I greyhound soffrono, profondamente. Perché la Scozia non vieta le corse di levrieri?
I greyhound sono tra i cani più dolci che si possano trovare. Sono amichevoli, accoglienti e affettuosi. Il mio cane Bert non fa eccezione. A 12 anni, mostra i segni dell’età, ma è un meraviglioso cane di famiglia Bert era un cane da corsa prima di essere costretto al “pensionamento” […]

I greyhound sono tra i cani più dolci che si possano trovare. Sono amichevoli, accoglienti e affettuosi. Il mio cane Bert non fa eccezione. A 12 anni, mostra i segni dell’età, ma è un meraviglioso cane di famiglia
Bert era un cane da corsa prima di essere costretto al “pensionamento” dopo essersi rotto il polso di una delle zampe anteriori. È stato salvato dallo Scottish Greyhound Sanctuary prima che gli dessimo una nuova casa, lontano dalla pista.
Si possono ancora vedere gli effetti a lungo termine delle corse forzate. Anche dopo anni, soffre ancora di forte ansia e di un senso di abbandono dovuto alla vita in un box e all’essere stato confinato in un ambiente angusto.
Si spaventa ancora con i rumori forti e ha bisogno di dormire con la luce accesa. Ama correre, ma questo può riacutizzare i problemi legati alla sua vecchia ferita.
Eppure, Bert è uno dei più fortunati: è riuscito a sopravvivere e ora ha una casa piena d’amore. Troppi greyhound da corsa non avranno mai questa possibilità.
I dati del 2023 mostrano che più di 109 greyhound sono morti a bordo pista nel Regno Unito quell’anno, mentre altri 4200 hanno subito infortuni.
Alcuni proprietari insistono sul fatto che le corse non siano un problema, sostenendo di amare, accudire e trattare bene i loro cani. Sono certo che siano sinceri e che alcuni lo facciano davvero.
Eppure, la semplice verità è che non esiste un modo etico per costringere un cane a correre su una pista ovale fino a 40 mph (64 km/h) , scontrandosi con altri cani e fratturandosi le zampe.
Le organizzazioni di settore sostengono che le normative siano sufficienti, ma anche mettendo veterinari a bordo pista e stabilendo regole sulle condizioni dei kennel, il rischio rimane.
Nel periodo di massimo splendore delle corse, in Scozia c’erano decine di piste, ma il settore è in declino irreversibile. Dall’inizio della pandemia di Covid, è rimasta attiva solo una pista: il Thornton Stadium nel Fife.
Si tratta di una pista non regolamentata, il che significa che i proprietari non sono tenuti a rispettare nemmeno i minimi obblighi previsti altrove in materia di sicurezza e presenza di veterinari, rendendola ancora più pericolosa.
Con il Galles e la Nuova Zelanda che negli ultimi mesi hanno annunciato passi verso il divieto di questo sport, la Scozia è sempre più isolata nel permetterne la continuazione.
Una volta che sarà fermato in Galles, rimarranno solo otto paesi al mondo in cui è ancora consentito. La Scozia vuole davvero far parte di questa lista?
Ho lavorato per fermarlo. Con il supporto di importanti organizzazioni per il benessere animale, tra cui la Scottish Society for the Prevention of Cruelty to Animals, Dogs Trust e OneKind, ho presentato un disegno di legge che metterebbe fine alle corse una volta per tutte.
Abbiamo avviato il processo l’anno scorso in Parlamento con un evento molto partecipato, a cui hanno preso parte associazioni benefiche, proprietari di cani e anche alcuni ex cani da corsa.
Dopo l’evento, abbiamo pubblicato una consultazione che ha ricevuto migliaia di risposte, e la proposta finale del disegno di legge ha ottenuto il supporto degli MSP ( Membri del Parlamento Scozzese) di tutta la camera.
È stato un forte segno di supporto che ci ha permesso di passare alla fase successiva. Nei prossimi mesi, il nostro Parlamento discuterà per la prima volta il mio disegno di legge. Ho avuto molti incontri positivi con gli MSP di tutti i partiti e sono fiducioso che riusciremo a ottenere il supporto del Governo Scozzese, il che ci permetterebbe di portarlo a termine.
Il modo in cui la nostra società tratta gli animali è una misura importante dei nostri valori e della nostra umanità.
La Scozia ha fatto alcuni passi significativi per vietare alcune delle pratiche crudeli e dei “bloodsports” che un tempo erano considerati accettabili.
Allora perché i greyhound sono stati dimenticati? Quanto ancora voltremo lo sguardo altrove mentre i cani vengono costretti a soffrire?
La questione è ovviamente molto personale per me. So che non posso annullare nessuna delle esperienze di Bert né il dolore e il trauma che ha vissuto, ma abbiamo la possibilità di fare in modo che nessun altro greyhound debba passare attraverso quello che ha passato lui.
Spero che il nostro Parlamento colga l’opportunità e che possiamo fare in modo che la Scozia si unisca ai tanti paesi del mondo che finalmente hanno messo fine a questo.
Tradotto da @PetLevrieri