I levrieri e la libertà
Ritorniamo su un tema scottante, quello della possibilità di lasciare liberi i levrieri in alcuni contesti, con l’intento di rendere più chiaro, per chi vuol comprendere senza pregiudizi ovviamente, il nostro punto di vista. In primo luogo sgomberiamo il campo dall’argomento “legale”. Che i cani per la legge italiana debbano […]
Ritorniamo su un tema scottante, quello della possibilità di lasciare liberi i levrieri in alcuni contesti, con l’intento di rendere più chiaro, per chi vuol comprendere senza pregiudizi ovviamente, il nostro punto di vista.
In primo luogo sgomberiamo il campo dall’argomento “legale”. Che i cani per la legge italiana debbano sempre essere al guinzaglio è noto, che la legge italiana sia adeguata a criteri di reale benessere dei cani è altra cosa. In particolare, la legge nel nostro paese rende obbligatorio quel che dovrebbe essere facoltativo e viceversa: fare un corso per chi possiede un cane è facoltativo, tenere sempre al guinzaglio il cane è obbligatorio. Ciò provoca il risultato che i proprietari spesso non sanno gestire il cane e che su una spiaggia senza nessuno dovremmo comunque tenere i cani al guinzaglio. Quali siano le conseguenze positive per i cani, e per una buona relazione con i proprietari, non è dato sapere. Sono meglio conosciute le conseguenze negative, tra cui persone che non sanno gestire il cane (neppure al guinzaglio) e cani che non hanno mai avuto il piacere di fare una corsa, dunque sono frustrati.
La libertà del cane è possibile nelle “aree di sgambamento”, alias aree cani, che non esistono certo dovunque, che molti cani semplicemente non sopportano e che sono spesso insicure. Senza fare esempi clamorosi, un galgo è generalmente in grado di saltare gran parte delle recinzioni delle aree cani, che sono spesso alte circa un metro.
Peraltro, la legge italiana, da questo punto di vista non è certo la più “animalista” d’Europa. In Scozia è possibile lasciare liberi i cani purché siano “under control”. Cosa voglia dire è chiarito dalla normativa del Canton Ticino, secondo cui “In zone discoste o poco frequentate è possibile liberare il cane dal guinzaglio, se: siete certi che il cane risponde immediatamente al vostro richiamo; richiamate il cane per tempo quando si incontrano altre persone o animali.” Peraltro in Svizzera è obbligatorio un corso sia per il primo cane che per quelli successivi.
Infine, limitarsi a dire che non si può per legge, equivale a ragionare come quelli che difendono le corse con scommesse perché la legge lo consente. Noi parliamo dunque di quello che è più opportuno per i cani e per la relazione tra noi e loro.
Detto questo, noi riteniamo che comunque sia utile, se non necessario, insegnare ai nostri cani come comportarsi in libertà e insegnare a chi adotta come gestire la libertà del cane. E questo a prescindere dal fatto di liberare il cane o meno. Semplicemente può accadere che il cane si trovi a essere libero e che né lui né noi sappiamo cosa fare per evitare guai. Per molti motivi: perché scavalca una recinzione per paura o per inseguire qualcosa (vedi problema delle aree cani), perché sente un rumore, si spaventa e ci scappa di mano, perché c’è il temporale, perché credevamo di avere chiuso una porta e invece no. Solo per fare qualche esempio.
Poi noi riteniamo che, in alcuni contesti (per esempio mai in aree urbane), con alcuni dei nostri cani e previo il lavoro sulla gestione della libertà di cui abbiamo parlato e previa la costruzione di un rapporto di fiducia, momenti di libertà siano essenziali per offrire ai cani una vita migliore e adeguata alla loro natura.
In questo senso va detto che, nel mondo levriero, è diffusa una visione che riduce i nostri cani a una caricatura: nati per correre finché corrono, nati per dormire quando smettono di correre. In fondo questa visione considera i nostri cani come macchine che possono essere accese (corro) o spente (dormo). Pensionati, dove si dà per scontato che un pensionato sia una sorta di ameba. Cosa falsa. Questa visione è, a nostro giudizio, contraria alla vera natura dei levrieri che, al pari di tutti gli altri cani, hanno bisogno di perlustrare, annusare e fare esperienze senza essere in uno stato di costrizione.
Il punto è che, a differenza di altri cani, spesso i nostri levrieri non sono abituati a prendere l’iniziativa, semplicemente sono abituati ad attendere che l’umano proponga. Se l’umano non propone nulla, restano sul divano. Poi, chissà come mai, quando gli proponiamo una passeggiata in un bel posto, quando gli offriamo il modo di correre o di perlustrare in libertà sono tutti allegri e pimpanti. E al ritorno dormono sì, ma non perché sono annoiati. Dire che i levrieri sono nati per dormire è una sciocchezza totale: se così fosse sarebbero estinti da secoli.
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