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Archivio Legacy

Alice, rinascere è trovare l’unica cosa che conta: se stessi, liberi.

5 settembre 2023Articolo originale →

“Tu, nata con la velocità nei cromosomi, allevata per una cosa sola: gareggiare e fare soldi. La gabbia in cui eri custodita, il cibo scarso per essere leggera e performante, il buio che arriva presto per riposarsi. Tu , come i tuoi fratelli, venite definiti dai trainer “atleti”, la realtà […]

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“Tu, nata con la velocità nei cromosomi, allevata per una cosa sola: gareggiare e fare soldi.

La gabbia in cui eri custodita, il cibo scarso per essere leggera e performante, il buio che arriva presto per riposarsi.

Tu , come i tuoi fratelli, venite definiti dai trainer “atleti”, la realtà è che per loro siete solo oggetti, soldatini di cui sbarazzarsi quando non riuscite più ad essere competitivi, quando vi ammalate, quando vi fate male…magari proprio in pista.

Non sappiamo molto sul tuo passato, sai, è difficile per noi anche solo immaginare il tuo sguardo e cosa hai provato quando ti hanno abbandonata al rifugio di Limerick, ma sicuramente è stato meglio così perché finalmente eri salva, la tua nuova vita stava per iniziare.

Dopo la morte di Osvaldo, il nostro Whippet di 17 anni decidemmo di adottare un’altro levriero, così per caso visitammo la pagina di Pet Levrieri, ci fece subito una bella impressione così li contattammo subito.

Dopo vari colloqui, ci fu proposta Alice, una splendida greyhound, era impossibile non innamorarsi di lei e del suo sguardo dolcissimo, quindi la decisione fu che sarebbe stata lei la nuova padrona di casa.

Passò un po’ di tempo e finalmente ci comunicarono che saresti arrivata il 16 gennaio… tu ancora non sapevi cosa ti sarebbe accaduto una volta salita sul furgone che ti avrebbe portata da noi, in Italia.

Un viaggio lunghissimo, tutti quei chilometri, mezza Europa da attraversare per giungere appena fuori Milano una mattina di Gennaio. Faceva freddo, tutti erano intabarrati con giacche pesanti e cappotti, tu non avevi addosso nulla e tremavi, forse per il freddo o forse per l’emozione.

Oltre la rete c’eravamo noi due, e tenevamo stretto tra le braccia il cappottino che avevamo preso per te, il nostro primo regalo.

Ci siamo avvicinati, Davide ci ha parlato di te e noi non ti toglievamo gli occhi di dosso.

Ci siamo studiati, annusati a vicenda prima di una passeggiata nel parco, con l’inverno che ruggiva, la brina nei campi, e Milano che si scopriva impigrita nella luce livida del mattino.

Ricordo molto bene il viaggio verso casa, con il sedile confortevole, noi sempre girati a guardarti, ad osservarti dallo specchietto retrovisore, dandoci il cambio alla guida, sempre accorti, senza fretta, è stato un soffio lungo tre ore.

Sei scesa titubante, con quelle zampe infinite e muscolose a toccare un cortile tutto tuo, il torrente accanto sussurrava libertà mentre ti sentivi osservata da noi due, apprensivi e allo stesso tempo pieni di speranza.

Un cane è anche una cura, un riparo; non potevi saperlo ma in qualche modo ti avevamo salvato e tu sicuramente stavi salvando noi … c’era un vuoto da colmare, qualche ferita del cuore da lenire, e tu lo hai fatto, in silenzio, camminando verso la porta con il tuo fare regale.

Le scale di marmo ti hanno colto alla sprovvista; lunghe, bianche, scivolose, qualcosa di nuovo per te, hai tentennato a salirle, ti incitavamo dolcemente chiamandoti Alice, in italiano.

Lassù in Irlanda, nella tua vita precedente, ti chiamavano uguale ma con pronuncia anglofona, ma non era la lingua e la pronuncia a cambiare, erano i modi, la dolcezza trovata, era questo che volevamo.

Sei arrivata al secondo piano sfinita dal timore, poi, oltre la porta hai trovato finalmente la tua nuova casa.

C’erano quei grandi tappeti persiani, tanti locali da esplorare, metri e metri da annusare, riconoscere come tuoi…e non per un giorno o una settimana… per sempre.

Da quel giorno sono passati due anni e poco più.

I tuoi ritmi si sono sincronizzati con i nostri, trotterelli lenta al nostro fianco, il guinzaglio è un accessorio che tieni lasco, mai teso, ascolti quello che ti diciamo o che chiediamo cercando di non urlare mai; noi due alla stessa maniera, intercettiamo e proviamo a fare nostro il tuo modo di essere, l’istinto che ti batte dentro.

Sei così tanto nei nostri pensieri che ti osserviamo dalle telecamere dell’appartamento quando siamo al lavoro e ci tocca lasciarti a casa da sola, sorridiamo del tuo giocare con i cuscini del divano, saltando da una parte all’altra in un guaito continuo, solo qualche ora, prima di precipitarci da te in pausa o nel pomeriggio per uscire a respirare aria aperta assieme, un passo dopo l’altro, senza l’affanno di una competizione, senza le urla e le percosse di chi ti vedeva come una fonte di reddito e non come un essere vivente.

Ora, noi non sappiamo spiegare bene come fosse la vita prima di te, prima di quella mattina piena di brina alla periferia di Milano.

Azzardiamo ricordi che assomigliano ad ipotesi, come se tu dovessi spiegare a noi com’era la tua, prima di rinascere.

Rinascere libera, felice, sana.

Assieme, abbiamo visto il mare, le onde del Tirreno e forse ti sei chiesta se quell’onda che ti ha schiumato contro le zampe arrivasse dalla tua vita precedente, dall’Irlanda, se fosse partita il tuo stesso giorno, attraversando la Manica, slittando attorno alla penisola Iberica, attraversando Gibilterra e risalendo il Mediterraneo e, dopo mesi, scemare contro il tuo pelo corto, lucidissimo.

Forse rinascere è davvero così, Alice.

È trovare l’unica cosa che conta: se stessi, liberi.

Dopo ti sei girata con le zampe bagnate mentre il mare ruggiva dietro la tua coda, hai corso di nuovo sulla sabbia dopo tanto tempo ma senza una lepre artificiale da acciuffare.

Sei solo tornata in fretta dalla tua famiglia, da noi, per vederci schiudere un sorriso e leccare via le nostre “lacrime”di gioia.

Abbiamo brindato a te, a noi, con le bollicine a risalire il bicchiere mentre il tramonto arrossava l’orizzonte e tu, sdraiata fra noi, ti lasciavi coccolare nel tepore della sera.

(Adottanti Sonia e Tommaso)

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