Corse amatoriali e industria delle corse
Come già detto altrove, noi siamo contrari a tutti i tipi di corsa in pista ovale (http://www.petlevrieri.it/2013/11/01/perche-siamo-contrari-a-far-correre-i-cani-nei-cinodromi-amatoriali/), ma ci sono buone ragioni per credere che le corse “amatoriali” abbiano comunque una funzione negativa per la condizione dei greyhhound. Un buon esempio è il seguente. In Italia esistono associazioni come il […]
Come già detto altrove, noi siamo contrari a tutti i tipi di corsa in pista ovale (http://www.petlevrieri.it/2013/11/01/perche-siamo-contrari-a-far-correre-i-cani-nei-cinodromi-amatoriali/), ma ci sono buone ragioni per credere che le corse “amatoriali” abbiano comunque una funzione negativa per la condizione dei greyhhound.
Un buon esempio è il seguente. In Italia esistono associazioni come il Gruppo Padano Levrieristi, che opera nel cinodromo di Castano Primo.
Sul loro sito compare il link alla Continental Greyhound Racing Confederation e si presenta con orgoglio una tappa in Italia della CGRC, poi annullata per “possibili problematiche di natura regolamentare”
Ora, la CGRC organizza corse amatoriali per esempio in Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Germania,Svezia e Ungheria. Questo circuito distribuisce premi in denaro, il che pone già seri quesiti circa il carattere “amatoriale”: ci sono cani che corrono perché i loro proprietari guadagnino del denaro. Dunque tecnicamente cani sfruttati per il divertimento di esseri umani che poi intascano anche qualche euro.
Inoltre, e non è di secondaria importanza, tra i partner di questo circuito compaiono l’IGB (Irish Greyhound Board), l’Irish Coursing Club e il GBGB (Great Britain Greyhound Board), cioè gli enti che gestiscono l’industria delle corse in Irlanda e Gran Bretagna. In poche parole, quelli che organizzano lo sfruttamento e la mattanza dei greyhound.
Se si va a scavare, si vedrà poi che in questo circuito ci sono greyhound figli di noti campioni che hanno prodotto migliaia di cuccioli e che provengono da grandi allevamenti e trainer. Tra i proprietari di questi cani anche italiani. Dunque grazie a questo circuito l’industria esporta i cani in Europa e fa profitto.
C’è anche un bel link direttamente al portale greyhound-data, altro partner, nella sezione dedicata all’acquisto dei greyhound.
Insomma, parliamo di un circuito legato a doppio filo con l’industria e con cui l’industria fa affari. Comprare un greyhound dall’industria e farlo correre dove si vince denaro è così differente dal farlo correre in un cinodromo irlandese?
Siamo contenti che la tappa di questo circuito in Italia sia stata annullata, ma sarebbe stato forse meglio non fosse stata mai prevista. Come si fa ad amare i greyhound e mettere in piedi iniziative con gente che ha tra i partner chi è responsabile della loro condizione di sfruttamento?
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