Galguero, un anacronismo
Per cambiare la situazione dei galgo spagnoli, non è evidentemente sufficiente adottare, così come non si può svuotare il mare con un secchio. È necessario mettere in campo tutte le azioni utili per vietare le corse e la caccia, compreso capire e mettere in discussione la cultura che ne […]
Per cambiare la situazione dei galgo spagnoli, non è evidentemente sufficiente adottare, così come non si può svuotare il mare con un secchio. È necessario mettere in campo tutte le azioni utili per vietare le corse e la caccia, compreso capire e mettere in discussione la cultura che ne è la base.
Nel documentario Yo Galgo, un galguero spiega che lui uccide i suoi cani quando non sono più buoni e che seppellirli alimenta il ciclo della vita. Si tratta di un esempio molto chiaro della cultura galguera, che è una cultura antica. Nell’incipit del Don Chisciotte Cervantes scrive: “In un paese della Mancia, di cui non voglio fare il nome, viveva or non è molto uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia.” Nelle parole del galguero echeggia la Spagna profonda di Cervantes, cioè la Spagna semifeudale che ha prodotto i cavalieri che hanno depredato e massacrato i popoli dell’America del sud. Cervantes ne faceva una parodia piena di ironia, i galguero contemporanei ne fanno una rievocazione patetica; da un certo punto di vista Cervantes era più avanti di loro.
La cultura galguera è una sopravvivenza logora di un mondo che appartiene al passato, a un passato cui si aggrappa nel tentativo di darsi una immagine dignitosa. In realtà, queste costruzioni ideologiche che cercano di rendere accettabili pratiche ingiustificabili, come la soppressione di cani assolutamente sani, sono solo mistificazioni.
La cultura galguera parte dal presupposto che esista un ordine immutabile delle cose che dà all’uomo a cavallo il diritto di vita e di morte, è una cultura per la quale l’animale è sacrificabile come lo erano gli indios. È una cultura che si alimenta di sangue e di violenza. Niente di sacro ma molto di profano, e come tutte le cose profane destinate a perire. Antiquariato di scarso valore in un mondo che cerca di guardare avanti. Un anacronismo da buttare nella spazzatura.
Massimo Greco
@Petlevrieri