I parlamentari britannici condannano l’industria delle corse per le morti dei greyhound.
Il rilascio il 25/02/16 del rapporto sul Greyhound Welfare da parte del comitato parlamentare EFRA (Environment, Food and Rural Affairs) ha scatenato l’interesse dei media britannici nella situazione dei greyhound da corsa. Perfino il Times vi ha dedicato due articoli, uno in prima pagina. Finalmente, il parlamento ammette che la […]
Il rilascio il 25/02/16 del rapporto sul Greyhound Welfare da parte del comitato parlamentare EFRA (Environment, Food and Rural Affairs) ha scatenato l’interesse dei media britannici nella situazione dei greyhound da corsa. Perfino il Times vi ha dedicato due articoli, uno in prima pagina.
Finalmente, il parlamento ammette che la responsabilità per il welfare dei greyhound va attribuita fermamente all’industria delle scommesse, e ha richiesto che gli allibratori contribuiscano economicamente alla cura e alle spese di adozione di tutti i greyhound che vengono ritirati dalle corse. Il rapporto ha rivelato che fino a 3700 greyhound spariscono ogni anno senza tracce, quando non servono più come prodotti per le scommesse.
Sostiene il comitato EFRA: “Riteniamo che il governo dovrebbe spingere con maggior pressione gli allibratori a pagare una percentuale equa dei profitti che ricavano (dal racing). Se non si riesce a raggiungere un accordo volontario, raccomandiamo l’introduzione da parte del governo di un’imposta statale del 1% del fatturato lordo.”
Mentre il rapporto dell’EFRA è indubbiamente lodabile, è deludente ciononostante che lo stato autoregolatore dell’industria rimarrà intatto per altri due anni, per dare all’industria il tempo e l’opportunità di rispondere alle raccomandazioni del rapporto. Eppure hanno già avuto dal 2010 per rispondere alle raccomandazioni del rapporto parlamentare precedente, con scarsi risultati.
Inoltre, nessun riferimento è stato fatto ai circa 6.000 greyhound (calcolo estimato) fatti nascere per i circuiti britannici ma che non vengono registrati nelle corse – perché troppo lenti o ritenuti non idonei alle corse – l’85% dei quali nascono in Irlanda.
Chi si prenderà cura di questi cani? Toccherà di nuovo, come al solito, ai rifugi indipendenti raccogliere quelli fortunati che riescono a scampar vivi dal racing, sostenendo sia i costi per le cure veterinarie e la riabilitazione, che quelli per l’adozione?
Isobel Deeley
© Riproduzione riservata
Cliccare sul link per leggere in PDF gli articoli del Times, e il rapporto completo dell’EFRA: http://greytexploitations.com/mps-and-media-acknowledge-you-bet-they-die/