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Archivio Legacy

I levrieri oltre gli stereotipi di razza

Le argomentazioni dei cultori nostrani del coursing e del racing sono assai istruttive, anche se piuttosto deboli di fronte a un minimo di analisi razionale. Vediamone alcune in ordine sparso. Il coursing si pratica da duemila anni e dunque sarebbe per questo legittimato ad esistere. Questa argomentazione si riduce alla […]

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Le argomentazioni dei cultori nostrani del coursing e del racing sono assai istruttive, anche se piuttosto deboli di fronte a un minimo di analisi razionale. Vediamone alcune in ordine sparso.

Il coursing si pratica da duemila anni e dunque sarebbe per questo legittimato ad esistere.

Questa argomentazione si riduce alla seguente: ciò che esiste è degno di esistere. Dunque la corrida dovrebbe esistere in eterno perché esistente da millenni, e la schiavitù non dovrebbe mai essere stata abolita. Il tempo non giustifica il coursing, ma è necessario dare un giudizio di valore in base a ciò che è oggi questa pratica, ammesso e non concesso che esista veramente da duemila anni come lo intendiamo oggi. Il riferimento che si usa è il Cinegetico, di Lucio Flavio Arriano, scritto intorno alla metà del II secolo d.c., e nel quale si fa riferimento a cani simili al moderno levriero usati dai nobili celti della Gallia in attività di caccia. Un po’ poco, se si considera che la prima codifica di regole per il coursing risale al duca di Norfolk ai tempi di Elisabetta I. Il primo club di coursing risale invece al 1776 a Swaffham, nel Norfolk. Parliamo naturalmente del coursing con lepre viva.

Va detto che l’argomento “storico” è anche quello più usato dai galguero spagnoli per nobilitare lo sfruttamento dei galgo, il che dovrebbe insospettire chi si dice sensibile al benessere degli animali.

Il coursing e il racing sono uno sport (quando conviene, aggiungiamo noi)

A leggere i pro coursing e i pro racer si rimane stupiti dalla disinvoltura con la quale si usano termini come caccia, sport e zootecnia. Per esempio l’Enci parla a volte di zootecnia e altre volte di sport, a seconda della convenienza: parla di zootecnia quando deve presentare le gare come se non fossero gare, e parla di sport quando deve giustificare i rischi di infortuni per i cani. L’argomento è che in ogni sport ci sono rischi, dunque è normale che ci siano anche nel racing e nel coursing. Va osservato che questi concetti sono gli stessi che vengono usati dall’industria delle corse anglosassone per dare ragione degli infortuni, mortali e non, nelle piste.

Ora, il significato originario della parola “sport” è “divertimento” e dunque si tratta di stabilire, per valutare se coursing e racing sono uno sport, chi si diverte e chi gareggia. E qui il paragone con l’atletica finisce, perché negli sport che usano animali, a divertirsi sono gli umani mentre a gareggiare sono gli animali. In soldoni gli uomini fanno gareggiare gli animali, mettendone a rischio l’incolumità per il proprio divertimento. Non sembra essere una cosa lodevole, giusto? E per evitare polemiche inutili, diciamo anche che attività come l’agility sono una cosa diversa: si fanno collaborando insieme.

Ai levrieri piace correre e si divertono a correre, quindi si divertono a correre in pista e in generale dietro a un fantoccio.

Che a molti levrieri, così come a molti cani piaccia correre è evidente, ma correre e gareggiare non sono sinonimi; possiamo far correre i levrieri, se ne hanno voglia, senza bisogno di metterli in competizione per il nostro divertimento o  anche per la nostra soddisfazione perché il nostro cane è più veloce del cane degli altri. Se poi la corsa è in pista ovale, le cose stanno anche peggio: le piste ovali sono un’invenzione umana recente, anni 20 del secolo scorso, e sono pericolose per i cani. Lo scopo era quello di permettere al pubblico di appassionati e scommettitori di seguire tutta la gara, cosa che sarebbe stata impossibile su piste rettilinee, date le distanze stabilite. Ma allora perché la gran parte dei levrieri parte a razzo dietro a un fantoccio meccanico? Perché i levrieri, come altri cani, hanno innato il comportamento di correre dietro a un oggetto in movimento; se poi li alleniamo a farlo, diventano come un alcolizzato davanti a una bottiglia del suo whisky preferito.

I levrieri sono cani da caccia, dunque dovrebbero cacciare ma…

non potendo cacciare devono fare caccia simulata cioè coursing. In questo modo conservano la loro “memoria di razza”. L’argomentazione è suggestiva, ma sbagliata. Parte da due presupposti: il primo è che i levrieri debbano essere cani da caccia oggi, il secondo è che il coursing dietro a una pezza sia una simulazione di caccia. I levrieri sono stati cani da caccia, indubbiamente, ma hanno smesso di esserlo, esattamente come molti molossoidi sono stati cani da combattimenti ma hanno smesso di esserlo. Semplicemente i cani sono stati selezionati dagli esseri umani che ne hanno usato alcune caratteristiche per attività specifiche enfatizzandone alcune a scapito di altre. Dove il cane ha mantenuto una certa indipendenza, come nel caso dei cani ferali, non ci sono “cani da lavoro”. Quando le attività umane che richiedono un certo lavoro finiscono, finisce anche la funzione di lavoro di quei cani, che diventano semplicemente cani. A questo punto la scelta è tra favorirne l’adattamento permettendo che emergano altre caratteristiche oppure inchiodarli a un passato che non c’è più. La natura non c’entra nulla, è l’uomo che decide la direzione, che ci piaccia o meno. Se è vero che la funzione segue la forma, è anche vero che un cane è un essere complesso che ha molteplici potenzialità. Perché i levrieri sono cani, anche se qualcuno pensa che non lo siano.

