivano una borsa di plastica attaccata ad una corda. Prima di ogni gara i cani venivano messi in mostra in una piccola zona recintata così che la gente potesse vederli e piazzare le scommesse sul cane preferito. Nel frattempo un uomo che sembrava essere il banditore urlava non-stop a voce alta e forte le caratteristiche di ogni cane che avrebbe gareggiato. I nomi e i numeri a cui i cani erano associati erano scritti su una lavagna appesa ad un albero. Le scommesse avvenivano tra le persone che partecipavano alla gara o contro lo stesso galgo club che organizzava la competizione. Dopo che le puntate erano state piazzate, i cani venivano portati ai box di partenza”. Charmaine ha chiesto ai partecipanti che fine facessero i cani coinvolti, ma non ha ottenuto molte informazioni: “Ci è stato detto che i cani correvano fino all’età di 5 o 6 anni, e dopo alcuni venivano usati per la riproduzione. Non è chiaro il destino che aspettava gli altri, e nessuno ha voluto darci una risposta precisa. Successivamente ci è stato detto che i galgo sono molto richiesti dai proprietari dei ranch argentini, che li usavano per il lavoro nei campi”.

É rimasta profondamente turbata nel vedere alcuni proprietari che colpivano i loro cani, e in generale dal loro atteggiamento verso i galgo: “In pochi casi abbiamo visto persone che trattavano i cani con gentilezza e rispetto, la maggior parte dei proprietari li rimproveravano. Come reazione ad ogni comportamento che non gradivano usavano la violenza colpendo il cane sulla testa o sul muso con un pugno, con il guinzaglio o la museruola. La logica generale sembrava essere che un pugno sul muso non avrebbe danneggiato il loro fisico da corridori. Mi ha ferito assistere impotente mentre questi cani venivano colpiti. Nella maggior parte dei casi non veniva mostrata alcuna attenzione né tanto meno affetto verso gli animali. Sembravano essere invisibili agli occhi dei loro proprietari, solo un mezzo per sperare di ottenere del denaro extra”.

Di tutte le problematiche che Charmaine ha documentato, forse la più inquietante era il modo in cui i cani venivano trasportati alle gare: “Il comportamento più preoccupante è stato il veder stipare i cani nei bagagliai di piccole auto per il trasporto, rispetto ad altri che almeno avevano dei rimorchi improvvisati con casse di legno attaccati ai loro veicoli, o semplicemente li facevano viaggiare sui sedili posteriori dell’auto. Queste persone che trasportavano da casa alle gare diversi cani nei bagagliai non li lasciavano uscire fino all’inizio della competizione, per poi risbatterli nel bagagliaio al termine della corsa. I cani venivano così lasciati da soli per ore mentre il proprietario andava a godersi il barbecue con gli altri”.

Infine Charmaine parla dei cuccioli di galgo che ha visto in vendita e fornisce il suo triste punto di vista sul futura di questa attività:

Ho visto anche cuccioli in vendita dentro a delle gabbiette, che con lo sguardo fisso si affacciavano alla loro nuova vita di sofferenza, abbandono e infine morte. Mi preoccupa che le prospettive per loro qui siano così negative, con queste gare che potenzialmente continueranno anche negli anni a venire, tramandate di generazione in generazione”.

Anche se non si tratta di dog racing commerciale su larga scala, è un fenomeno che conosciamo bene, e queste gare informali sollevano quesiti importanti. È importante anche ricordare che c’è un rapporto solido tra queste gare e gli allevatori di greyhound commerciali, con diversi ex campioni da corsa inviati in Argentina.

Come sempre siamo grati a Charmaine per il suo reportage su questo tema importante. Il suo lavoro è una delle tante ragioni per cui sono orgoglioso di servire come amministratore GREY2K USA.

© Riproduzione riservata Articolo originale: http://blog.grey2kusa.org/2013/05/grey2k-usa-board-member-reports-on.html

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