Dagli allevamenti intensivi arriva il 20 per cento dei gas serra
Vi invitiamo a leggere l’articolo pubblicato su Repubblica .it a cura di MARGHERITA D’AMICO. L’INDUSTRIA della carne non nuoce solo agli animali e – stando al recente monito dell’Oms – alla salute delle persone: dagli allevamenti, sempre più concepiti secondo il modello intensivo, proviene anche il 20% dei gas serra. Alla […]
Vi invitiamo a leggere l’articolo pubblicato su Repubblica .it a cura di MARGHERITA D’AMICO.
L’INDUSTRIA della carne non nuoce solo agli animali e – stando al recente monito dell’Oms – alla salute delle persone: dagli allevamenti, sempre più concepiti secondo il modello intensivo, proviene anche il 20% dei gas serra. Alla vigilia della COP21 di Parigi, la Conferenza delle parti sul clima (30 novembre – 11 dicembre) un documento ricco di autorevoli riferimenti scientifici, curato da Annamaria Procacci per l’Enpa-Ente nazionale protezione animali di cui è consigliere nazionale, è stato distribuito a tutti i nostri deputati. Obiettivo, sottoporre all’attenzione dei parlamentari, al fine di indirizzare l’azione del Governo, una questione in parte nota ma regolarmente accantonata al momento di sedere ai tavoli di discussione sul global warming. Eppure, le stime di prestigiosi istituti scientifici, come pure della Fao e dell’Onu, mettono chiaramente in guardia contro un fenomeno più che allarmante. “Com’è noto, il metano deriva dalla fermentazione nei processi digestivi di alcune specie animali e dalla trasformazione delle loro deiezioni; a queste, e al loro trattamento, è legato il protossido di azoto, mentre l’anidride carbonica viene dalle combustioni di tutta la filiera della carne. Dalla produzione del foraggio – in particolar modo cereali, mais, soia – fino alla deforestazione a scopo di pascolo e di coltivazioni dedicate agli animali ‘da piatto’. E poi, produzione e uso di fertilizzanti e pesticidi, trasporto, attività e le operazioni di mantenimento degli allevamenti, soprattutto quelli intensivi”, spiega la Procacci, riportando che l’industria della carne produce il 65% del protossido d’azoto rilasciato in atmosfera, dove può rimanere per 150 anni, e il 44% di tutto il metano. Alla fermentazione enterica degli animali (70%) e le loro deiezioni (20%) si imputa il 90% delle emissioni del settore agricolo. Aggiunge la Procacci: “La Fao prevede che il consumo di carne nel mondo sia destinato a crescere del 73% entro il 2050, raggiungendo i 463 milioni di tonnellate l’anno, mentre nel 1961 erano circa 70 milioni. Questo comporterà un ulteriore incremento dei sistemi di allevamento intensivo su vasta scala (rapporto Liverick 2011), con uno spaventoso impatto sull’ambiente e sulle sofferenze degli animali. Il trend in grande ascesa è naturalmente legato ai consumi dei Paesi emergenti – India, Cina, Brasile – che adottano sempre più il nostro stile di vita e modello alimentare”. Per leggere la versione integrale http://www.repubblica.it/ambiente/2015/11/27/news/pericoli_industria_carne-128274534/