Cambiare le cose dall’interno: un mito o peggio. (parte 1)
Tra le idee che circolano attorno al mondo del greyhound racing, vi è quella che questo mondo si possa cambiare dall’interno. Anzi che questa sia una grande strategia che alla lunga sarà vincente. Come in altre circostanze, è utile non fermarsi ad un livello superficiale, e dunque dobbiamo chiederci cosa […]
Tra le idee che circolano attorno al mondo del greyhound racing, vi è quella che questo mondo si possa cambiare dall’interno. Anzi che questa sia una grande strategia che alla lunga sarà vincente.
Come in altre circostanze, è utile non fermarsi ad un livello superficiale, e dunque dobbiamo chiederci cosa voglia dire in generale “cambiare una cosa dall’interno”?
La formula, intanto, inganna su un punto importante, perchè nessun organismo, nessuna associazione, niente ha un interno staccato dall’esterno.
Gli organismi, le associazioni, le aziende, cercano di raggiungere i propri scopi adattandosi alle condizioni ambientali. Cambiano dall’interno per adeguarsi alle pressioni esterne in relazione ai loro scopi. Quindi tutti gli organismi cambiano dall’interno, niente avviene dall’esterno, ma semmai su pressione dell’esterno.
Il greyhound racing, per esempio, cerca sempre nuove strategie per mantenere i suoi profitti malgrado, per esempio, la pressione dell’opinione pubblica o la crisi economica. Dunque l’espressione “cambiare dall’interno” non vuol dire nulla.
Ma c’è di più: fino a che punto un organismo, un’associazione, un’azienda possono cambiare dall’interno? Possono cambiare fino al punto di autodistruggersi? La risposta è ovvia, la risposta è no, almeno non consapevolmente.
Nessun organismo può consapevolmente cambiare la sua natura, perchè vorrebbe dire autodistruggersi. Dunque può l’industria del greyhound racing autodistruggersi consapevolmente? No, e qual è la natura dell’industria del greyhound racing? Usare i greyhound per generare profitti, come già spiegato altrove.
Dunque, chi racconta di voler cambiare dall’interno il greyhound racing ci sta spiegando che è possibile che l’industria delle corse smetta di essere quello che è per tornare ad essere un’attività amatoriale fatta per il puro divertimento. Il che è anacronistico, senza scomodare concetti complessi.
Come si farebbe, d’altra parte a cambiare dall’interno l’industria delle corse? Ci sono varie ipotesi. La prima è che grazie alla dialettica di alcuni si possa convincere un’industria, che nella sola Irlanda dà lavoro a 11000 persone e muove scommesse per centinaia di milioni, che deve smettere di dare lavoro a 11000 persone e di muovere scommesse per centinaia di milioni.
La seconda ipotesi è convincere gli irlandesi ad adottare alcune decine di migliaia di greyhound ogni anno invece delle poche decine (senza migliaia) adottate ogni anno. Naturalmente bisogna anche convincere gli irlandesi che quando un cane si azzoppa può essere curato a spese non si sa bene di chi. Considerando il numero di Irlandesi, è come se in Italia ogni anno venissero adottati 300 mila esemplari di una sola razza.
La terza ipotesi è quella di convincere l’IGB a smetterla con l’overbreeding, cioè con la pratica di far nascere più cuccioli di quanti…di quanti cosa non si sa. Il concetto di overbreeding è fumoso e privo di valore, e sarebbe bene che anche chi si batte contro il racing smettesse di usarlo.
Il concetto di overbreeding presuppone infatti che ci sia uno standard numerico accettabile, ma quale sia nessuno lo sa. Quanti greyhound dovrebbero nascere allora in Irlanda? Quanti se ne possono adottare? Quindi poche centinaia. Chi stabilisce quale è il numero “normale” di greyhound che dovrebbe nascere? L’allevamento di greyhound nel racing risponde a una sola regola, e non può essere diversamente: produrre il campione che consente grandi profitti minimizzando i costi. Dunque far nascere migliaia e migliaia di cuccioli è caratteristica strutturale dell’industria delle corse. La sovrapproduzione di cuccioli è come la sovrapproduzione di merci in qualunque settore economico. Necessaria per massimizzare i profitti. Ovviamente le merci devono costare il meno possibile, e allo stesso modo i greyhound.
Appare quindi evidente che l’idea di cambiare l’industria delle corse dall’interno, non solo non vuol dire nulla, ma è anche palesemente un mito, qualcosa di assolutamente irrealizzabile. Vedremo in una prossima puntata che non è solo un mito irrealizzabile ma è anche un mito pericoloso se non addirittura peggio. Nella stessa puntata vedremo che l’unica possibilità seria e realistica per cambiare radicalmente la condizione dei greyhound è un’altra, che punta senza compromessi alla fine dell’industria delle corse.
Massimo Greco
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