I levrieri rescue: sciocchezze, apprendimento e felicità
Nel web 2.0, quello in cui le parole spesso sono usate senza senso, perché tanto nessuno va a fondo delle cose, alcune sciocchezze sono endemiche come la peste nel ‘600. Alcune nascono dall’incapacità di discernere tra una battuta e un giudizio. Per esempio, un grande veterinario pubblica uno studio sui […]
Nel web 2.0, quello in cui le parole spesso sono usate senza senso, perché tanto nessuno va a fondo delle cose, alcune sciocchezze sono endemiche come la peste nel ‘600. Alcune nascono dall’incapacità di discernere tra una battuta e un giudizio. Per esempio, un grande veterinario pubblica uno studio sui valori del sangue nei greyhound, notoriamente particolari, e per scherzare si chiede se i levrieri siano veramente cani. (E che sia per scherzo lo diciamo avendo chiesto direttamente all’interessato, che gentilmente ha risposto, usando il termine Joke). Bella idea, se non fosse che qualcuno ci crede veramente, come se avere valori di ematocrito particolari significasse non fare parte della specie. Chissà se Bolt è un essere umano allora, verrebbe da chiedersi.
Se fatta seriamente, peraltro, la questione è stupida, dal momento che nei cani la variabilità tra razze è elevatissima. Dunque, questa sciocchezza non merita da parte nostra un grande spreco di tempo.
Molto più insidiosa è un’altra sciocchezza, secondo cui i levrieri sarebbero cani da divano e non possono o non devono imparare a fare cose che gli altri cani fanno. Come per esempio rispondere ad alcuni comandi, imparare a svolgere attività come la mobility, fare giochi di attivazione mentali.
Questa sciocchezza è insidiosa perché relega i levrieri rescue in uno schema che piace tanto a quelli che li sfruttano: predatori quando non dormono, cani che dormono quando non predano. Che questo schema sia comodo per l’industria delle corse è ovvio, dal momento che i cani passano gran parte del loro tempo in gabbia. E cosa volete che facciano chiusi in gabbia?
Il quesito è allora questo: cosa farebbero i greyhound e i galgo se potessero fare una vita normale come gli altri cani che sono animali d’affezione? L’esperienza di chi ha adottato un cucciolo o un cucciolone parla chiaro: giocherebbero come gli altri cani, si divertirebbero ad andare in un centro cinofilo, a imparare cose nuove. Cose che peraltro sono anche utili, non in sé stesse, ma per altre ragioni. Imparare a rispondere a un richiamo o a mettersi a terra non è importante perché in questo modo si controlla il cane, che non è una macchina. Né da corsa, né da addestramento. Ma è importante perché può essere utile in molte situazioni, al cane e a chi lo ha adottato: per esempio quando si va al ristorante. Un cane che impara a gestire al meglio le situazioni di vita quotidiana è un cane più felice, perché può fare tutto con noi, dunque può condividere un sacco di esperienze.
Un cane che possiede un bagaglio ricco di comportamenti è più libero, perché la libertà si esercita quando si può scegliere tra più opzioni: dunque ampliare la gamma di competenze dei levrieri rescue significa farli uscire da quella dimensione di predatori un po’ idioti e indolenti che piace tanto a chi li sfrutta.
E significa dare loro la possibilità di essere un poco più felici.
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