Vai al contenuto
Archivio Legacy

GLI ANIMALISTI PROTESTANO CONTRO LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE DELL’INDUSTRIA DELLE CORSE DELLA GRAN BRETAGNA

28 gennaio 2015Articolo originale →

Riportiamo la traduzione dell’articolo scritto dal giornalista inglese Adam Forrest sulla dimostrazione internazionale contro il greyhound racing, che si è svolta domenica 25 gennaio a Londra davanti al Lancaster Hotel sede del Gala “Greyhound of the Year Awards” – 2015 dell’industria del racing. Nell’articolo c’è una breve intervista anche alla nostra […]

Riportiamo la traduzione dell’articolo scritto dal giornalista inglese Adam Forrest sulla dimostrazione internazionale contro il greyhound racing, che si è svolta domenica 25 gennaio a Londra davanti al Lancaster Hotel sede del Gala “Greyhound of the Year Awards”  – 2015 dell’industria del racing.

Nell’articolo c’è una breve intervista anche alla nostra socia Isobel Deeley, componente del comitato organizzatore della manifestazione antiracing, e al nostro socio Massimo Greco, presente alla manifestazione con una delegazione italiana di Pet levrieri.

Di seguito la traduzione.

GLI ANIMALISTI PROTESTANO CONTRO LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE DELL’INDUSTRIA ZOPPICANTE DELLE CORSE DELLA GRAN BRETAGNA

27 gennaio 2015 Di Adam Forrest, servizio fotografico di Chris Bethell

Le cerimonie di premiazione sono stranamente popolari in questi giorni.

Non passa serata senza che ci sia qualche ricevimento annuale da parte di parrucchieri o officianti funebri o siti web per le prenotazioni alberghiere. Nessun’industria è al completo finché non sia stata fissata una data nell’agenda per una serata “gala” con tanto di cena di pollo a buon prezzo, nervi a fior di pelle e ‘glamour’ falso.

Ed eccoci dunque alla Greyhound of the Year Awards del 2015 (la cerimonia di premiazione dell’industria delle corse inglese). La bella serata dei proprietari dei cani, dei trainer e degli allibratori è cominciata male proprio davanti al Lancaster Hotel di Londra, domenica sera. Mentre entravano nell’albergo, i partecipanti dovettero sostenere la rabbia di una folla di circa 100 persone che urlavano “Scum!” (lett. ‘feccia’), “Vergogna! Vergogna! Vergognatevi!” e una o due persone che gridavano pure “Assassini!”


Qualcuno fra i partecipanti ha ribattuto in modo sprezzante con un gesto offensivo della mano, o soffiando baci mentre passavano, ma a giudicare dalle espressioni serie su molti dei volti visibili nell’entrata dell’hotel, l’appellativo “scum” probabilmente non li faceva sentire esattamente come le star scintillanti degli “Oscar dei Cani”, mentre si accingevano a partecipare ad una serata di pacche reciproche sulle spalle e discorsi.

Ne avrebbero fatto volentieri a meno. Dopotutto, la loro industria non è proprio in condizioni ottimali di salute. Nel 2006 il numero di partecipanti alle corse ai cinodromi inglesi era di 3.2 milioni, ma nel 2012 il numero è sceso a 2 milioni, e le entrate dell’industria sono calate del 43% dal 2008.

Negli anni cinquanta, folle di 50,000 entusiasti provenienti dalla classe lavorativa inglese affluivano ai grandi cinodromi, come quello di White City – sul sito odierno dell’enclave della BBC nell’ovest di Londra – ma ora i cinodromi rimanenti, più piccoli, devono sforzarsi per riuscire ad attirare 500 partecipanti. Come il cinodromo di White City, il cinodromo di Walthamstow – che compare sulla copertina dell’album di Blur ‘Parklife’ – ora non c’è più, chiuso nel 2008 per costruire appartamenti privati. Quando lo sport era al suo apice, c’erano più di 100 piste regolate. Ora ne rimangono solo 25.


Ciononostante, i dimostranti non erano certo in vena tollerante nei confronti di uno sport in declino. Gli animalisti e i semplici adottanti riuniti davanti all’albergo erano decisi a confrontare duramente i partecipanti alla festa sul trattamento dei greyhound da corsa e la sorte delle migliaia di cani considerati ‘in eccesso’ ogni anno.


Isobel Deeley e Gavin Erickson vivono nel Kent e hanno due greyhound. Due anni fa hanno cominciato a leggere articoli su come gli ex greyhound da corsa venivano uccisi o scartati. “Non siamo affatto tipici dimostranti, a dir la verità” dice Isobel, “ma quando ho cominciato ad approfondire quello che effettivamente faceva il racing, sono rimasta completamente inorridita.

Molte delle persone qui presenti si sentono così” aggiunge Gavin. “sono persone normali, ben intenzionate, che vogliono cercare di fare qualcosa contro quest’industria sfruttatrice. È abbastanza curioso sentire delle signore di una certa età che urlano “scum!” ai trainer. Il trattamento veramente pessimo degli animali, a scopo di lucro – questa è una cosa che sconvolge molte persone.”


Bridget e Barrie Mayes hanno viaggiato a Londra dal Dorset. La coppia ha avuto un lurcher – un greyhound incrociato con un collie o un terrier – per 14 anni. “Abbiamo imparato quanto sia intrinsecamente crudele questo sport” dice Bridget. “Numeri enormi di cani vengono fatti nascere ogni anno, e non c’è nessuna trasparenza su come vengono trattati quelli che gareggiano. Francamente, penso che sia un’attività disgustosa – avremmo dovuto lasciarcelo alle spalle da tempo ormai.

