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Greyhound: la verità dietro le piste

28 gennaio 2014Articolo originale →

Come il mondo delle corse potrebbe uccidere il vostro cane anche quando è a casa vostra. L’industria delle corse dei cani è un colosso economico che muove milioni di sterline all’anno tra scommesse, posti di lavoro, tasse, e tutte le attività collaterali. Basti pensare che, nel 2007 prima che la […]

Come il mondo delle corse potrebbe uccidere il vostro cane anche quando è a casa vostra.

L’industria delle corse dei cani è un colosso economico che muove milioni di sterline all’anno tra scommesse, posti di lavoro, tasse, e tutte le attività collaterali. Basti pensare che, nel 2007 prima che la crisi si facesse sentire anche in questo settore, allo Stato inglese perveniva un gettito erariale di circa 80.000.000 di sterline dalle sole scommesse. Come tutte le industrie anche il mondo delle corse crea degli “scarti di produzione” consistenti in cani anziani, cani non più in grado di correre per infortuni, cani che non cominciano neanche a correre perchè non performanti sin da cuccioli. Un tempo questi cani si smaltivano senza troppe complicazioni con una bastonata in testa. In tempi più recenti, con il cambiare della sensibilità comune, anche il mondo delle corse ha dovuto adeguare i sistemi di smaltimento, almeno di facciata, di quelli che considera rifiuti. IGB (Irish Greyhound Board) e GBGB (Great Britain Greyhound Board), pur essendo emanazioni dei rispettivi Ministeri dell’Agricoltura, hanno facoltà di autoregolamentarsi e decidono pertanto di creare l’RGT (Retired Greyhound Trust) da essi stessi regolato ed amministrato e si inventano quindi un fondo che paghi il ricollocamento dei cani a fine carriera. I cani trovano casa e l’ente corse ne esce candido, pur continuando in realtà, a seppellirsi nel peggiore dei modi i greyhound non adottati in cantina, ma quelli adottati sono come Oust: coprono perfettamente la puzza dei cadaveri di quelli che invece semplicemente non ce la fanno. E di come questo accada ora vi illustro. In realtà questi finanziamenti per trovare casa ai cani cosa realmente comportano? Cosa comporta realmente questo riciclo? Quali sono i numeri di questa storia? Tenete bene a mente la storia dei cani sepolti in cantina perchè vi spiegherà un sacco di risvolti. I numeri sono circa questi: ogni anno i cani che si immettono nel mondo delle corse tra Irlanda e Inghilterra sono circa 26.000, per 26.000 cani che entrano circa 20.000 devono uscire e di questi circa 20.000 che escono solo 3.000 trovano casa. E gli altri 17.000? Gli altri 17.000 finiscono sepolti in cantina nel silenzio dei trainer, dei veterinari che si rendono disponibili all’eutanasia di esemplari sani o vittime di infortuni riparabili, dell’Ente corse che, autoregolandosi, ha trovato il modo di tenere fuori dalle sue porte anche gli enti statali di salvaguardia dei diritti animali, e poi? Poi i complici migliori sono quelli che fanno una propaganda migliore, complici sono anche gli organismi pagati e preposti alla ricollocazione dei cani, che in tutto e per tutto fanno parte dell’Industria stessa: le famose associazioni che a detta loro “salvano e fanno adottare levrieri” su territorio nazionale e continentale. Questi sono i numeri. E allora l’Ente Corse come fa a lavarsi le mani se le cifre delle adozioni sono così gravemente scadenti? E come copre tutti gli scandali che via via negli ultimi anni hanno troneggiato sulle maggiori testate giornalistiche in UK e Irlanda? Se ancora non fosse chiaro, i soldi del programma di “riciclo” dei cani devono bastare a pagare sterilizzazione, vaccini, microchip e metà del trasporto dell’animale sino alla nuova casa, ma devono pagare assolutamente anche la pubblicità positiva del sistema, con omertà totale sugli abusi anche perpetrati ai danni degli stessi cani dati in adozione, altrimenti la campagna non funzionerebbe, la favola del bravo trainer e del mondo trasparente