Contro l’esportazione dei greyhound a Macao, ma anche contro l’industria delle corse.
Noi abbiamo partecipato fin dal primo momento alla mobilitazione contro l’esportazione dei greyhound irlandesi a Macao, e abbiamo detto che i primi casi non sarebbero stati isolati. Lo abbiamo fatto perché per noi è sempre stato chiaro che esportare greyhound è parte integrante degli affari dell’industria, mentre altri parlavano di […]
Noi abbiamo partecipato fin dal primo momento alla mobilitazione contro l’esportazione dei greyhound irlandesi a Macao, e abbiamo detto che i primi casi non sarebbero stati isolati. Lo abbiamo fatto perché per noi è sempre stato chiaro che esportare greyhound è parte integrante degli affari dell’industria, mentre altri parlavano di iniziative isolate.
Noi dobbiamo però precisare le motivazioni della nostra azione, chiarendo che per noi non ci sono differenze sostanziali tra la condizione dei greyhound in USA, Irlanda, UK e Australia da una parte e Macao dall’altra. Tranne una, e cioè che a Macao non esiste alcun programma di adozione in grado di dare una qualche speranza ai cani. Entrare nel cinodromo di Macao equivale a essere condannati a morte, entrare in un cinodromo in UK o Irlanda lascia almeno qualche possibilità.
Questa è la differenza, molto importante, ma che si esaurisce qui.
L’industria delle corse è comunque crudele in sé: le cucciolate sono programmate in modo da garantire un surplus di cani tale da garantire la possibilità di selezionare i più veloci. Quelli che fin da piccoli non sono ritenuti idonei scompaiono nel nulla: almeno 10.000 in Irlanda ogni anno.
Quelli che sono destinati alla “carriera” di racer vivono una vita di deprivazione in cui tutto è finalizzato a ottimizzare le prestazioni e il profitto. Vivono in gabbia per gran parte del loro tempo, non socializzano come tutti i cani dovrebbero fare, conoscono il contatto con l’uomo esclusivamente al fine di tenerli in forma. Quando si infortunano vengono generalmente soppressi, anche se potrebbero essere curati. Quando diventano lenti, se non trovano posto in un programma di adozione o in un rescue, vengono venduti per due soldi in Pakistan, Vietnam, Macao, Spagna o Argentina, solo per fare qualche esempio. Oppure vengono portati in un pound dove vengono “umanamente” soppressi, esattamente come accade a Macao. Oppure semplicemente spariscono.
L’unica differenza, lo ripetiamo, è la totale assenza di speranza per i cani di Macao, ma viene anche da chiedersi quale sia la speranza per i cani spediti in Pakistan o Vietnam.
Quanti dei greyhound che finiscono in questi paesi vengono adottati?
Secondo Grey2K USA Worldwide, anche qui non esistono programmi di adozione, e dunque, se siamo contrari all’esportazione a Macao, dobbiamo essere contrari all’esportazione anche in questi paesi.
Chi ha il potere di impedire l’esportazione verso questi paesi, se non i rispettivi governi e le industrie dei singoli paesi?
La nostra convinzione è che non abbiano nessuno voglia di farlo, ma siamo anche certi del fatto che, se lo faranno, sarà perché costretti dalla mobilitazione e dall’aumento della consapevolezza.
Se poi venisse bloccata l’esportazione dei greyhound verso i paesi dove non ci sono programmi di adozione, cosa che noi ci auguriamo e per cui ci battiamo, rimarrebbe la dolorosa situazione dei greyhound nei paesi dove c’è l’industria.
Qual è la differenza per un greyhound tra essere ucciso con una iniezione letale a Macao piuttosto che a Dublino o a Manchester? Possiamo dimenticare le migliaia di greyhound che scompaiono ogni anno in Irlanda o UK? Dunque noi siamo con i greyhound sempre, quando vengono spediti a Macao, o in Pakistan ma anche quando soffrono e muoiono in Irlanda o UK.
Per noi quindi, l’unico vero welfare inizierà quando l’industria chiuderà i battenti.
Massimo Greco © Riproduzione riservata