Aggiunge Barrie: “Sono animali veramente fantastici, eppure quando non servono più a volte vengono buttati via come vecchie biciclette. Ci sono dei trainer buoni, ma l’industria in generale non è interessata nel benessere dei cani.


Secondo la League Against Cruel Sports, la maggioranza dei greyhound da corsa che gareggiano vengono fatti uscire dai canili a fare un po’ di esercizio fisico e vedere un po’ di luce naturale solo 3 o 4 volte al giorno per periodi dai 15 ai 20 minuti. Il gruppo di denuncia ritiene che almeno 10,000 cani vengono scartati ogni anno – 8,000 che vengono ritirati dalle corse, e il resto costituito dall’eccesso di cucciolate che produce cani giovani che risultano non idonei alle corse. Tocca spesso ai piccoli rifugi indipendenti raccogliere gli ‘scarti’.

L’ente regolatore dell’industria, la Greyhound Board of Great Britain (la GBGB) definisce questi numeri “congetture errate”. Un rappresentante mi ha detto: “Lungi dall’eccesso di cucciolate, il numero di greyhound fatti nascere in Gran Bretagna è in netto calo da diversi anni. La gran maggioranza dei greyhound nati in Gran Bretagna sono registrati nelle corse con la GBGB, e per quelli che non risultano idonei (a gareggiare in pista), vengono trovati adottanti o dall’allevatore o attraverso associazioni responsabili che si occupano di adozioni”.

Ci sono preoccupazioni anche per quanto riguarda il tasso delle ingiurie (subite dai cani in pista), i dati dei quali non vengono pubblicati dall’industria.


Una delle dimostranti, Vikki Squires, lavora come volontaria per il rifugio Birmingham Greyhound Protection, e in questo periodo si sta occupando di un greyhound che vive come ‘foster’ a casa sua. “Si vedono molte offerte sul sito di Gumtree (sito web che offre oggetti e animali in vendita da parte di privati) del tipo ‘Greyhound ex-racer, disponibile gratis per buona famiglia’,” dice, “ma molte delle associazioni rescue e anche le singole persone non possono fare troppe domandegli basta poter salvare il cane. Quello di cui mi sto occupando io…è stato difficile insegnargli a non sporcare in casa. Possono essere molto timidi quando sono stati trascurati.


Toni Tuesday e Steph Maxwell, entrambe di Londra, sono venute a protestare contro l’idea delle corse dei cani come allegro intrattenimento a buon mercato. “A volte si va alle corse per le feste di addio al celibato o al nubilato, ma non si pensa a quello che c’è dietro”, dice Steph. “Se solo la gente si informasse un poco, non potrebbe ignorare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Io penso che le proteste e la distribuzione dei foglietti informativi davanti ai cinodromi e tutti i gruppi su Facebook stiano avendo un effetto. Se si arrivasse al punto che nessuno ci andasse più (alle corse), sarebbe bellissimo.


Massimo Greco è venuto in aereo dall’Italia per il weekend solo per impedire ai ‘padrini’ dell’industria delle corse di godersi il loro. “Ho cominciato ad adottare greyhound sei o sette anni fa, e poi mi sono reso conto che non bastava – e sono entrato a far parte di una lotta globale contro questa industria”, dice. “Il declino del racing negli Stati Uniti è stato ottimo, e spero che possa succedere la stessa cosa nel Regno Unito. Quello che mi dà speranza è che gli inglesi amano molto i loro cani.


Se mentre leggete questo state pensando “se solo potessi votare per queste persone nelle prossime elezioni”, vi è andata bene. Vanessa Hudson, la leader del partito Animal Welfare Party (AWP) – che ha paragonato la lotta per i diritti degli animali a quella contro la schiavitù e per il suffragio universale – ha partecipato anche lei alla protesta. “(Il racing) non è un’attività appropriata per il 2015” mi dice Vanessa. “Ci rendiamo conto che qui sono a rischio posti di lavoro, per cui non voglio essere insensibile per quanto riguarda il declino dell’industria, ma sono incoraggiata dal fatto che sembra che stia declinando spontaneamente.


È forse un tantino precipitoso però concludere che lo sport non abbia un futuro. Sopravvive grazie a qualcosa che si chiama BAGS – Bookmakers Afternoon Greyhound Service – (il servizio delle corse pomeridiane gestite dagli allibratori) che trasmette le corse dal vivo agli schermi degli allibratori. I pagamenti della BAGS ammontano a circa £25 milioni di sterline di entrate per i cinodromi britannici ogni anno.

Infatti, secondo un rapporto del 2014 della GBGB, ora si stanno vendendo le corse BAGS via TV agli operatori nel settore delle scommesse nei “territori internazionali lontani quanto l’Azerbaigian, la Polonia, la Grecia, la Spagna e le Indie Occidentali e lo Sri Lanka” e si dichiara che “c’è la possibilità di accrescere oltre sostanzialmente le entrate.”

Ciò significa che nonostante ci sia un calo nel numero delle persone che vanno a vedere le corse dei cani, il pubblico crescente costituito dagli scommettitori nelle agenzie delle scommesse – sia qui (in Gran Bretagna) che in Azerbaigian, a quanto pare – manterrà in piedi l’industria, per il momento.

Traduzione di Isobel Deeley

Articolo originale: greyhound-racing-annual-awards-protest-animal-rights

© Riproduzione riservata