Archivio Legacy
Ecco le parole di un lavoratore presso i Kennel: “facevano falò dei corpi dei greyhounds soppressi”
2 novembre 2016Articolo originale →
Il testimone racconta: Ho smesso perché non sopportavo di vedere bruciare i corpi dei cani sani, di cui mi occupavo. La maggioranza dei trainer non se ne cura. (Traduzione del post) Io lavoravo come aiuto nei Kennel dove ci sono i Greyhounds che partecipano alle corse. Tutti noi, temevamo le […]
Il testimone racconta:
Ho smesso perché non sopportavo di vedere bruciare i corpi dei cani sani, di cui mi occupavo. La maggioranza dei trainer non se ne cura.
(Traduzione del post)
Io lavoravo come aiuto nei Kennel dove ci sono i Greyhounds che partecipano alle corse. Tutti noi, temevamo le visite settimanali dei veterinari. Loro decidevano di mettere a dormire (UCCIDERE) cani assolutamente sani che noi amavamo e di cui ci occupavamo. Tutto ciò perché questi cani non si erano classificati oppure avevano subito infortuni, che sebbene curabili potevano e/o essere un costo, e questo equivaleva a non poterli utilizzare nelle corse. Spesso questi infortuni non erano altro che una rottura di un alluce oppure una distorsione muscolare. In tutti questi casi, venivano UCCISI! I corpi venivano quindi bruciati in un falò, perché è sicuramente il modo più economico di liberarsene. Veramente pochi proprietari si preoccupavano dei loro ex racer a condizione che loro non tirassero fuori dei soldi! Alcuni ci permettevano di farli adottare o trovare loro casa, cosa che facevamo. Si, vi erano alcuni “buoni trainer” che si prendevano cura dei loro cani, che si occupavano in prima persona di trovare loro casa, ma questi erano veramente una minoranza. Malgrado amassi il lavoro ho dovuto lasciare perdere e andarmene, perché non sopportavo tutto quel dolore che provavo nel vedere i corpi dei “miei” cani ardere dentro un falò… settimana dopo settimana.
#greylivesmatter
Link post FB: https://www.facebook.com/cagednw/photos/a.309926212448854.71981.182333105208166/1127014450740022/?type=3&theater © Riproduzione riservata