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Australia- Il governo ha autorizzato l’esportazione di 590 greyhound al famigerato Canidrome fra il 2013 e il 2015

Il giornale The Guardian ha pubblicato l’11 aprile 2018 un articolo inchiesta dove denuncia come il governo federale avrebbe autorizzato l’esportazione a Macao di 590 greyhound tra il 2013 e il 2015, nonostante Macao fosse stata già inserita nella lista nera a causa dell’alta mortalità e dei pessimi standard di vita. Documenti trapelati, […]

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Il giornale The Guardian ha pubblicato l’11 aprile 2018 un articolo inchiesta dove denuncia come il governo federale avrebbe autorizzato l’esportazione a Macao di 590 greyhound tra il 2013 e il 2015, nonostante Macao fosse stata già inserita nella lista nera a causa dell’alta mortalità e dei pessimi standard di vita.

Documenti trapelati, pubblicati dal deputato dei Verdi Mehreen Faruqi, che da anni si batte contro il greyhound racing e per i diritti di tutti gli animali, hanno fatto ulteriore chiarezza sui dettagli riguardanti le esportazioni di greyhound approvate dalle autorità federali australiane.

Un elenco di permessi di esportazione di greyhound attesta come, tra l’inizio del 2013 e la fine del 2015, circa 941 greyhound abbiamo ottenuto l’autorizzazione a viaggiare verso Macao, la Cina o Hong Kong. Macao e la Cina sono tristemente noti per il pessimo trattamento riservato ai greyhound, mentre i Verdi sostengono che Hong Kong sia solo un punto di transito.

Di seguito la traduzione dell’articolo

L’esportazione di 590 greyhound a Macao è andata avanti nonostante la messa al bando dell’industria

Una fuga di documenti mostra come il governo abbia consentito a greyhound di viaggiare verso un paese dove avrebbero “letteralmente corso fino alla morte”.

Il governo federale avrebbe autorizzato l’esportazione a Macau di 590 greyhound nei due anni successivi all’inserimento di questo paese nella lista nera dell’industria del racing, a causa dell’alta mortalità e dei pessimi standard di vita.

Documenti trapelati, pubblicati dal deputato dei Verdi Mehreen Faruqi, hanno fatto ulteriore chiarezza sui dettagli riguardanti le esportazioni di greyhound approvate dalle autorità federali australiane.

Un elenco di permessi di esportazione di greyhound attesta come, tra l’inizio del 2013 e la fine del 2015, circa 941 greyhound abbiamo ottenuto l’autorizzazione a viaggiare verso Macao, la Cina o Hong Kong. Macau e la Cina sono tristemente noti per il pessimo trattamento riservato ai greyhound, mentre i Verdi sostengono che Hong Kong sia solo un punto di transito.

I documenti per la prima volta mostrano il coinvolgimento significativo delle società di trasporto di animali nel commercio in esportazione. Nel periodo in oggetto una società, la JetPets, ha contribuito a far partire 150 cani verso Macao, 27 verso la Cina e 104 cani verso Hong Kong.

Il documento è stato pubblicato mentre gli attivisti a difesa dei diritti animali si radunavano davanti al Parlamento del Nuovo Galles del Sud per ricordare il primo anniversario del clamoroso voltafaccia dell’ex premier Mike Baird sulla messa al bando dell’industria. Alla manifestazione sono intervenuti anche la Faruqi e rappresentanti della Humane Society International, Animal Liberation ed altre associazioni di tutela dei greyhound, che hanno parlato delle morti ininterrotte, del doping e degli scandali sulle esportazioni.

Le esportazioni a Macao sono avvenute in disaccordo con l’approccio intrapreso dall’ente corse nazionale, Greyhounds Australasia, che utilizza un apposito sistema di passaporti per controllare l’esportazione di greyhound all’estero.

Nel 2013 Greyhounds Australasia ha messo Macao nella lista nera dei paesi vietati per l’esportazione di animali, rifiutandosi di emettere passaporti, dopo che alcune indagini avevano rivelato le pessime condizioni di vita in cui versano gli animali in quel paese. A Macao si trova il famoso Canidrome, un cinodromo per greyhound con tassi altissimi di mortalità e pessime condizioni di vita. Gli attivisti per i diritti animali affermano che inviare un greyhound al Canidrome di fatto corrisponde ad emetterne la sentenza di morte.

