Vai al contenuto
Archivio Legacy

Debellare la malattia o curare i sintomi?

La malattia si chiama greyhound racing: ogni anno uccide migliaia di greyhound, appena nati, o più avanti perché lenti, perché infortunati, perché a fine carriera. Alcuni cani vengono dati in adozione, una manciata: tra quelli nati in Irlanda nel 2013 forse un migliaio, a essere molto ottimisti, e quasi tutti all’estero. […]

La malattia si chiama greyhound racing: ogni anno uccide migliaia di greyhound, appena nati, o più avanti perché lenti, perché infortunati, perché a fine carriera.

Alcuni cani vengono dati in adozione, una manciata: tra quelli nati in Irlanda nel 2013 forse un migliaio, a essere molto ottimisti, e quasi tutti all’estero. Un migliaio su circa 20.000 messi al mondo nello stesso anno, il 5 per cento.

D’altra parte la sorte dei greyhound è segnata già prima di nascere, perché se ne producono molti più di quanti se ne possano riaccasare. Si chiama overbreeding, è una delle caratteristiche della malattia.

In migliaia scompaiono, qualcuno viene adottato. Ogni anno la malattia continua a manifestarsi allo stesso modo: i cani muoiono in massa. Alcuni insistono a dire che quello che conta è salvarne il più possibile, ma in questo modo agiscono sul sintomo, non sulla malattia.

Non che occuparsi dei sintomi sia di per sé sbagliato: se abbiamo una bronchite prenderemo tutti i farmaci che servono per respirare meglio, per esempio, o per non tossire. Ma se vogliamo guarire dobbiamo usare l’antibiotico, dobbiamo debellare la malattia. E per farlo dobbiamo avere una diagnosi corretta, perché se la diagnosi è sbagliata non cureremo nulla, ma staremo anche peggio.

La nostra diagnosi è chiara: il greyhound racing è una malattia che deve essere debellata, dunque deve essere messo al bando. Questa malattia consiste in un’industria in cui alcuni sfruttano deliberatamente i cani per il loro profitto: quelli che li allevano, quelli che li fanno correre, i trainer, gli allibratori, gli scommettitori, quelli che dirigono la baracca, come l’IGB in Irlanda.

La cura secondo noi è chiara, e non è il dialogo o la collaborazione con l’industria delle corse, è l’antibiotico, cioè la denuncia, l’isolamento di chi fa parte del mondo del racing , la protesta, la mobilitazione civile e l’azione politica. Senza rinunciare a occuparci dei sintomi, dunque dando i greyhound in adozione, ma senza contrabbandare il brodino caldo dell’adozione come il modo per risolvere il malanno.

© Riproduzione riservata