non si reggerebbe in piedi. Quindi le associazioni che prendono soldi dall’Industria cosa sono? Gruppi cinofili che agiscono per il bene dei cani? Quali sono i loro maggiori interessi? Le associazioni di fatto cercano casa ai “rifiuti vivi” e devono nascondere per forza la sorte dei “rifiuti morti” pena la rottura dell’amichevole rapporto con il finanziatore. Viene da sè che le associazioni accreditate dall’Ente Corse di fatto non abbiano come primaria ispirazione la salvaguardia di animali con un diritto alla vita ed alla dignità, ma abbiano piuttosto come primaria ispirazione la salvaguardia di interessi meramente economici derivanti dal diritto autoproclamato dell’Ente Corse di rifarsi una facciata e darsi un aspetto socialmente dignitoso. Perchè dico questo? I conti non vi bastano? Va bene c’è altro. Io stessa insieme al mio compagno ho adottato un levriero, quando abbiamo scelto come compagno di vita questo cane, il solo modo per “salvare” questi animali era per il tramite di associazioni accreditate dall’Ente corse, associazioni che facendo leva sull’ignoranza dell’adottante medio (e noi allora eravamo adottanti medi a tutti gli effetti) facilmente ti fanno credere alla storiella dell’allenatore buono che destina il suo campioncino a fine carriera ad una vita da sultano nella casa di chi come noi, lo stava aspettando a braccia aperte, alla storia del bieco compromesso accettato in virtù dell’impegno sociale di portare ad un cambio culturale nel sistema stesso. Io ed il mio compagno nel Dicembre 2010 mica sapevamo niente di tutta questa storia dei rifiuti e dei numeri paradossali di questa industria. Finalmente avevamo la condizione che ci permettesse di fare del bene ad un animale sfortunato ed abbiamo adottato un cane. I soldi ben spesi dell’Ente Corse hanno consentito che una fine evitabile e sciocca venisse a reclamare il conto. Rifiuto sei e dentro un sacco finirai. Punto. E senza appello. Senza appello perchè gli organismi che orbitano attorno al mondo delle corse non hanno cuore per un cane che vince, figuriamoci per un cane da smaltire. E anche chi, con un giuramento, ha iniziato la sua carriera di veterinario, finisce con l’essere un giudice inappellabile che condanna a morte un animale anche sulla lunga distanza. La sterilizzazione e le spese per rendere il cane adottabile sono a carico dei trainer/proprietari dell’animale che scelgono dunque il veterinario che ritengono opportuno. Trainer dei quali le associazioni finanziate dall’Ente corse dicono di fidarsi ciecamente, che ti dipingono come persone fantastiche amanti degli animali ed etiche, gente seria insomma. Se la prassi nei casi di castrazione impone che siano asportati sempre entrambi i testicoli, chi ha sterilizzato il nostro cane non ha asportato un testicolo ritenuto, ha tolto quello sceso e tanti saluti. Ghigo è morto il 23/12/2013 pochi giorni dopo aver compiuto 3 anni di vita vera. Un tumore al testicolo ritenuto, aggressivo e letale ce lo ha strappato. Testicolo purtroppo scoperto al cane già malato in fase terminale, quel testicolo che non doveva esserci e che non potevamo sapere che ci fosse. Grave colpo, ma ancora più grave sarebbe stato se noi non avessimo avvisato chiunque avesse un cane sterilizzato da veterinari ignoti, di quanto era accaduto, dato che con una banale indagine ecografica è possibile evitare complicazioni. Testi clinici alla mano, il criptorchidismo ha una notevole incidenza nei cani, dall’1 al 10% a seconda della razza, ed ancora più preoccupante è che il testicolo non sceso rischia di sviluppare tumori 15 volte più di un testicolo regolarmente sviluppato. Vitale dunque la localizzazione ed asportazione! Perciò ci rivolgiamo in primis all’associazione tramite la sua pagina su un social network, consci del fatto che la stessa non avesse alcuna responsabilità dal momento che i veterinari che sterilizzano i cani in patria, non possono in alcun modo essere scelti nè monitorati da loro, perchè invitasse gli