FARMAGEDDON, UN LIBRO INFRANGE I MITI DELL’ALLEVAMENTO INTENSIVO
L’allevamento industriale non solo incide negativamente sul benessere degli animali “da reddito”, ma danneggia la nostra salute, le nostre campagne, l’ambiente e molte delle popolazioni più povere del mondo. E’ la tesi centrale di un libro uscito alla fine di gennaio in Gran Bretagna, molto discusso sui media del Regno […]
L’allevamento industriale non solo incide negativamente sul benessere degli animali “da reddito”, ma danneggia la nostra salute, le nostre campagne, l’ambiente e molte delle popolazioni più povere del mondo. E’ la tesi centrale di un libro uscito alla fine di gennaio in Gran Bretagna, molto discusso sui media del Regno Unito: “Farmageddon: the true cost of cheap meat” (“Farmageddon: il vero costo della carne a buon mercato”) di Philip Lymbery ed Isabel Oakeshott. Lymbery è il leader di Compassion in world farming, l’organizzazione britannica dedicata al welfare degli animali d’allevamento, la Oakeshott è una firma del giornalismo politico, e l’allusione del titolo, alla battaglia tra il Bene e il Male descritta nell'”Apocalisse”, la dice lunga sull’impressione prodotta dal libro. Come ha scritto un recensore: “L’effetto complessivo è la distruzione totale dei miti che sono usati per promuovere tra i popoli di tutto il mondo la diffusione dell’agricoltura intensiva”, dal risparmio di spazio fino all’idea che così si riduce il costo del cibo. Il libro in effetti pullula di cifre per dimostrare, tra l’altro, che: 1) la nostra salute è in pericolo: la metà di tutti gli antibiotici utilizzati in tutto il mondo (in aumento al 80 per cento negli Stati Uniti) sono regolarmente somministrati agli animali d’allevamento industriale, contribuendo all’affermazione di ceppi di superbatteri resistenti ai normali antibiotici; 2) la fauna selvatica è sistematicamente distrutta: si importano perfino api dall’Australia per impollinare gli alberi da frutto in California, dove un assalto chimico ha decimato le le api locali; 3) Il pesce è letteralmente “aspirato” dagli oceani e quelli che potrebbero sfamare le popolazioni locali sono stati trasformati in farina per pesci d’allevamento, polli e maiali a migliaia di chilometri di distanza 4) cereali che potrebbero sfamare miliardi di persone vengono date agli animali 5) alla base del modello di mega-agricoltura e mega-zootecnia c’è lo spreco di massa: mentre i prezzi alimentari aumentano, le eccedenze si buttano via. Man mano che si affermava il sistema dell’allevamento intensivo, spiegano gli autori, abbiamo lasciato cadere, e costretto in nicchie. i modelli alternativi, per esempio l’agricoltura organica con più elevati standard di benessere animale. Potremmo pagarla cara, con il “Farmageddon” prossimo venturo.
Fonte: nelcuore.org
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