I fiancheggiatori dell’industria delle corse
Noi pensiamo che il programma di recupero dei cani da parte dell’industria delle corse abbia due obiettivi, uno dichiarato, che è quello finto, e uno non dichiarato, che è quello reale: il primo è quello di salvare qualche greyhound, il secondo è quello di salvare la faccia dell’industria presso l’opinione […]
Noi pensiamo che il programma di recupero dei cani da parte dell’industria delle corse abbia due obiettivi, uno dichiarato, che è quello finto, e uno non dichiarato, che è quello reale: il primo è quello di salvare qualche greyhound, il secondo è quello di salvare la faccia dell’industria presso l’opinione pubblica. Molto semplice: si raccolgono soldi, in gran parte nelle stesse corse dei greyhound, per darne una parte a rescue e associazioni che li mettono in adozione. Queste adozioni vengono poi usate per mostrare che l’industria è compassionevole e che si prende cura dei greyhound, che vengono definiti retired, cioè ritirati. L’idea è che alla fine della carriera gli atleti vanno in pensione e che l’industria li ama e li aiuta a trovare una bella casa, con bei sofa e una vita comoda. Naturalmente si dimenticano le decine di migliaia massacrati ogni anno, quelli che non sono ritirati ma abbandonati, maltrattati o semplicemente ammazzati.
Alcuni pur partecipando al programma in qualche modo, continuano a fare denuncia e non restano in silenzio di fronte alla vergogna dell’industria. Ma l’atteggiamento della gran parte delle associazioni e dei rescue è diverso: nessuna denuncia, nessuna protesta, solo generiche e fumose frasi sul benessere dei greyhound. Complessi giri di parole per negare l’evidenza, dichiarazioni di principio generiche rese vuote dal silenzio sulle situazioni concrete e dall’inazione. L’importante è salvare i cani, dicono. Naturalmente quelli messi a disposizione dall’industria, con accompagnamento magari di qualche soldino per i trasporti. Gli altri crepano, magari “messi a dormire” dopo un infortunio non grave subito a 60 all’ora nella prima curva del cinodromo: “Per non farli soffrire”. Che amore per i cani! Se fossimo maliziosi penseremmo che esistono accordi del tipo cani in cambio del silenzio. Ma noi non pensiamo che sia così. Esiste comunque una parola nel vocabolario italiano per descrivere questi comportamenti, ed è fiancheggiatori, cioè, come dice la Treccani “chi favorisce, sostiene, aiuta, senza essere impegnato direttamente”.