altri adottanti alla prevenzione, in secundis sempre attraverso social network rivolgiamo un appello ai nostri contatti perchè la notizia girasse e si postessero salvare altri animali provenienti da ogni dove. Dovevamo in qualche modo far sì che questa cosa non finisse nel nulla, ebbene l’associazione cosa ci risponde? Risponde rabbiosa che avremmo dovuto farci gli affari nostri, non stava a noi fare informazione, insinuano anche il dubbio che il cane fosse curabile e che sia morto per nostra incuria o per colpa dei nostri veterinari non all’altezza della situazione (per dovere di cronaca informo che oltre alla nostra veterinaria di base il caso del nostro cane è stato esaminato da 2 medici dell’Università di Milano, e 3 chirurghi oncologi sono stati interpellati) dovevamo rivolgerci a loro, associazione, e infine ci accusano di fare terrorismo ingiustificato dal momento che il cane era il solo ed unico caso (come potessero dirlo con certezza non si sa, dal momento che nessuna indagine in tale senso è mai stata fatta). Rimaniamo sconvolti. In grossa sostanza avremmo dovuto tacere, benche l’unica denuncia fosse rivolta a trainer e veterinari d’oltre Manica, perchè evidentemente era sconveniente che dicessimo sulla pubblica piazza qualunque cosa non avvallasse la teoria dei trainer buoni e amanti dei loro cani. Pur davanti alla morte del nostro cane per una grave negligenza, era opportuno che noi tacessimo. E volete sapere l’ultima? Siccome il tempo porta sempre le risposte che aspetti, siamo anche venuti a sapere che il nostro cane non è stato il solo, l’altro ha solo avuto la fortuna di essere scoperto per tempo, ma nessuno ha pensato di fare informazione, e chissà quanti altri ce ne sono stati e ce ne saranno. Ghigo non è stato l’unico, ma è stato l’unico di cui si sia parlato. Quindi all’omertà comprata dall’Ente Corse dobbiamo la violenta morte del nostro migliore amico, di un cane che ha fatto di tutto per dimenticare i 5 anni di non vita passati nell’anonimato e in una gabbia, che ha fatto di tutto per fare parte della nostra famiglia, un animale che aveva tutto il diritto di viversi la sua vita in pace ora che finalmente ne aveva una e che sapeva anche viversela alla grande la vita che si era conquistato. Il silenzio uccide, oggi avrei voluto davvero avere qualcuno da ringraziare per avermi lasciato aiutare il mio cane quando potevo, ma le associazioni al soldo dell’Industria non te lo consentono. Perciò questo è il conto che l’Industria delle Corse ci ha presentato per esserci fidati del suo fantastico programma di copertura degli scandali e di omertà a 360°. Ci sono fortunatamente altre realtà che riescono a salvare i cani senza rendersi colpevoli dell’eccidio che coprono, per favore, per il bene degli animali, dal momento che ci sono altre soluzioni più etiche per aiutarli, state alla larga da chi antepone la salvaguardia del sistema delle corse alla salute dei cani, da chi non vuole che sappiate e soprattutto imparate ad utilizzare gli strumenti che oggi permettono di scoprire davvero qualunque cosa: Internet c’è e al giorno d’oggi essere ignoranti è una scelta non una sfortuna. Tutto quello che ho appena scritto è alla portata di tutti. Ogni informazione, al di là della mia personale esperienza, è reperibile non solo sui siti antiracing, che si potrebbe pensare che siano di parte, documenti ben più sconvolgenti sono reperibili sui giornali, sulle testate internazionali che hanno spesso e volentieri documentato questa ecatombe di cani ritenuti inutili, eccidio sistematico che come avete visto, se non correttamente presentato, continua ad uccidere anche a casa, anche quando il cane è al sicuro, anche a chilometri di distanza. Non tacete ed informatevi! Sempre! La vostra coscienza critica è la sola risposta al silenzio ed è la sola forma di protezione realmente efficace che potete offrire ai vostri animali.

Fonte: Greyhound: la verità dietro le piste

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