Febbraio, la paura dei galgo
Traduzione a cura di Elisa Cattani, che ringraziamo. Come già abbiamo raccontato in altre occasioni, per il galgos febbraio è il mese peggiore. Entro la fine della stagione di caccia, migliaia di loro saranno abbandonati e lasciati alla loro sorte nei campi, se non direttamente sacrificati o assassinati nelle forme […]
Traduzione a cura di Elisa Cattani, che ringraziamo. Come già abbiamo raccontato in altre occasioni, per il galgos febbraio è il mese peggiore. Entro la fine della stagione di caccia, migliaia di loro saranno abbandonati e lasciati alla loro sorte nei campi, se non direttamente sacrificati o assassinati nelle forme più crudeli.
Per fortuna oggi ci sono diverse associazioni in tutta la Spagna che fanno il possibile per far si che, questa pratica selvaggia e retrograda di liberarsi dei galgos quando non servono più per cacciare, si riduca poco a poco. E nel caso in cui i cani siano già stati abbandonati, salvarli da una morte quasi certa. Per poi successivamente cercare di farne adottare il più possibile.
Febrero, el miedo de los galgos (Febbraio, la paura per i galgos), è un documentario indipendente che narra la terribile situazione che vivono decine di migliaia di galgos ogni anno in Spagna. E’ il risultato di due anni di lavoro, di riprese e montaggio in solitaria della regista Irene Blánquez.
Da qualche giorno questo documentario si può vedere liberamente su internet:
Per commentare il lancio di questo documentario abbiamo parlato con Irene, la regista, per farci raccontare più cose sul video.
Cosa possiamo vedere nel tuo documentario?
Da una parte si scopre una pratica sconosciuta da molti, la caccia alla lepre usando galgos, e dall’altra parte le conseguenze dirette di questa pratica.
Il filo conduttore di “Febrero” è la storia di Mila. Lei è la protagonista, il tipico caso di galgo abbandonato e maltrattato alla fine della stagione della caccia, in Febbraio.
A parte spiegare come i galgueros addestrino i cani, legati a veicoli motorizzati e di come gli allevino indiscriminatamente, il documentario spiega come la caccia con i galgos sia letteralmente insostenibile (migliaia di loro ogni anno sono abbandonati perchè non “utili” per i galgueros).
Questo documentario non pretende di essere sensazionale, non ci sono immagini esplicative, è adatto per i bambini oltre 8 anni, e mi piace pensare che sia un documentario che “nobilita” il galgo, che rompe i pregiudizi… Sono una di quelle che crede che, mostrando la bellezza, si ottengano più risultati che mostrando solo la crudeltà.
Dove avete fatto le riprese?
Il maltrattamento e abbandono del galgo hanno mille posti e tanti punti geografici in Spagna, zone di campagna con grandi e aride superfici ideali per la caccia. Nel mio caso l’ho girato in una paesino nell’entroterra dell’Andalucía; a Cádiz e Sevilla. Lo feci lì per una questione logistica. Questo è un progetto autofinanziato e li, volontari e membri di SOS Galgos, ONG anche protagonisti nel documentario, mi aprirono le porte di casa, delle loro macchine e delle loro realtà. Ho filmato anche a Esplugues de Llobregat (Barcelona), dove ha la sede SOS Galgos, in Francia e a Boston (USA).
Sono state complicate le riprese?
In un anno intero, ho girato 30 sezioni distanziate tra loro. Essendo un progetto totalmente indipendente e non retribuito, dovevo farlo quando non lavoravo e avevo tempo libero, fine settimana, ponti, ferie… Ho avuto un sacco d’appoggio da SOS Galgos, dalla mia famiglia e dagli amici. Andavo con un treppiedi, una videocamera SONY EX1 e un piccolo microfono, l’attrezzatura più basica che si possa immaginare. Il lato positivo è che in questo genere di documentario la cosa è tornata a mio vantaggio… è strano vedere una donna-platinata, invece che un team di cinque professionisti, fare riprese…E’ più facile interagire con le persone ottenendo così una risposta spontanea, qualcosa di fondamentale.
