Chi siamo
Ogni tanto è bene ricordare a noi stessi e agli altri chi siamo. Ci sono nuove persone che si avvicinano alla nostra causa e, d’altra parte, la quotidianità a volte rischia di portare in secondo piano le ragioni di fondo della nostra presenza. Noi abbiamo due obiettivi principali, profondamente legati […]
Ogni tanto è bene ricordare a noi stessi e agli altri chi siamo. Ci sono nuove persone che si avvicinano alla nostra causa e, d’altra parte, la quotidianità a volte rischia di portare in secondo piano le ragioni di fondo della nostra presenza.
Noi abbiamo due obiettivi principali, profondamente legati tra loro: il primo è la fine delle corse coi cani e della caccia coi galgo, il secondo è la valorizzazione dei levrieri come pet e nel rispetto della loro natura.
L’immagine dei levrieri in Europa è funzionale al loro sfruttamento: sono considerati macchine veloci per uccidere o patatoni da divano. Queste due visioni, apparentemente lontane, in realtà si integrano: quando hanno smesso di fare il loro “lavoro”, cioè gareggiare o cacciare, sono pigri e indolenti. Guai a lasciarli liberi, però, o a proporre attività con loro: il killer che hanno dentro è sempre in agguato.
Cambiare questi stereotipi significa cercare di valorizzarli per tutto quello che possono essere come compagni di vita, e mostrare questo significa rendere evidente quanto una vita in gabbia o in una buca sia abusare di loro.
Noi sosteniamo che i levrieri sono ottimi cani d’affezione e che il loro rapporto con l’uomo può e deve essere molto più ricco di quello che è. Sosteniamo che l’industria delle corse e la caccia coi galgo sono attività che maltrattano i levrieri e li offendono nei loro diritti essenziali. Sosteniamo che chiudere i cinodromi e la caccia a vista è eticamente giusto, ma anche l’unico modo per far cessare definitivamente la tragedia dei levrieri.
Se questi sono i nostri obiettivi di base, il resto vien da sè. Noi non abbiamo come obiettivo prioritario l’adozione, che per noi è un modo per raggiungere gli obiettivi principali. Dunque non basiamo le nostre scelte sulla facilità di adozione di un cane, o su criteri di “marketing”. Non siamo interessati né alla quantità delle adozioni, né al fatto di avere cani “fotogenici”. Non scegliamo i cani, ma ci affidiamo ai rifugi, non ci tiriamo indietro di fronte a cani con traumi o che non sono “del colore giusto” per essere affidati rapidamente.
Il fatto che alcuni di loro abbiamo problemi non ci spaventa, ma ci stimola.
Noi vogliamo cambiare la situazione dei levrieri e per fare questo vogliamo cambiare la visione di questi cani da parte delle persone che incontriamo: l’adozione è un modo per fare questo.
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