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Archivio Legacy

I galguero spagnoli, gli amici italiani e le favole

C’è un giovane galgo, il protagonista; ci sono i buoni, i galguero; i cattivi, i ladri; i quasi cattivi, forse un po’ stupidi, quelli che salvano i cani. Non è una nostra invenzione, è un fumetto, bruttino e noiosetto, realizzato dalla Feg, la Federazione spagnola dei galguero. In fondo è […]

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C’è un giovane galgo, il protagonista; ci sono i buoni, i galguero; i cattivi, i ladri; i quasi cattivi, forse un po’ stupidi, quelli che salvano i cani. Non è una nostra invenzione, è un fumetto, bruttino e noiosetto, realizzato dalla Feg, la Federazione spagnola dei galguero. In fondo è una favoletta e ha una morale come tutte le favole: i galgo sono fatti per correre e cacciare da tempo immemorabile, i galguero sono brave persone che li amano, li rispettano e si fanno carico di salvaguardare la loro natura, i galgo abbandonati sono rubati, non scaricati perché ormai inutili, i volontari che li salvano non li rispettano perché li sterilizzano e così i galgo non possono trasmettere ai posteri il loro DNA. Della favola questa narrazione ha soprattutto un altro aspetto, quello di essere un racconto fantastico, un’invenzione, una collezione di stereotipi. La realtà dei galgo in Spagna viene rovesciata e mistificata: la sterilizzazione non è un danno economico per i cacciatori che non possono più vendere cani, ma un attentato alla continuità della stirpe; il furto dei cani non è un problema economico ma un attentato al benessere dei cani che sono così felici di stare con i loro galguero.

Questa favoletta per sempliciotti però sta piacendo a qualcuno qui da noi: amanti del coursing cosiddetto amatoriale, allevatori e persino adottanti. Tutti affascinati dal levriero come figlio del vento, a proposito il titolo della favoletta è “dotado para volar”, (esagerati!), tutti convinti assertori della natura ancestrale del levriero come corridore e cacciatore. Tutti affascinati dall’aspetto estetico della corsa, salvo dimenticare che a farne le spese in Spagna sono le lepri uccise per sport. Ovviamente costoro sono anche quelli che accusano chi lascia i cani liberi in campagna di attentare alle vite degli animali selvatici: doppia morale, una per gli amici e un’altra per gli altri.

Hanno molto in comune con i galguero, abbiamo detto, per esempio l’idea che questi cani per essere felici debbano per forza rincorrere qualcosa, l’idea che un vero levriero sia tale se è selezionato e addestrato per correre dietro a qualcosa. Un maligno, non noi, potrebbe pensare che, se vivessero in Spagna, i nostri esteti del levriero come corridore farebbero partecipare i loro cani a corse, caccia e coursing, ovviamente con lepri vive e non con pezze. E viene il dubbio che se la caccia a vista fosse legale in Italia non avrebbero alcun problema a praticarla uccidendo chissà quanti animali selvatici.

Quel che nella favoletta non si vede è cosa succede ai galgo quando smettono di essere utili, cosa che accade molto presto. Non si capisce neppure da dove vengano le migliaia di galgo che finiscono nei rifugi e che vengono adottati in mezzo mondo. E tantomeno si spiega perché i galguero si siano affannati a far togliere i galgo, e i cani da caccia in generale, dalla nuova legge per il benessere animale. Come è compatibile questa esclusione con tutto questo amore per i galgo?

Ovviamente su queste cose tacciono anche gli amici italiani dei galguero e gli esteti del cane da corsa. Ma rispondere a queste domande riporterebbe nella realtà, che è ben diversa dalle loro fantasie.

Un’ultima considerazione: che i levrieri siano stati cacciatori è un’ovvietà, che debbano esserlo per sempre assolutamente no, e la tradizione non è una giustificazione. Ci sono tradizioni che meritano di estinguersi: la corrida, il circo con gli animali, la caccia a vista, per fare solo qualche esempio. Ciò che è tradizionale non è né buono né cattivo, dipende, e a stabilire ciò che merita di essere preservato nella tradizione sono solo le scelte umane, non la natura. E anche le caratteristiche dei levrieri sono frutto di selezione operata dall’uomo, perché i levrieri non sono animali selvatici. Possono i levrieri essere semplicemente animali d’affezione senza bisogno di competere o di cacciare? Possono fare esperienze appaganti senza correre dietro a una pezza o peggio dietro a una lepre? Per noi la risposta è sì, possono e devono, perché hanno tutte le risorse per essere molto di più che cacciatori, tanto più in un mondo in cui la caccia è un anacronismo sanguinario camuffato da sport.

Massimo Greco