I levrieri d’Irlanda
Non è stata la mia prima volta in Irlanda, ma, dopo alcuni anni dalla prima visita, avvertivo una gran voglia di tornare a rivedere i grey e la loro terra d’origine. Il cielo d’Irlanda ci ha accolto con nuvole grigie, spesse e piovose, come d’abitudine, che ci hanno accompagnato per […]
Non è stata la mia prima volta in Irlanda, ma, dopo alcuni anni dalla prima visita, avvertivo una gran voglia di tornare a rivedere i grey e la loro terra d’origine.
Il cielo d’Irlanda ci ha accolto con nuvole grigie, spesse e piovose, come d’abitudine, che ci hanno accompagnato per tutto il viaggio.
Ma questo cielo non ha scalfito la magia di un paese che, ancora una volta, mi ha sorpreso con i suoi prati sconfinati e il verde brillante delle sue campagne interminabili.
L’Irlanda è bella, con il suo cielo mutevole e il suo paesaggio che cattura lo sguardo e rilassa la mente.
E’ quasi impossibile immaginare che, accanto a questo aspetto quasi da favola, si sviluppa e progredisce un mondo oscuro, violento e senza scrupoli, che maltratta e uccide senza pietà alcuna.
Le sue vittime sono i greyhound, i levrieri d’Irlanda condannati, fin dalla nascita, a un destino crudele e, il più delle volte, senza via d’uscita.
Li abbiamo incontrati i levrieri d’Irlanda, quelli scampati alla morte per un soffio o per una fortunata coincidenza, quelli trovati per caso e quelli salvati e sottratti ad una sorte già segnata.
Li abbiamo conosciuti, uno per uno, a LAW e a GSPCA, dove mani amorevoli li accolgono, li curano e regalano loro la prima parvenza di una vita diversa e più umana, dove non sono più considerati macchine da soldi, ma esseri viventi e senzienti.
Abbiamo incrociato i loro sguardi e letto, nei loro occhi, tutta la sofferenza di un’esistenza privata anche del più piccolo elementare bisogno.

Abbiamo scoperto le loro timidezze, la spavalderia di alcuni e la delicatezza di altri, l’allegria dei cuccioli e la pacatezza di qualche anziano.
Abbiamo condiviso con loro, la gioia dell’incontro con umani pazienti e rispettosi dei loro modi e dei loro tempi e la soddisfazione di una passeggiata rilassante, o di una corsa in libertà, senza vincoli, né costrizioni.
E abbiamo sorriso nel vederli incamminarsi sulla strada della rinascita e di una ritrovata fiducia nell’essere umano.
In questi quattro giorni, dedicati completamente a loro, ho rafforzato, se mai ce ne fosse stato bisogno, la convinzione che “la nostra strada” è quella giusta da percorrere, per ridare a queste creature, la dignità crudelmente sottratta loro e un futuro senza sfruttamento e sofferenza.
Arrivederci ragazzi, vi aspetto in Italia.
Arrivederci Irlanda. Tornerò.
Rosaria