Com’è cambiata la situazione dei galgos nella zona dove hai fatto le riprese?
A quanto ho capito, ci sono più maltrattamenti e abbandoni che mai. E adesso, in Febbraio, è il periodo peggiore. Il documentario ha debuttato nei cinema di Barcellona e Madrid alla fine del 2013 (Cinema Girona e Cineteca) però è stato proiettato in più di 70 paesi in tutta la Spagna durante i due mesi di tour ufficiale. Tutte le associazioni di protezione e salvataggio, molti di loro specializzati in galgos e podengo, ci chiesero il film. Lo cedemmo gratuitamente ed erano loro ad organizzare le proiezioni, utilizzando il documentario come strumento per aumentare la consapevolezza nelle loro aule, nei loro centri civici, nei loro auditorium… L’esito mediatico di questo documentario è stato grazie a tutte le persone che lottano quotidianamente per aiutarci.
Il maltrattamento dei galgos è sempre più conosciuto e i media hanno dato molta visibilità al problema. Credi che questo abbia cambiato in generale l’atteggiamento di molte persone? Credi che sia qualcosa di conosciuto e ripudiato?
Credo che per chi lavori nell’industria dell’immagine e della comunicazione, il problema sia molto conosciuto. Negli ultimi due anni molti professionisti della radio e televisione (presentatori, attori…) si sono concentrati sulla causa dei galgos dando visibilità al problema. La mia opinione è che i veri testimoni sono i galgos che vediamo per le città. Loro, passeggiando con la testa alta, sono il segno che qualcosa sta cambiando. Da un lato tanta gente conosce la loro ingiusta condizione di cane da caccia che finisce abbandonato e dall’altra parte, le persone che hanno avuto o adottato un galgo sanno che la loro non è “paura” perchè sono paurosi, ma perchè hanno un background molto difficile. I galgos che vediamo in città, sono la prima generazione di galgos “felici”, “amati”.
I primi che “iniziano” a fidarsi nell’uomo.
E l’atteggiamento delle istituzioni?
Le questioni relative ai diritti degli animali non sono questioni di stato, ma dovrebbero esserlo. La Spagna è un paese di cacciatori. È un hobby che si può vedere in diversi strati sociali. Il Governo dovrebbe fare qualcosa, almeno un controllo sugli allevamenti e gli abbandoni massivi dei galgos. In sua assenza, centinaia di associazioni e organizzazioni non governative fanno il lavoro per loro.
L’anno scorso mostrammo il documentario al Congresso dei Deputati, si trattava di una seduta parlamentare per dibattere sulla possibile soluzione al problema. La gran parte delle associazioni non governative optano per l’abolizione della caccia.
Quale pensi che sia la soluzione a questo problema?
Adesso come adesso, credo che bisognerebbe abolire la caccia alla lepre, anche se nel documentario non mi pronuncio ma mostro diverse opinioni a riguardo. Ognuno deve pensarla liberamente dopo aver visto il documentario. Non mi piace obbligare qualcuno a pensarla come me, i dati sono lì.
Progetti futuri? Continuerai a fare documentari su questo tema? Ne stai preparando altri?
In questo momento stiamo dando forma e registrando il primo spot con Waggingtale Films, la società di produzione che abbiamo creato in seguito a “Febrero”, e nello spot raccontiamo cosa possiamo offrire come società di produzione (siti web, spot,…)
Abbiamo già qualche proposta in atto per girare spot su tematiche non solo animaliste, ma anche ecologiche e di difesa ambientale. In pochi mesi, inizieremo a girare il teaser per il nostro secondo documentario, anche questo sulla difesa degli animali. Ma questa volta, dall’esperienza appresa da “Febrero” e da come gestire un progetto senza risorse finanziarie, utilizzeremo sponsor e crowdfunding (finanziamento collettivo).
Grazie mille Irene
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