CONTRO L’ESPORTAZIONE DEI GREYHOUND IRLANDESI A MACAO, MA ANCHE PER LA CHIAREZZA
Le proteste di questi giorni contro l’invio dei greyhound irlandesi a Macao hanno riportato al centro dell’attenzione il cinodromo cinese, l’unico in questo paese, noto per essere un luogo da cui nessun cane esce vivo. La mobilitazione internazionale è forte, e noi siamo impegnati attivamente, ma riteniamo opportuno chiarire alcuni […]
Le proteste di questi giorni contro l’invio dei greyhound irlandesi a Macao hanno riportato al centro dell’attenzione il cinodromo cinese, l’unico in questo paese, noto per essere un luogo da cui nessun cane esce vivo.
La mobilitazione internazionale è forte, e noi siamo impegnati attivamente, ma riteniamo opportuno chiarire alcuni punti per evitare confusione.
Il problema fondamentale, per noi, non è in Cina, ma in Irlanda. Il problema chiave è l’industria irlandese delle corse, perché se è vero che a Macao i cani muoiono, è anche vero che l’industria e il governo irlandese avrebbero tutti gli strumenti per fermare l’esportazione e non lo fanno. Peraltro la condizione dei greyhound irlandesi è molto misera anche in patria.
I greyhound irlandesi non sono atleti, ma beni agricoli, allevati e allenati per dare profitto a un’industria che si basa sulle scommesse. I greyhound irlandesi non sono tenuti bene, quelli che restano in vita perché utili, sono semplicemente mantenuti in modo da poter fruttare denaro ai loro sfruttatori. Come si tratta bene un trattore perché funzioni al meglio.
Ma i greyhound non sono trattori, anche se vengono trattati come tali, se non peggio.
Le cucciolate vengono pianificate in modo da produrre un sovrappiù di cuccioli necessario per selezionare i migliori. Quelli che non sono adatti vengono soppressi già da piccoli, o ceduti agli zingari irlandesi. Quelli che hanno le caratteristiche adatte vengono allenati in condizioni di deprivazione con il solo scopo di correre in pista. Quando non sono più competitivi o si fanno male vengono eliminati o venduti per quattro soldi dove capita, per esempio in Spagna o, appunto Macao. I più fortunati, non molti, sono dati in adozione. L’industria li chiama “retired”, come se fossero pensionati che dopo il lavoro si godono il meritato riposo. In realtà sono “rescued”, salvati dalla vita di sfruttamento cui li costringe l’industria stessa.
Questa industria, fatta di allevatori, proprietari, allenatori, allibratori, è gestita dall’Irish Greyhound Board (IGB), un ente semistatale che ha ampi poteri come quello di regolamentare il settore, di vigilare sul rispetto delle regole, di fare scelte strategiche in termini di investimenti e di sviluppo del racing.
Dunque la responsabilità per quanto accade ai greyhound irlandesi coinvolge vari attori: tutti quelli che in qualche modo fanno nascere e correre i cani, tutti quelli che sono proprietari di greyhound e li fanno correre, l’IGB che gestisce il tutto, non senza l’aiuto anche economico del governo.
Questo persone e questo ente portano interamente su di sé la responsabilità di tutto lo sfruttamento e la miseria dei greyhound irlandesi.
Possiamo calcolare che almeno 10.000 greyhound irlandesi scompaiono ogni anno, e se la cifra è incerta non è per nostra responsabilità, ma a causa del fatto che non ci sono numeri esatti sui cani nati e su quello che accade loro strada facendo. Sempre che facciano un po’ di strada.
La differenza con Macao è che fino a quando sono in Irlanda e se sopravvivono alla selezione fatta dall’uomo, i greyhound hanno qualche speranza. A Macao non ne hanno alcuna, perché gli standard di protezione qui sono assolutamente inferiori a quelli già bassi che ci sono in Irlanda.
Dunque noi riteniamo che oggi sia necessario chiedere a gran forza che l’IGB e il governo irlandese usino gli strumenti che hanno, e che non sono pochi, per bloccare l’esportazione verso Macao e verso tutti i paesi in cui i cani si trovano in condizioni simili.
Diciamo però anche con chiarezza che l’industria è crudele in sé e che fino a quando i greyhound irlandesi continueranno ad essere considerati come beni agricoli per fare soldi, la loro vita varrà meno di niente.
Il problema che si pone per noi in prospettiva è quindi se un paese europeo civile può mantenere in vita un’industria che considera i greyhound animali da profitto, che possono essere eliminati senza problemi quando inutili, che possono messi al mondo in quantità esagerata pur sapendo che molti saranno eliminati.
La nostra risposta è chiara ed è negativa, tutto questo non è degno di un paese civile.
Massimo Greco
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