Essere antiracing non è per tutti
A volte accade che ci chiediamo cosa voglia dire essere antiracing, al di là delle dichiarazioni di principio, che da sole non vogliono dire poi molto, e considerando che siamo in Italia, un paese lontano dai luoghi in cui questi cani corrono e soffrono. Rob, Champ, McKenzie, Tilly, Tarzan, Chopin, […]
A volte accade che ci chiediamo cosa voglia dire essere antiracing, al di là delle dichiarazioni di principio, che da sole non vogliono dire poi molto, e considerando che siamo in Italia, un paese lontano dai luoghi in cui questi cani corrono e soffrono.
Rob, Champ, McKenzie, Tilly, Tarzan, Chopin, solo per fare qualche nome, sono qui con noi, migliaia di altri come loro no, e non potranno correre mai più se non alle porte del paradiso. Ecco, ricordare questo è già un buon inizio.
Ogni anno il greyhound racing produce migliaia di ombre e ricordarsi che sarà sempre così fino a quando ci sarà l’industria è il secondo passo.
Non tutti sono cattivi nei paesi in cui si corre: i trainer e gli allevatori dell’IGB in Irlanda e del GBGB in UK sono responsabili della condizione tragica dei greyhound e sono cattivi. Chi si batte contro chi li sfrutta, Limerick Animal Welfare in Irlanda, Greyt Exploitations, Caged Northwest in UK, Grey2K Worldwide in USA è buono. Molto semplice.
Dunque, chi aiuta i buoni è buono, gli altri no. Chi aiuta i buoni è antiracing, gli altri no.
Ci sono associazioni che aiutano i buoni e altre che non lo fanno, fate voi i conti e decidete chi è antiracing e chi no. Sostenete chi come noi è antiracing adottando, donando, facendo il foster, diventate praticamente antiracing. Se questo è anche il vostro pensiero, le porte della nostra associazione sono aperte. Sarete dalla parte di chi dà voce alla sofferenza dei greyhound, sarete antiracing nei fatti, ben oltre le parole.
(Nella foto il banner antiracing di Caged Northwest a Londra, alla cui realizzazione abbiamo dato un nostro contributo. Speriamo di poterli aiutare sempre di più).
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