Il coursing è una simulazione di caccia

Questa è un’idea tragicomica: pensare che un levriero sia così stupido da scambiare una pezza per una lepre, pensare che una pezza si comporti come una lepre vuol dire scambiare i desideri per la realtà. Nessuna lepre si muove come i fantocci meccanici, ma soprattutto una battuta di caccia con i levrieri non ha nulla a che vedere con il coursing. Nella caccia i cani, tutti i cani, usano l’intelligenza e non solo l’istinto, nel coursing no. Nel coursing in Spagna, dove i cani non hanno la museruola e dove i cani uccidono la lepre, i galgo che usano l’intelligenza sono squalificati: i cani che anticipano la traiettoria sono out. Nella caccia i cani collaborano, nel coursing competono. Usualmente nelle attività di caccia i cani collaborano tra loro e con l’uomo, nel coursing no.

I levrieri sono cani da corsa…dunque devono correre in pista

Falso, perché esistono varie tipologie di levrieri: ci sono levrieri che sono selezionati per la corsa in pista, levrieri selezionati per la caccia, levrieri selezionati per il coursing, levrieri selezionati per gli show. Sono cani da corsa se noi vogliamo che lo siano. La domanda è: possiamo selezionare i levrieri semplicemente come animali d’affezione?

Gli standard Enci sono come la Bibbia 

Ma anche no. Gli standard Enci o quelli dei Kennel Club non hanno nulla di scientifico, non rappresentano alcuna realtà fattuale ma solo scelte umane. Scelte che dipendono da credenze, mode, modi di pensare. Qualche esempio: per l’Enci il Piccolo levriero italiano è un cane da corsa, e questo a dispetto della sua storia di cane da compagnia, per i Kennel Club anglosassoni è appunto un cane da compagnia. Aggiungiamo che questa non è una nostra affermazione, ma un concetto largamente condiviso tra etologi e non solo: le razza esistono in quanto prodotto della selezione umana.

I levrieri sono per natura predatori dunque devono esercitare la predazione

Vero, i levrieri sono predatori, come moltissimi altri cani d’altronde. Però non sono lupi. L’idea che i cani esercitino il predatorio come se fossero lupi è fuori dalla realtà, come l’idea, peraltro, che i lupi e i predatori in generale siano macchine sempre a caccia e incapaci di pensare di fronte a una potenziale preda. Come mostra per esempio Michele Minunno, la predazione è un’attività che presuppone intelligenza e competenze sociali e non viene svolta in continuazione. I levrieri che competono dietro a una pezza sono trasformati in macchine che non usano né intelligenza né competenze sociali. Noi desideriamo che siano questo?

Un levriero che non corre in pista o dietro una pezza non fa altro che stare sul divano

Chi afferma questo mostra di avere una totale sfiducia nei confronti di questi cani, che ritiene incapaci di fare altro. L’idea che i levrieri possano essere solo corridori invasati o patatoni da divano è una caricatura, che nasce dal fatto che chi li usa per correre o per il coursing in paesi come l’Irlanda o la Spagna li chiude dentro a questo tunnel: quando non corrono stanno in gabbia.

Chi ha avuto modo di avere un cucciolo di levriero proveniente dall’industria o dal mondo dei galguero sa molto bene che può imparare a fare un sacco di cose. Si tratta di andare oltre lo schema macchina da corsa o pupazzo.

Concludendo

I levrieri nella moderna società industriale non sono più cani da lavoro, con l’eccezione dei cani da corsa selezionati e allenati dall’industria delle corse, sempre che correre sia un lavoro. Lo è per un atleta professionista, non per un cane: per un levriero correre in pista o dietro a un lepre, finta o meno, in paesi come l’Irlanda o la Spagna è sfruttamento. Questi cani non sono atleti, sono schiavi dell’industria delle corse.

Se i levrieri devono essere animali d’affezione devono essere affrancati dall’idea che li relega a essere “cani da…corsa, caccia, coursing” ed essere considerati semplicemente cani, con tutta la gamma di motivazioni che possiedono potenzialmente in quanto cani. Non si tratta di inventare nulla ma di considerare che la loro storia evolutiva, da noi peraltro voluta, li ha dotati di possibilità che vanno ben oltre la corsa dietro qualcosa. Per esempio, il fatto che siano stati impiegati per secoli per cacciare dovrebbe far riflettere sul fatto che questi cani hanno spesso un’eccezionale capacità di collaborare con noi, perché un cane che non collabora nella caccia non è un buon cane da caccia. E  la vita che hanno fatto nelle dimore aristocratiche prima che diventassero strumenti per il divertimento o le scommesse è forse ciò che ha lasciato in loro quella grande sensibilità che li contraddistingue nel rapporto con gli esseri umani. Insomma dovremmo riscrivere quello che vogliamo che siano, studiandoli al di là delle stereotipo dei “figli del vento”. Nel frattempo possiamo portarci avanti facendoli correre in libertà, lasciandogli usare l’olfatto, invece di inibirne l’uso come fanno trainer e galguero, possiamo perlustrare insieme a loro, possiamo fare attività ludiche dove possano usare l’intelligenza.

Quando le persone incontrano un levriero per strada spesso chiedono “sono quelli che corrono?”, e i genitori spiegano ai bambini che “quelli sono cani che corrono veloce”. Sembra che parlino di un’automobile, ma i levrieri sono molto di più e meritano da noi molto di più.