I racket delle esportazioni che operano in Australia hanno, tuttavia, guadagnato acquistando cani da corsa indesiderati in Australia e spedendoli a Macao per farli continuare a gareggiare.

Ma il problema esula dalle competenze del Ministero dell’Agricoltura che è responsabile dell’emissione dei permessi per le esportazioni dei greyhound. Il Ministero dichiara di essere in grado di stabilire solo se gli animali rispettano i requisiti previsti dal paese di importazione, nel rispetto della legge Export Control (Animals) Order del 2004.
Cosa accade dopo che gli animali vengono esportati non viene minimamente tenuto in considerazione dal Ministero.
“Una volta che i cani esportati raggiungono la loro destinazione, sono sotto la giurisdizione del paese di importazione” ha dichiarato un portavoce del Ministero.

Questa lacuna formale è motivo di grande frustrazione per Greyhounds Australasia che ha passato anni a fare pressione sul governo federale affinché rendesse obbligatoria l’emissione di un apposito passaporto come requisito indispensabile per autorizzare l’esportazione di greyhound.

Inizialmente l’ente corse ha concentrato i suoi sforzi su Barnaby Joyce, che era d’accordo sull’idea in linea di principio, ma non riuscì a farla approvare dai ministri. Il capo di Greyhounds Australasia, Scott Parker, ha detto che i tentativi di pressione erano diventati un “pasticcio burocratico”. Parker ha aggiunto che questi enormi sforzi hanno portato a garantire che i passaporti fossero emessi solo verso paesi che rispettavano standard di vita buoni per gli animali.

Abbiamo lavorato sodo e tutte le autorità di regolamentazione dell’Australia erano e sono tranquille del fatto che quando Greyhounds Australasia emette un passaporto verso un altro paese è perché ha ricevuto parere positivo che la destinazione rispetta gli standard di benessere richiesti” ha spiegato Parker al Guardian Australia.

“E il governo dovrebbe rispettare questo lavoro e il consiglio di fermare qualunque esportazione che non goda del sostegno dell’industria, perché non possiedono alcun passaporto emesso da loro”.

“Dato che la legge e i regolamenti non consentono che tutto ciò avvenga, l’industria resta esposta. Da questa prospettiva è frustrante che i nostri sforzi, portati avanti da lungo tempo, non ci abbiamo portato dove volevamo, e dove sono sicuro che anche l’opinione pubblica vuole che si arrivi”.

Il portavoce del Ministero ha dichiarato che le esportazioni si sono ridotte considerevolmente. Nel 2017-2018 non ci sono state esportazioni in Cina. Anche quelle verso Macao attualmente rappresentano una minima parte rispetto a prima, soprattutto perché il Canidrome presto chiuderà.

Il Ministero ha rivelato anche di aver presentato una proposta rivolta agli stati e territori australiani per regolamentare e riconoscere il modello dei passaporti per greyhound, così da rendere il passaporto un requisito obbligatorio previsto dalla legge federale.
Ma gli stati e territori australiani non hanno approvato la proposta.

Lo scorso anno la Faruqi ha scritto alle compagnie che trasportano animali, tra cui la JetPets, per chiedere loro di fermare l’esportazione di greyhound, ma non ha ricevuto alcuna risposta. Resta inteso che la JetPets da allora ha smesso di esportare greyhound a Macao e verso altri paesi con pessimi standard di vita per gli animali. La società non ha risposto alla nostra richiesta di commentare l’accaduto.

Credo che molte persone sarebbero scioccate e disgustate di sapere che queste aziende che affermano di avere a cuore gli animali ci lucrino sopra, esportando i cani verso morta certa in Cina e Macao” ha detto la Faruqi.

Esportare i cani a Macao dove letteralmente sono costretti a correre fino alla morte equivale a far soldi sporchi di sangue e a commerciare sulla miseria. Mi chiedo se davvero queste compagnie tengano a tutti questi animali”.

©Petlevrieri 

Articolo originale: 

https://www.theguardian.com/world/2018/apr/11/export-of-590-greyhounds-to-macau-went-ahead-despite-industry-ban